Archive

Archive for the ‘chiesa cattolica’ Category

Don Italo Coccia

14 dicembre 2011 1 commento

Se non ci fosse un ragazzo morto dietro questo delirio anacronistico ci sarebbe da ridere, poiché l’indignazione pare eccessiva.

Parlo di Pontifex, il sito ultra-cattolico (come si dice: io direi assai poco cattolico) che ha risvegliato il piacere retorico dell’anatema e della punizione divina per spiegare (come se si potesse) le tragedie che si abbattono su questa terra. Ultima, la morte del ragazzo intento a montare il palco per il concerto di Jovanotti.

Se non ci fosse una tragedia vera si sarebbe tentati di credere che dietro Bruno Volpe, l’estensore del blog, vi sia in realtà Don Italo Coccia, parroco della parrocchia di San Bernardino a Gomorra a Mare.
Date un’occhiata a questo passaggio (da qui)

Sappiamo bene che queste parole susciteranno le ire e gli insulti di uomini di poca fede o di siti di spam, ma di loro: “chissenefrega”.

Una notizia di servizio.

Oggi 13 dicembre, al Teatro Capranichetta, Roma, ore 10:30 l’onorevole Domenico Scilipoti spiegherà i motivi secondo i quali la prossima manovra Monti sarebbe violativa della Costituzione.

Preghiamo insieme per l’anima del giovane deceduto.

L’eterno riposo dona a lui, o Signore. Risplenda ad esso la luce perpetua. Riposi in pace. Amen 

UN MINIMO DI DOTTRINA CATTOLICA VERA

Il Signore voleva questo: un numero anche minimo di giusti per salvare la città. “Ma – afferma il Papa – neppure dieci giusti si trovavano in Sodoma e Gomorra, e le città vennero distrutte.

 

Beato

Non ho un opinione sulla beatificazione di Giovanni Paolo II. Credo sia una scelta populista, nel senso di un venire incontro ad un bisogno reale (che personalmente mi lascia freddo) del popolo di Dio di canonizzare un sentimento di riconoscenza, di affetto sincero.

A poco serve ora ricordare le schiere di beati e santi sconosciuti che si spendono e che si sono spesi per gli ultimi in ogni parte del mondo (occidentale o terzo, quarto, quinto). Questa è una richiesta in qualche modo parallela e apriori, svincolata dal ragionamento. Uno di quei passaggi ineludibili che non vale la pena contrastare con la logica.

Io ricordo, di GPII, la sofferenza, che santa lo è stata davvero, anche senza lo stigma della carta bollata e dei santini da usare come segnalibro nelle Bibbie.

Habemus papam, di Nanni Moretti

Forse un po’ se le cerca, Nanni Moretti.
Parlare dei suoi film diventa quasi sempre l’occasione per parlare d’altro. Dei temi che hanno ispirato i suoi film (e fin qui ci possiamo anche stare). Ma poi anche delle infinite, stucchevoli reazioni suscitate dai suoi film, dalle prese di posizione, le polemiche che riempiono le pagine dei giornali e ora pure dei blog. Chiacchiere di cui non si sentirebbe alcuna necessità, che affondano nella polemica d’attualità spesso, molto spesso di bassissimo profilo.
Eppure, alla fine, interessanti per capire in quale stagno nuoti il Paese.

Habemus papam è un film “indimenticabile”. No. “Biasimevole” (e “senza mezze misure”). Il primo aggettivo gliel’lo ha affibbiato Repubblica. Il secondo l’arcivescovo di Matera, Monsignor Salvatore Ligorio. L’aggravante, per Repubblica, è di averlo visto. L’aggravante, per l’arcivescovo di Matera, di non averlo visto.

Cosa abbiamo fatto di male, noi a cui sembra che delle cose si possa/debba discutere senza per forza dover imbracciare le armi?

Potrà mai Habemus Papam essere un film alla pari con, che so? Citizen Kane, 2001 Odissea nello spazio, Il Dottor Stranamore, Apocalypse Now (la lista è lunga e soggetta, anche, al gusto personale). E si può continuare a stare a sentire gente che parla senza avere idea ciò di cui si parla?

Tanto per cominciare, se proprio si deve estremizzare, direi che Habemus Papam è un film che prende letteralmente per i fondelli la psicanalisi (e non dirò nulla al riguardo, per non far perdere il piacere della scoperta a chi il film lo deve ancora andare a vedere: sono comunque le parti più divertenti del film), e invece affronta in modo garbato, moderato, riflessivo e dolente il problema del ruolo della religione nella società di oggi. Anche in modo divertente, affettuosamente surreale, certo non irriguardoso.

