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Le biblioteche e la legge sul prezzo dei libri

Il primo agosto il Presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche (AIB), Stefano Parise, ha scritto al Presidente della  Repubblica la seguente lettera (da qui)

al Presidente della Repubblica
ai Presidenti di Camera e Senato
ai Presidenti delle Commissioni cultura di Camera e Senato
e p.c. all’On. Levi

Signor Presidente,
desidero sottoporre alla Sua attenzione le conseguenze che la recente approvazione da parte del Senato della Repubblica del ddl Levi n. 2281-B, riguardante la nuova disciplina del prezzo dei libri, avrà sulle biblioteche italiane.

Il provvedimento dispone che la vendita di libri in favore di biblioteche, archivi, musei pubblici, istituzioni scolastiche e università (art. 2 c. 4 lett. b) possa essere effettuata con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo di vendita fissato dall’editore. Questa previsione, che nelle intenzioni del legislatore deroga in senso positivo al tetto di sconto massimo fissato dalla norma (15 per cento), in realtà produrrà l’effetto opposto, compromettendo la possibilità di documentare adeguatamente nelle collezioni bibliotecarie la produzione editoriale corrente.
Le biblioteche, infatti, hanno goduto sino a questo momento di percentuali di sconto più elevate grazie alle politiche di vendita effettuate a loro favore direttamente dagli editori o dagli intermediari specializzati che competono sul mercato degli appalti pubblici di fornitura.
Questa situazione, determinata da dinamiche di libera competizione commerciale, ha compensato, almeno parzialmente, la significativa riduzione di risorse economiche disposta dagli enti titolari (lo Stato, gli Enti Locali e le Università in primis) a seguito degli interventi di contenimento della spesa pubblica emanati dal Governo; interventi che negli ultimi 5 anni hanno quasi dimezzato del peso delle biblioteche come acquirenti sul mercato editoriale, passato dal 5% del fatturato complessivo nel 2005 a circa il 3% nel 2010.

Da settembre, con l’entrata in vigore del DDL Levi, sarà come se sulle biblioteche d’Italia si abbattesse un’altra manovra finanziaria, che penalizzerà la possibilità di offrire servizi di accesso all’informazione e alla conoscenza di livello adeguato alle esigenze dei cittadini e toglierà strumenti di lavoro alla ricerca scientifica.
La nostra Associazione non è mai stata pregiudizialmente contraria all’esigenza di una regolamentazione che tutelasse le librerie indipendenti, un anello fondamentale nella filiera del libro e della lettura. Abbiamo tuttavia sottolineato l’esigenza di contemperare le specifiche esigenze dei diversi attori dell’intera filiera del libro, che non sono totalmente coincidenti.
La previsione di eccezioni per scuole e biblioteche, modellata su analoghi provvedimenti in vigore in alcuni Paesi comunitari, avrebbe dovuto tenere conto della carenza di politiche di sostegno, anche economico, da parte delle Istituzioni alle nostre biblioteche. Solo per fare un esempio relativo a due grandi aree metropolitane, l’indice di investimento pro-capite per il potenziamento delle dotazioni librarie nel 2008 era pari a 1,30 euro a Torino e 3,40 euro a Lione (dati IFLA – International Federation of Library Associations).

Per queste ragioni abbiamo sostenuto, inascoltati, la necessità di prevedere una piena esenzione per le biblioteche, che pur rientrando nella categoria dei “consumatori finali” rappresentano in realtà una categoria di mediatori della conoscenza e della cultura che agisce per rafforzare l’attitudine alla lettura e allo studio della popolazione e per favorire l’accesso ai prodotti editoriali; non, dunque, pericolosi concorrenti delle librerie ma preziosi alleati nella faticosa impresa di innalzare i livelli culturali della nazione e di aumentare la familiarità degli italiani con libri e lettura.

Le biblioteche offrono in forma gratuita un servizio pubblico di accesso alla cultura, alla conoscenza e all’informazione a tutti i cittadini, senza discriminazioni; forniscono un supporto a studenti, ricercatori e a quanti lavorano per creare le condizioni per una ripresa di competitività del Paese; conservano, valorizzano e trasmettono alle generazioni future attraverso le loro raccolte la memoria della nostra produzione culturale, che è il fondamento dell’identità nazionale. Temo che assolvere queste finalità a partire dal primo settembre sarà ancora più difficile.

