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Posts Tagged ‘scuola’

Sempre a proposito del futuro

2 marzo 2011 2 commenti

"Instead of cutting the investments in education and innovation we need to out-compete the rest of the world, we  need a balanced approach to deficit reduction. We all need to be willing to sacrifice, but we can’t sacrifice our future".

(Barack Obama)

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Riforma della scuola

In seguito alla riforma della scuola, mio figlio, che ha appena iniziato il liceo classico, entra alle 8,15 ed esce alle 16,30, dopo aver finito tutti i compiti per il giorno, o per i giorni successivi, seguito da due tutor, uno per le materie umanistiche e un altro per quelle scientifiche.
Alle 13,30 naturalmente è prevista una pausa. La mensa è discreta, non eccezionale, ma non ci si può lamentare.

Non sempre esce alle 16,30, perché due volte alla settimana fa (non è obbligatoria) l’attività sportiva. E allora torna a casa alle 5 e mezza. Ma qualche volta ritarda perché si ferma nell’aula informatica, dove si può navigare in internet liberamente.

Fra le materie curriculari è stata inserita educazione musicale. Per ora fanno educazione all’ascolto (di tutti i generi, dalla classica al rock al jazz), poi, su base volontaria – ma senza che la scelta incida sul voto, ovviamente – ci sarà lo studio di uno strumento, al pomeriggio (pagando un piccolo extra). E’ appena cominciato il laboratorio teatrale, anche quello volontario.

Storia dell’arte è stata inserita già al primo anno. Fanno quattro ore di inglese. Un po’ meno geografia, ce ne faremo una ragione.

Non esce più di casa con lo zainetto pesante dodici chili, perché i libri li lascia nel suo armadietto personale. Ci hanno chiesto un piccolo contributo, è vero, di 30 euro al mese con il quale si paga però anche il viaggio di istruzione di fine anno. Ci è sembrata una spesa ragionevole, tanto più che risparmiamo sulla palestra.

Poi mi sono svegliato.

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La scuola italiana, oggi.

19 maggio 2009 1 commento

Ricevuta oggi.
Da: Ministero dell’Istruzione, Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio. I.C. "Dionigio R. Chiodi" (la scuola di mio figlio, ndr)

Gentili genitori,
questa lettera viene inviata da centinaia di dirigenti scolastici delle scuole statali del Lazio per rendere pubblica la grave emergenza finanziaria in cui si trovano le scuole. …

Le cause dell’emergenza
– a 5 mesi dall’inizio del 2009 non abbiamo avuto neanche un euro per il funzionamento quotidiano delle scuole;
– dal corrente anno i fondi per pagare le supplenze sono stati ridotti del 40%.
– Non abbiamo i soldi per pagare le visite fiscali che sono obbligatorie.
– Non abbiamo i soldi per i corsi di recupero che sono obbligatori.
– Le scuole statali devono avere dallo Stato circa un milardo di euro per spese legittimamente affrontate negli anni passati e mai rimborsate dall’amministrazione.
– Circa il 52% degli edifici scolastici del Lazio non ha le certificazioni relative alla sicurezza e le aule sono quasi tutte sovraffollate.
– A questa situazione si aggiungono i pesanti tagli del personale docente e del personale ATA (bidelli e amministrativi). Nel Lazio: 3.211 docenti in meno già dal prossimo anno scolastico… nonostante l’aumento degli alunni iscritti.

Le conseguenze sui vostri figli

– Scuole costrette ad elemosinare persino la carta igienica e le fotocopie.
– Alunni che restano senza docente per un gran numero di ore.
– Forte riduzione del recupero scolastico e dei progetti educativi non finanziati direttamente dai genitori.
– Azzeramento dell’ora alternativa all’insegnamento della religione nelle scuole medie e superiori.
– Aule chiuse perché inagibili….

Siamo convinti che il problema più grave in questo momento sia la scarsa informazione sulle reali condizioni della Scuola italiana da parte della società civile (e non solo della politica) che fa sì che si investa poco e male nell’istruzione e nella formazione, uniche garanzie per il futuro del nostro Paese.
I Dirigenti scolastici delle scuole faranno di tutto per garantire il diritto allo studio e, nello stesso tempo, il contenimento della spesa. Ma nelle attuali condizioni le due cose non sono più conciliabili.
La Scuola è di tutti noi in quanto genitori, cittadini, lavoratori, operatori. E’ importante intervenire prima che sia troppo tardi….

Grazie fin d’ora per il vostro sostegno.

