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Posts Tagged ‘blog’

Classifiche

13 luglio 2010 1 commento

Ho dato un'occhiata alla classifica dei blog letterari elaborata da Wikio.
Tra i primi venti, troviamo essenzialmente due categorie di blog: quelli generalisti (nelle prime posizioni: Nazione Indiana, Booksblog, Vibrisse, La poesia e lo spirito, Carmilla – che non è un blog – Via delle belle donne); e quelli estremamente specializzati in un particolare genere: fantasy, horror, thriller, gialli.

Nazione Indiana, che occupa stabilmente la prima posizione, risulta il venticinquesimo blog nella calssifica generale (precedendo quello di Antonio Di Pietro, Macchianera, Gad Lerner…), dalla cui top twenty stanno finalmente scomparendo i blog autoreferenziali (blog sui blog, su internet, sui PC, sull'informatica: come se i giornali più venduti fossero quelli che parlano di editoria), fenomeno che testimoniava l'immaturità del mezzo.

I primi blog della classifica sono quelli dove si chiacchiera di politica e società: Piovono rane, Wittgenstein, Grillo… Bar, piazze telematiche, forum, talk-show dove però si può prendere la parola. Quasi sempre antiberlusconiani confermano l'immagine di un'Italia spezzata in due. Quella, più tecnologicamente e culturalmente avanzata che si espone di più, è più presente, e per questo sembra maggioranza; e quella che si limita a guardare la televisione, a votare Berlusconi e Bossi, che non appare, ma che è maggioranza.
Almeno per il momento, spero.

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Kebab, terremoto, censura, libertà, informazione

5 maggio 2009 1 commento

Un titolo lungo per riassumere quello che è successo negli ultimi giorni.

Informazione ufficiale cialtrona Vs. Informazione libera documentata, ma censurata.
Libertà & gratuità, un binomio sicuro?

Ne ho parlato qui: http://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2009/04/27/kebab-protezione-civile-liberta-e-censura/

Oggi, sul blog ByoBlu, potete guardare ma sopratuttto ascoltare una bella intervista di Claudio Messora (titolare del blog e protagonista delal censura di cui sopra) a Carlo Vulpio, giornalista (atipico?) del Corriere della Sera.

Da cui, in estrema sintesi, si evince che: i giornali (che ormai stanno diventando sempre di più "camposanti  di zombie") hanno paura dell’informazione libera della rete, che è nei fatti una temibile concorrente. E’ logico (ma non condivisibile, ovvio) che vi sia diffidenza, irritazione. Ma che nel futuro blog, internet, libertà di informazione e giornalismo tradizionale vivranno "un idillio". I blog diventeranno giornali telematici e i giornali torneranno a pubblicare notizie, non gadget pubblicitari. La pluralità di fonti informative ed espressive innescherà un circolo virtuoso.
Speriamo.

Il blog e Facebook

23 novembre 2008 4 commenti

FacebookFacebook risucchia energie, da Facebook non si scappa, è peggio di Scientology, o dell’Opus Dei, ma almeno non ci si rimettono soldi. Facebook è una bolla speculativa. Facebook distrae il fannullone di sinistra dai suoi doveri.

Ma la domanda che mi faccio io è: Facebook distrae dall’aggiornamento del blog (visto che questo blog ultimamente sonnecchia mentre su Facebook il suo curatore è frizzante e caustico come non mai)?

In una ansiosa parola: Facebook decreterà (come peraltro vuole qualcuno) la fine dei blog?

No. Su Facebook al momento prevale la goliardata, la citazione della canzone che ci piace, del video preso da YouTube. Non è lo spazio della riflessione, dell’approfondimento di alcunché. E’ uan grande bacheca dove ci si incontra, si scambiano informazioni abbastanza minimali, si incontrano vecchi amici, compagni di scuola, si gioca a bowling, si fanno quiz confrontando i risultati con gli amici.
già si fanno cose più interessanti e sempre di più se ne faranno (anche i blog all’inizio erano solo un giochino di adolescenti tutto amore-cuore-vasco-spinello).