Moretti racconta di un mondo, quello Vaticano, del tutto reinventato allo scopo di darne una lettura metaforica, tenendosi lontano anni luce da una realtà che un po’ tutti conoscono a Roma, specie i “borgaciari” (=abitanti di Borgo, usi da sempre all’incontro ravvicinato con gli alti prelati al bar, o nella vicina Cantina Tirolese, un tempo frequentata dall’attuale Pontefice): un mondo “ricco” – ahimè – di piccole e grandi ipocrisie, piccole o grandi sconcezze, dove la bassa politica di Palazzo è spesso l’unica logica dominante nelle relazioni interpersonali: un mondo vero, ma difficilmente verificabile, che perciò diventa oggetto di racconti alla Dan Brown (diventando automaticamente fiction, assimilabile più a 007 che alla realtà così com’è).
A Moretti questo non interessa affatto.

Il Conclave di Nanni Moretti diventa una specie di Villa Arzilla malinconica e divertente, casta, innocente e pura, drammaticamente  (e per questo comicamente) lontana dal mondo reale (la già celebre battuta sul gioco della palla prigioniera che non si gioca più da 50 anni ne è l’epitome) ma molto, molto lontana dal vero, per quanto utile alla causa della commedia (che ritaglia un angolino dell realtà, lo amplifica e lo deforma per ottenere il risultato di parlare della realtà più e meglio di quanto non si riesca a fare mettendogli davanti uno specchio – questo dai tempi di Aristofane, più o meno).

Il personaggio del Papa (straordinario, come si usa dire in questi casi, Michel Piccoli – e straordinario il lavoro di casting, nella scelta dei volti dei Cardinali), al contrario, è oggetto della meditazione profonda di Moretti. La sua umana debolezza, disperazione, sensibilità, paura, dolcezza, il suo infantile bisogno di affetto e di risarcimento è descritto con affetto, partecipazione e toni cecoviani (non per caso presenza decisiva nel film). L’aspirazione del giovane pontefice alla carriera teatrale (come Karol Wojtyla?) diventa l’aspetto cruciale della sua profonda paura del compito che si è trovato sulle spalle.
Recitare era la sua – giustamente – frustrata ambizione giovanile. Recitare è esattamente quello che non vuole fare da Papa, ed è esattamente invece quello che il patetico portavoce vaticano pensa sia opportuno fare in un momento così delicato. Il Papa, come è noto, nel film ha infatti accettato l’incarico, ma non pubblicamente, perciò il Conclave non può dirsi concluso, e a nulla valgono, per convincerlo, gli sforzi di ricorrere a due un po’ ridicoli psicanalisti, marito e moglie, separati, modesti guaritori narcisisti legati ancor più dello stesso Papa al loro ruolo, alle loro idiosincrasie, alle loro debolezze e ai loro bisogni di rassicurazione. Qualcosa bisogna inventarsi per tenere a bada il popolo di Dio in ansia: far recitare ad una buffa controfigura la parodia del Papa in preghiera, in meditazione, intravisto dietro i tendaggi nei suoi appartamenti, prima di assumere davanti a sé e a Dio un compito così gravoso: una finzione ridicola e soprattutto totalmente inutile.

Certo, se si assume di default che non sia possibile mettere in discussione nulla dell’umanità e del ruolo del Capo della Chiesa Cattolica in un mondo in cui “todo cambia” , come dice la bella canzone citata nel film,  tanto vale chiuderla qui e arrivederci e grazie.
Se al contrario si è disposti a mettere in gioco la voglia di rinnovamento, di cambiamento, il senso di inadeguatezza che dovrebbe essere parte di ogni manifestazione umana, a prescindere dall’intervento, o meno, dello Spirito Santo, non si può non porsi davanti a questo film con l’umiltà e la ragionevolezza che dovrebbe essere bagaglio di qualsiasi uomo pensante. E scoprirne l’ansia di purezza, non di fastidio; di assoluto, non di grezzo relativismo.

Un film “piccolo”, intimista, con qualche sbavatura (il torneo di pallavolo fra cardinali poteva essere più breve) divertente e saggio.

Masse cosmiche spirituali

Ricordo di aver letto da qualche parte che la massa cosmica sarebbe formata per il 96% da materia ed energia “oscure”. Il resto è ciò che vediamo.

Potrebbe essere l’incipit di un racconto di fantascienza.
Ma andiamo avanti.
Nell’universo (me lo ero appuntato) agisce, o almeno dovrebbe agire, una forza antigravitazionale che qualche scienziato ha chiamato “energia oscura”. Una roba un po’ diversa dalla “materia oscura”. Più simile all’energia. Ma cosa significa esattamente “più simile”? nessuna lo sa. E’ un mistero.

Tutto sembrerebbe indicare che “l’oscuro sia fatto di dati che i nostri sensi non sono in grado di rilevare”.
La materia oscura non interagisce con i campi elettromagnetici, ragion per cui nessuno è in grado di vederla. Per questa ragione, forse, “migliaia di miliardi di queste particelle passano attraverso di noi, ogni secondo, senza che ce ne rendiamo conto”.

Ora, la mia domanda è: esattamente, quale sarebbe la differenza fra credere in tutto ciò e credere nello Spirito Santo?

