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Cambiare vita

4 marzo 2010 3 commenti

Una giovane donna, 32-33 anni ha un paio di problemini da risolvere. Non si piace: ha il seno piccolo.
Niente paura, c’è Natasha Stefanenko, che, per conto di Cielo (sky, in inglese, vi dice niente?), canale in chiaro del Digitale terrestre, ha la soluzione pronta per lei. Un piccolo intervento di chirurgia plastica, a spese del network, s'intende, e oplà. La nostra giovane signora milanese potrà davvero “cambiare vita” (non è solo un problema di seno piccolo, ma anche di cellulite ai fianchi e sui glutei, è proprio tutta scombinata, ha un corpo “a pera” sintetizza con elegante efficacia il chirurgo che se non fossimo nell’emittente della concorrenza definiremmo quanto mai berlusconevole).

La nostra signora è eccitata all’idea di rifarsi tutta, ma soprattutto le tette, è chiaro, anche perché, questo si capisce subito, ha un marito/compagno che non vede l’ora: così non ti volterai più a guardare le tettone per strada! Gli dice infatti lei. Ti amo, le risponde lui, sulla porta di casa, prima di avviarsi alla Clinica Galeazzi con la macchina della produzione.
Lì l’aspetta un’equipe efficientissima, formata dal “professore”, l'anestesista e da due baldi assistenti (poco meno che trentenni). Il professore come il dottor House, ma più gioviale, spiega ai due le caratteristiche dell’operazione mostrando delle foto che ritraggono la povera signora presa da ogni profilo. Vedete che brutte? Fa il professore indicando le tette. Una più bassa dell’altra. E il profilo? Mmmh… sembra un maschio per quanto è piatta. E le cosce? guardate qui che cellulite. Certo noi le faremo la liposuzione, ma se non si mette un po’ a dieta, hai voglia…

Come in ogni docufiction che si rispetti seguiamo la signora in tutte le fasi preparatorie dell’intervento, e nell’intervento stesso. Nulla ci viene risparmiato. La spogliano, con un pennarello la sezionano, la calcolano, tracciano i punti critici e individuano i punti dove il bisturi andrà a colpire. Le fanno provare due protesi mammarie. La prima non la soddisfa: troppo piccola. La seconda è proprio quello che fa per lei. Lei le tette le vuole grandi, deve vedersi “piena”, dice più volte, e i medici lo ripetono trattenendo a stento una risata di scherno, sì sì, piena, a noi ci piace piena.
Quando a  forza di tratti di pennarello è finalmente diventata una specie di bersaglio mobile, flaccida, con le tettine scoperte e i glutei recalcitranti, le vien detto che può sdraiarsi e addormentarsi felice. Quando si risveglierà sarà un’altra persona. E lei lo è davvero, felice e colma di speranza perché sta per cambiare vita!

L’intervento non presenta particolari difficoltà. Il grasso dalle cosce e dai glutei viene via che è una bellezza (è una mistura gelatinosa più liquida di quanto uno non creda, fra il rosa e l’albicocca). Ne tirano fuori quasi 2 chili.
Anche quello al seno va via liscio. Il chirurgo commenta ilare e giulivo ogni fase dell’operazione.
Il risveglio, si sa, è la fase più delicata. La signora ha un male boia, e sicuramente si starà domandando se ne è valsa la pena.
Ma certo che ne è valsa la pena!
Tornata a casa il maritino le fa trovare un regalino pensato con il cuore: un reggiseno taglia terza (credo), che finalmente si potrà riempire! Lei lo bacia e gli dice ti amo. Lui è felice, ora ha una moglie con le tette.

Cambio vita
va in onda su Cielo, il mercoledì sera.

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San Remo, la televisione, la vita, la morte

Non ho visto nemmeno un minuto del Festival di San Remo. E non ne ho sentita alcuna canzone.

Ho letto che ad aver vinto è stato un certo Marco Carta, che non avevo mai sentito nominare prima. Mi sono documentato: così sono venuto a sapere che proviene dal programma televisivo di Mediaset “Amici” – di cui ha vinto la settima edizione –  la cui ideatrice, anima e conduttrice, Maria De Filippi, è stata ospite sul palco del teatro Ariston, proprio la serata conclusiva del Festival. Affiancava un’altra icona-Mediaset, Paolo Bonolis (un po’ più bipartisan, lui, visti i trascorsi in Rai).

E’ stato facile per molti parlare di inciucio televisivo, di RaiSet, di prove tecniche di regime mediatico. Facile e vero.

Ma dal mio punto di vista trovo che l’esito del Festival costituisca (anche) il perfetto paradigma della Narrazione Televisiva Contemporanea (NTC).

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Guerra e pace

30 ottobre 2007 1 commento

Ho visto le ultime due puntate di Guerra e pace.
Si parla tanto dei capolavori della letteratura “ridotti” per la televisione negli anni sessanta (la TV educativa, la TV di Bernabei…. che G&P ha, oggi, prodotto).
Il confronto è totalmente improponibile.

Gli “sceneggiati” erano una sorta di riduzione teatrale di un’opera letteraria. Una forma espressiva con una sua dignità. La recitazione, la messa in scena e la regia derivavano da una recente tradizione americana, che già aveva fatto scuola. Teatro fotografato, dicevano con un’enfasi tutta negativa i cineasti puri. Ma quelli erano prodotti con una loro specifica identità formale che oggi suonerebbe falsa (e per questo era “vera”).

La miniserie tratta da un’opera letteraria preesistente così come la conosciamo oggi è nata qualche anno dopo. Che io mi ricordi forse l’Odissea di Franco Rossi e Piero Schivazappa  potrebbe essere stata uno dei primi esempi.
Cosa fa capire che questo G&P è stato girato nel 2007, mentre l’Odissea nel 1968?
Nulla. A parte il colore.
E’ questa la grande povertà di G&P edizione patinata anno 2007. Un prodotto nemmeno pessimo, con un buon cast, belle facce non troppo conosciute, una regia sobria.
Ma coraggio: zero. Sembra pensato e girato come se nulla fosse successo nel mondo del cinema e della televisione negli ultimi 40 anni. Nulla. Come se non ci fosse stata proprio, la televisione o il cinema.
Come non ci fosse stata Heimat, l’epopea di Edgar Reitz o le telenovelas, o le soap operas. O i film pieni di battaglie spettacolari. Se avessero avuto coraggio G&P avrebbe dovuto durare 16 puntate, non 4, e prendersi i tempi necessari a farci gustare come si deve la storia meravigliosa del romanzo, e non ci sarebbe stato niente da dire.
I tagli cui è stato sottoposto il testo non lasciano l’amaro in bocca per una specifica ragione ideologico-culturale o narrativa (qualsiasi operazione su un capolavoro della letteratura è impropria per definizione); ma perché quello che è stato tolto avrebbe potuto benissimo esserci in una logica prettamente televisiva.
Invece manca solo per la scialba motivazione che altrimenti il prodotto sarebbe venuto troppo lungo: non c’è un’altra ragione strutturale. Un libro come Guerra e pace avrebbe potuto essere riprodotto tale e quale e avrebbe accontentato tutti.
Hanno peccato di generosità, di coraggio. E hanno fatto un inutile bignami che non lascerà nulla dietro di sé. Una perdita di tempo e di denaro indisponente.