Signor Presidente, se le biblioteche sono un bene comune come è possibile che una legge dello Stato non ne tenga conto?

Stefano Parise
Presidente AIB – Associazione Italiana Biblioteche

Puoi immaginare che l’aria che respiri venga acquistata da una società?

Se non ora, quindi?

Quindi ci sono andato, non mi sono posto nemmeno il dubbio. Con mia moglie Claudia e nostro figlio, Raffaele.
Non ho neanche ben capito i distinguo, le diffidenze, i teniamoci separati. Teniamoci separati? E perché? Perché i maschi, tutti i maschi rappresentano forse la cultura dominante incarnata ed esaltata da Berlusconi?

Bene, a Roma, alla manifestazione, c'erano donne e c'erano uomini, nella stessa misura, come in qualsiasi altra manifestazione, mescolati, abbracciati, sorridenti e solidali. Non ho percepito alcuna differenza.
Se così non fosse stato la manifestazione sarebbe stata un fallimento. La forza culturale che questa marea umana di uomini e donne, di coppie e di semplici amici, di genitori e figli ha saputo trasmettere è immensamente superiore a quella che avrebbe potuto suggerire un corteo "di genere".
Noi maschi eravamo lì, con naturalezza e indignazione. La stessa indignazione, non dirò maggiore (ma forse lo penso). Io non sono così. Io non ho trasmesso e non trasmetto questi valori a mio figlio maschio. Io mi sento umiliato e raggirato ad essere rappresentato da quell'uomo.

Sono ovvietà, ma purtroppo non del tutto. Per questo era indispensabile che noi maschi fossimo lì. Perché siamo stati il segno che c'è un mondo, un mondo nella sua interezza e complessità, nella sua implicita diversità a dire: noi con quella subcultura pre-moderna, arcaica, con questa resa imbarazzante ad ogni istinto primordiale e all'esaltazione del potere esercitato con la rozzezza di un vecchio satiro di una commedia plautina, greve e così tragicamente in sintonia con i sentimenti delle folle, noi con questo non vogliamo proprio avere niente a che fare. Il nostro mondo è diverso. Il mondo è diverso.

Noi amiamo, almeno ci proviamo, le nostre donne, e ci teniamo a noi stessi, alla nostra intelligenza, alla nostra sensibilità e al nostro futuro. Noi ci teniamo stretti i nostri difetti e forse la nostra ipocrisia, la debolezze e le difficoltà a stare al passo con la storia, ma non cederemo di un millimetro sul fronte della difesa dei diritti delle nostre compagne di vita, delle nostre amiche, colleghe.

E' davvero triste doverlo ribadire, oggi, nel 2011, in un paese occidentale, in Europa. E' umiliante.
Ma necessario.
Cosa cambierà da domani? Penso niente. Penso che molte donne continueranno a ritenere giusto essere carine con il capo per fare carriera, per entrare ad Amici, o nella casa del GF. Continueranno a esserci ragazze che continueranno a sognare di incontrare prima o poi il loro Fabrizio Corona.
E uomini, tanti uomini che continueranno a farle credere che è proprio così che funziona.

C'è da lottare, mica finisce qui.

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Aguzzate la vista

26 agosto 2010 10 commenti

Queste due vicende si differenziano in un tot di piccoli particolari. Quali?

Tre operai di Melfi lottano con le unghie e con i denti per mantenere il loro posto di lavoro alla Fiat (di cui non condividono nulla in termini di strategie industriali, etiche, rapporti sindacali ecc.).

Vito Mancuso e altri vogliono andarsene dalla Mondadori, il loro editore (di cui non condividono nulla in termini di stategie industriali, etiche, editoriali ecc.)