De delictis gravioribus / 4

7 maggio 2010 2 commenti

Oggi, la quarta puntata dell'inchiesta su Chiesa cattolica e pedofilia

[continua da qui. Qui la prima puntata. Qui la seconda puntata]

Padre Lawrence C. Murphy ha abusato per anni, fra gli anni cinquanta e settanta, di centinaia di adolescenti sordi della scuola St. John's a St. Francis, Wisconsin. Ci sono voluti vent'anni per provare a intentare un processo che peraltro non si è mai svolto perché da Roma si preferì soprassedere, in considerazione dell'età di Murphy (stavolta troppo vecchio) e del fatto che ormai era passato troppo tempo dall'epoca dei fatti.
Dalla ricostruzione fatta dal New York Times emerge abbastanza chiaramente come all'epoca dei fatti Padre Murhpy fu coperto dai suoi superiori e, malgrado la sua Diocesi fosse al corrente delle accuse che lo coinvolgevano, non solo non fu punito in alcun modo, ma anzi fu promosso Preside della scuola, ruolo che mantenne fino al 1974 quando, per le pressioni di alcuni ex studenti che affissero fuori della cattedrale di Milwaukee la sua fotografia con la scritta "Most Wanted", venne messo a riposo.

Continua su La poesia e lo spirito

De delictis gravioribus

Su La poesia e lo spirito ho iniziato la settimana scorsa a pubblicare una serie di articoli a proposito delle tristissime vicende di pedofilia che riguardano membri della Chiesa cattolica, e di come questa li abbia trattati nel passato e come lo stia facendo ora.

Partendo dai casi messi in luce recentemente dal New York Times, quello di Stephen Kiesle e quello di Lawrence C. Murphy, la cui documentazione il giornale americano ha ricevuto dai legali di alcune delle vittime e che ho letto per intero, ho cominciato un viaggio decisamente doloroso con l'intenzione di provare a capire, dall'interno, questa orrenda pagina. Darammatica per tutti: per le vittime, ovviamente, ma anche per tutta la Chiesa.

Sono rimasto molto colpito dalla mancanza di voci dichiaratamente critiche dall'interno della Chiesa (ad eccezione di quella di Hans Kung, qui e anche qui). Come se sul banco dell'accusa potessero sedere solo laici, atei antipapisti, protestanti, anglicani. Ma non i cattolici.
Può darsi che mi sbagli. Che mi sia sfuggito qualcosa.
Ma la percezione, sulla stampa, sui media, sui blog, è di un assoluto arroccamento a difesa di papa Ratzinger, senza se e senza ma.

Ecco i link:
Prima puntata
Seconda puntata
Terza puntata

(ne seguiranno almeno altre quattro)

Nel vivo

Bene. Si entra nel vivo.
Che la Chiesa cattolica, cui mi pregio di appartenere, se ne uscisse alla quasi-vigilia delle elezioni con un spot anti-Bonino era assai prevedibile.
La stessa candidatura di Bonino era un assist imperdibile quanto scontato. E il voto delle suore? e delle parrocchie? ci eravamo chiesti tutti un minuto dopo l'annuncio della Emma. Qui si va incontro a sconfitta certa.
Quindi di che indignarsi?

Piuttosto mi indigna la pars construens (o costruens?)
Passi Bonino, campionessa della laicità.
Ma dall'altra parte? Come si può candidamente proporre di votare per "quelli"?

Abbiamo (a parte la Polverini, il cui pensiero religioso credo ignori la totalità della popolazione italiana), abbiamo la negazione dela civiltà cattolica-cristiana. Abbiamo il fideismo pagano, il sentimentalismo populista new age che si costruisce la religiosità su misura (cos'altro è lo slogan stucchevole dell'amore che tutto vince se non il trionfo della spiritualità fai da te, vacua e fricchettona di una qualsiasi setta neo-orientaleggiante?).
Le presunte radici cristiane vantate dai partiti di destra non reggono l'impulso franoso dell'intolleranza e della volgarità egoista più pura, incarnato dalle stesse persone che armano i loro fucili di slogan rétro, nebbiosi e radicali inzuppati nelle torbide acque del Po.
E per carità di patria lasciamo stare i comportamenti del capo supremo. Anzi no. Per una volta. Accettiamo lo scontro sul terreno dell'ovvio.
Campione della vita e della tradizione il nostro presidente? Campione della morale ipocrita e mercimoniosa di valori custoditi nei cassetti con la lavanda da tirar fuori la domenica mattina dopo i bagordi dionisiaci del sabato sera. Sappiamo tutto dell'Uomo. E sia. Accettiamo la sua solidarietà al papa. Accettiamo il sorriso da padre buono, una po' birboncello e un po' peccatore. Chi non lo è. Ma almeno: difensore della vita! Il campione della ricchezza e della sconcezza fatta Idolo, il Rettore dell'Università del profitto e della materia sudicia di visceri di agnelli d'oro manufatti con i soldi della ricostruzione.
Questi sono i valori che la Chiesa italiana propone ai suoi fedeli. L'inconsistenza di sentimentalismi a-cattolici, in salsa di bacco, rivoltati nel lettone di Putin fra tette scollegate fra loro come neuroni nel cervello fritto di Cota.