F.to
Il Dirigente Scolastico

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Quell’anno a scuola…

[sempre di scuola si parla, ma di tutt’altra specie. tanto per rientrare nelle cose belle della vita]

Quell’anno a scuola, di Tobias Wolff, potrebbe sembrare tante cose diverse. Ma nessuna di queste a mio avviso lo rappresenterebbe davvero: un libro per aspiranti scrittori; un libro di genere (“college-americano-anni-sessanta”), un romanzo di formazione, un memoir. Non che non sia, visto dal di fuori, tutto questo: un libro di ricordi, che racconta della nascita della passione per la scrittura, svolto in un college americano negli anni sessanta.

Quell’anno a scuola, rovesciando la prospettiva messa sotto i riflettori dall’intreccio, io lo definirei soprattutto un libro sull’amore per la trasmissione del sapere, sulla straordinaria esperienza che è insegnare. E in particolare insegnare la letteratura: un gioco tutt’altro che semplice continuamente irrisolto dove verità e finzione sono incessantemente e necessariamente intrecciate. Come nella storia di questo libro….

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Cosa c’è di ingiurioso per tacere di fronte a questo?

29 ottobre 2008 1 commento

Semplificare, semplificare!

29 ottobre 2008 1 commento

La citazione che vedete qui sotto è chiaro che si addice perfettamente anche al nostro sbrindellato paese.
La destra vince perché rassicura, perché dà voce politica alla tendenza alla semplificazione che normalmente alligna nell’animo medio di un popolo.

I ragazzi "di destra", o meno "politicizzati"  vogliono tornare a studiare perché a cosa serve bloccare le lezioni? a quale scopo?
Domande corrette se – al massimo della semplificazione – riterremmo di dover far seguire necessariamente un risultato concreto, tangibile, ad una inziativa qualsiasi.
Purtroppo non è così. In termini causa-effetto certo, bloccare le lezioni all’università non farà cambiare idea alla Gelmini. Ma le cose non sono mai così automatiche. Le azioni sociali non funzionano come un interruttore o un rubinetto, possono avere esiti misteriosi fra due anni, o fra due mesi.
Uno studente ha detto che tutto questo gli servirà nel suo futuro.

La protesta, poi, ha un valore relativo. Non assoluto. Se ogni giorno 5.000 studenti si radunano sotto il Senato e fanno baccano, è un fatto che va messo in relazione con tutte le altre occasioni in cui si è discussa la conversione in legge di un decreto del governo. Si è mai fatto? Si è fatto e con quali numeri? Questo ha senso. Mostrare il dissenso del paese in rapporto al passato, al silenzio, o al consenso.
Bloccare le lezioni è l’unico modo per esserci, per mostrare il proprio disgusto, la propria reale preoccupazione. Per essere vivi, non succubi. Per affermare i propri diritti, sperando ovviamente in un risultato, ma senza considerarlo a priori funzione della protesta.

Il decreto è stato convertito in legge. E’ una sonfitta? No. Loro hanno messo in campo l’autoritarismo di destra; gli studenti la loro passione civile, la loro speranza. Le squadre si sono messe in campo, hanno issato le loro bandiere. I giochi sono più chiari.

Una chiarezza "complicata", non immediatamente descrivibile in  una scala 1:1. Necessita di interpretazioni, di far frullare la materia cerebrale. Occorrono ingredienti creativi e ben assortiti. E’ la vita.

(che poi la politica debba essere in grado di esere sintesi delle complicazioni della vita è una cosa che molti, a sinistra, non hanno capito: sintesi, non livella, non format c: )

Autoritario, autoritaria.

28 ottobre 2008 1 commento

E’ autoritario colui, o colei, che non ascolta, non tiene in nessun conto le opinioni diverse dalle proprie, per imporle costi quel che costi. E’ autoritario, o autoritaria, colui o colei che non è disposto, disposta a cedere di un millimetro, radicato/-a in una convinzione assoluta (ab-soluta, sciolta da).
E’ autoritaria colei che finge di dare ascolto sapendo che non serve a nulla. Che offre una sola soluzione precostituita, presa senza alcun confronto. E’ autoritaria colei o colui che non avendo alcun titolo specifico per prendere decisioni, lo fa forte di una carica, contro ogni ragionevolezza, imponendo un punto di vista generico, frutto di considerazioni personali, indifferente alle posizioni contrarie di tutti coloro che saranno coinvolti dalle sue decisioni.
E’ autoritario e anche affetto da mania di grandezza. E’ un essere pericoloso e asociale. Che nega, cioè, il consesso sociale, come luogo deputato al confronto per l’elaborazione di una visione comune, magari di parte, ma almeno tendente ad una idea di condivisione, pur nello scontro. E’ autoritario perché fa conto sulla forza dei numeri, non della ragione.

A me fa orrore questa poveretta. Ostaggio dei suoi burattinai, manichino informe. Incapace di capire. Forte della sua stratosferica ignoranza. Mi fa proprio paura.