Classifiche

13 luglio 2010 1 commento

Ho dato un'occhiata alla classifica dei blog letterari elaborata da Wikio.
Tra i primi venti, troviamo essenzialmente due categorie di blog: quelli generalisti (nelle prime posizioni: Nazione Indiana, Booksblog, Vibrisse, La poesia e lo spirito, Carmilla – che non è un blog – Via delle belle donne); e quelli estremamente specializzati in un particolare genere: fantasy, horror, thriller, gialli.

Nazione Indiana, che occupa stabilmente la prima posizione, risulta il venticinquesimo blog nella calssifica generale (precedendo quello di Antonio Di Pietro, Macchianera, Gad Lerner…), dalla cui top twenty stanno finalmente scomparendo i blog autoreferenziali (blog sui blog, su internet, sui PC, sull'informatica: come se i giornali più venduti fossero quelli che parlano di editoria), fenomeno che testimoniava l'immaturità del mezzo.

I primi blog della classifica sono quelli dove si chiacchiera di politica e società: Piovono rane, Wittgenstein, Grillo… Bar, piazze telematiche, forum, talk-show dove però si può prendere la parola. Quasi sempre antiberlusconiani confermano l'immagine di un'Italia spezzata in due. Quella, più tecnologicamente e culturalmente avanzata che si espone di più, è più presente, e per questo sembra maggioranza; e quella che si limita a guardare la televisione, a votare Berlusconi e Bossi, che non appare, ma che è maggioranza.
Almeno per il momento, spero.

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Risultati ovvi

30 marzo 2010 2 commenti

Diciamoci la verità. Se in Italia nel 1932 si fosse votato, il PNF avrebbe avuto il 60% dei voti.

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Nel vivo

Bene. Si entra nel vivo.
Che la Chiesa cattolica, cui mi pregio di appartenere, se ne uscisse alla quasi-vigilia delle elezioni con un spot anti-Bonino era assai prevedibile.
La stessa candidatura di Bonino era un assist imperdibile quanto scontato. E il voto delle suore? e delle parrocchie? ci eravamo chiesti tutti un minuto dopo l'annuncio della Emma. Qui si va incontro a sconfitta certa.
Quindi di che indignarsi?

Piuttosto mi indigna la pars construens (o costruens?)
Passi Bonino, campionessa della laicità.
Ma dall'altra parte? Come si può candidamente proporre di votare per "quelli"?

Abbiamo (a parte la Polverini, il cui pensiero religioso credo ignori la totalità della popolazione italiana), abbiamo la negazione dela civiltà cattolica-cristiana. Abbiamo il fideismo pagano, il sentimentalismo populista new age che si costruisce la religiosità su misura (cos'altro è lo slogan stucchevole dell'amore che tutto vince se non il trionfo della spiritualità fai da te, vacua e fricchettona di una qualsiasi setta neo-orientaleggiante?).
Le presunte radici cristiane vantate dai partiti di destra non reggono l'impulso franoso dell'intolleranza e della volgarità egoista più pura, incarnato dalle stesse persone che armano i loro fucili di slogan rétro, nebbiosi e radicali inzuppati nelle torbide acque del Po.
E per carità di patria lasciamo stare i comportamenti del capo supremo. Anzi no. Per una volta. Accettiamo lo scontro sul terreno dell'ovvio.
Campione della vita e della tradizione il nostro presidente? Campione della morale ipocrita e mercimoniosa di valori custoditi nei cassetti con la lavanda da tirar fuori la domenica mattina dopo i bagordi dionisiaci del sabato sera. Sappiamo tutto dell'Uomo. E sia. Accettiamo la sua solidarietà al papa. Accettiamo il sorriso da padre buono, una po' birboncello e un po' peccatore. Chi non lo è. Ma almeno: difensore della vita! Il campione della ricchezza e della sconcezza fatta Idolo, il Rettore dell'Università del profitto e della materia sudicia di visceri di agnelli d'oro manufatti con i soldi della ricostruzione.
Questi sono i valori che la Chiesa italiana propone ai suoi fedeli. L'inconsistenza di sentimentalismi a-cattolici, in salsa di bacco, rivoltati nel lettone di Putin fra tette scollegate fra loro come neuroni nel cervello fritto di Cota.