Facebook è una comunità chiusa, per quanto ampia. E’ come una pay-tv, va solo per gli abbonati, anche se non si paga. Quando scrivo qualcosa so già quali persone la leggeranno; so già le facce che faranno.
Non che un blog come questo abbia eserciti di lettori ignoti. Alla fine gli affezionati sono sempre quelli e sono loro molto grato della fedeltà.
Ma almeno c’è tutto un nondo di passanti, di sconosciuti, di avventori casuali che possono passare a dare un’occhiata. Questo è bello. Il blog è di tutti.
Forse Facebook  fa diminuire il tasso di goliardia citazionista, o di critica estemporanea all’ultima sortita del premier, che si preferisce commentare "di là". Non è male, neppure questo aspetto della faccenda, in fin dei conti.
Forse alla lunga finirà per scremare la fuffa, lasciando il mezzo alla comunicazione più "seria" e alla discussione. Forse questa scrematura sarà numericamente tanto consistente da far venire meno – dal punto dei vista dei fornitori del servizio (che ovviamente è gratis) l’interesse per perseverare. Non so, ma al momento non mi sembra una possibilità concreta.
Nel dubbio riprenderò a salvarmi i miei post (come avevo già cominciato a fare), non si sa mai.

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Web 2.0 e libri

DSCF0733C’erano una volta “siti web”. Ora ci sono “piattaforme”.
C’erano una volta i “portali”. Ora ci sono aggregatori e “user generated contents”.
C’era una volta il Web. Ora c’è il Web 2.0 E tutto questo ha a che fare con i libri molto più che con altri pezzi di società.
E’ un fatto. I blog non influenzano la moda, gli stili di vita, i consumi di elettrodomestici (tranne gli apparecchi elettronici in qualche modo substanziali al connettersi alla rete), la cucina, lo sport. Ma fanno vendere libri, fanno scrivere libri (e ci sono libri che fanno scrivere blog).

Questo il succo della storia.

Sono stato alla fiera della piccola e media editoria, Più libri più liberi. Oltre che per vedere l’aria che tirava (fredda fuori, partecipata dentro) anche e soprattutto per cercare di capire. Erano diversi infatti gli appuntamenti in cui si è cercato di venire a capo del rapporto fra editoria e nuovi media. Il risultato? Andiamo per gradi.

Che i blog e a seguire le nuove piattaforme di social networking stiano modificando il rapporto fra lettori e testi è evidente. Quello che ancora non mi sembra sia del tutto chiaro agli operatori è il portato rivoluzionario di questo cambiamento epocale.
L’evoluzione della modalità con cui noi tutti ci rapportiamo alla rete ha spostato il nostro punto di vista sulle cose che facciamo: è cambiato il formidabile punto di vista rinascimentale, del gioco prospettico, e siamo precipitati dentro la visione. Noi non siamo più fuori da ciò che vediamo.
La pittura, la scrittura e il cinema, la televisione ha ricordato Carlo Infante, erano, sono l’altro da me. Nell’epoca dell’User Generated content io sono diventato produttore e destinatario dei miei contenuti.

Questo blog ha circa 4 anni. Ha senso parlare di me in termini di consumautore? (il neologismo è di A. Genovese), o, come più spesso si sente dire in giro, di prosumer? Il fatto che queste pagine siano ospitate da una piattaforma di cui non sono io il titolare, e non siano quindi “mie” fa di me un autore di secondo grado? La differenza tra il mio blog e la home page di Splinder attiene alla forma o alla sostanza delle cose? Splinder, in quanto titolare legale dello spazio web è più detentore di me di qualche diritto a proclamarsi attore digitale a pieno titolo, più di me che sono, fra parentesi, ciò di cui Splinder non può fare a meno di avere per esistere? Splinder piattaforma è giuridicamente il mio burattinaio?

I blog, molto più di altre forme associative come Facebook o MySpace, sono entità autonome, individuali, riconoscibili in quanto tali e legati in alcun modo con l’idea di community. Possono anche esserlo, ma, per esempio il mio non lo è affatto.
Il mio Blog ha lettori più o meno affezionati, ha amici che lasciano spesso commenti e di questo li ringrazio. Ma questo è tutto.

I blog sono tanti, forse troppi. Sono 200 milioni mondo (fonte: technorati) raddoppiano ogni 6 mesi.
In Italia nel 2005 erano 150.000m nel 2006 erano 600.000. Oggi sono 2.100.000.
Sono ancora uno strumento immaturo. Basta guardare la classifica dei 10 blog più importanti di Blogbabel: solo 2 (Grillo e Wittgestein) non parlano né direttamente né indirettamente di blog. Gli altri otto, sono, chi più chi meno, tutti ad alto contenuto autoreferenziale, che è come se i più venduti giornali italiani parlassero di giornali. Non è colpa di Andrea Beggi o di Mantellini. E’ un fatto. Che dimostra la natura ancora immatura della rivoluzione in corso. Ma sto divagando.

(continua…..)
(nella foto, al centro, Marco Palombi, il papà di Splinder, alla sua sinistra la mamma italiana di Lulu.com, alla sua destra Alberto Castelvecchi )