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Posts Tagged ‘Partito Democratico’

Analisi del voto

Questa foto è uno dei motivi per i quali il PD ha preso il 40%.
Guardateli. Personalmente ne riconosco 7 su (circa) 25. Saranno impreparati, già troppo preparati, incapaci, mediamente intelligenti, troppo furbi, poco furbi. Non lo so. Ma questa è la “nomenklatura” del PD di Renzi. Sono “altri”.

Ci abbiamo messo un po’ ma finalmente siamo entrati nel XXI secolo. Come sarà non si può ancore dire (il processo è ancora lungo: sarà completo solo con la sparizione definitiva di B.: coraggio, manca poco).

Leopolda 2 / “un populista di centro”

Allora. Al netto dell’intralciante (ai fini della comprensione) considerazione che l’oggetto del contendere sia un tale Matteo Renzi, torno sull’argomento per interrogarmi sul modo con cui l’oggetto del dibattito viene trattato. Ma, ripeto, quello che più mi preme è il modo, appunto, non l’oggetto.
Leggo l’articolo di Conchita de Gregorio su Repubblica. Non è online, quindi o avete sottomano il giornale, o dovete fidarvi della mia sintesi.
Comincia così: “Matteo Renzi è un populista di centro…”.
Bene, ora dal resto del lungo articolo, a pagina undici, mi aspetto che Conchita mi spieghi il perché: siccome dice questo, questo e quest’altro Matteo Renzi è un populista di centro.

“Il discorso di ieri, alla Leopolda, fa piazza pulita di tutto ciò che si è letto e scritto, anche qui, alla vigilia: la paura che hanno di lui molti dei dirigenti del centrosinistra, l’ammirazione che suscita in Berlusconi, il seguito che ha o che potrebbe avere nella destra moderata leghista e cattolica… la sua incerta identità politica… uno di destra, è un berluschino… Benissimo. Ieri erano parole, oggi è un fatto”.
E questa è la conferma dell’enunciato, la riproposizione in modo più esteso dell’incipit apodittico.
Andiamo avanti.
Leggi tutto…

Come si fa politica

Buttiamo giù le case di Tor Bella Monaca e ricostruiamole!
Questo il proclama – un po' folle – del sindaco di Roma Alemanno.
Ai non romani giova dire che Torbella (come viene comuemente chiamata quella zona) è una periferia piuttosto bruttina e parecchio "degradata".

L'idea è stata variamente commentata. Quasi sempre per osteggiarla in nome di sentimentalismi ideologici sterili, o aspettative importanti ma marginali, forse, rispetto a un problema che a me, specie dopo aver ascoltato alla radio la testimonianza di una ex consigliera del parlamentino di zona, di sinistra, pareva prioritario: la vivibilità della casa. Non del quartiere, ma proprio della propria abitazione. Dell'appartamento dove si dorme, i mangia, si studia. Si vive.
Sì, facciamo i servizi, ricostruiamo il tessuto connettivo sociale, ripuliamo il quartiere, ripartiamo dalle energie (rivluzionarie, s'intende) presenti sul territorio (che credo voti in massa per il PdL).
Questo, per esempio, il succo di un articolo del maestro ideologo per eccellenza, Ascanio Celestini. Che ha paragonato l'auspicato abbattimento delle case ad altri più noti sventramenti di epoca fascista.
Il problema è che nelle case di Torbella ci piove dentro, si crea muffa e condensa, perché i muri non sono muri, ma lastre di cemento precompresso giustapposte (male) l'una alle altre, che non traspirano. Lì dentro la gente soffre. Non fuori. Dentro.

Perciò la proposta non mi sembrava assurda. Negli Stati Uniti si fa. In Francia si fa.

Ecco però che domenica, sulle pagine romane di Repubblica, è uscito un articolo dell'ex assessore all'urbanistica delle giunte Veltroni, Roberto Morassut.
Cosa dice Morassut? Non fa discorsi ideologici. Semplicemente spiega come realmente stanno le cose.
Altro che rendere le case vivibili. Altro che operazione alla francese. Altro che riqualificazione della zona.

L'azione di Alemanno appare studiata nei minimi particolari.

La proposta nasce infiocchettata (io stesso, come ho ammesso qualche riga fa, pensavo che l'argomento fosse forte e degno di non essere liquidato con la facile ironia dei Celestini): il quartiere, ha detto il sindaco a Cortina d'Ampezzo, "andrebbe raso al suolo" perchè è stato "costruito con meccanismo di prefabbricazione, con il risultato che oggi piove dentro e i prefabbricati non tengono più. Se abbiamo terreni e aree per poter costruire a fianco a Tor Bella Monaca un'altra area, sarà sicuramente una decisione che non incontrerà critiche degli abitanti".
Il corsivo è mio: se abbiamo terreni e aree per poter costruire…

Ecco il cuore del problema.Tutto nasce, racconta l'ex assessore all'urbanistica, da un debito contratto, anni fa, dal comune, a seguito di un lungo contenzioso per mancati indennizzi ai proprietari della zona.
Ora, per azzerare il debito, i palazzinari interessati hanno proposto, non oggi, non ieri, ma già ai tempi delle giunte Veltroni, una bella compensazione, gaurda caso proprio nella zona indicata da Alemanno. Una compensazione, da realizzarsi all'interno di un'area ancora appartenente alla Tenuta Vaselli (la famiglia di latifondisti più importante della città, arricchita negli anni grazie alla vendita di terreni e case costruite in modo più o meno irregolare in ogni zona della città – il cui capostitpite, il "Conte" Romolo Vaselli, nato carrettiere, presidente della A.S. Roma negli anni 50, finì poi aggregato alle patrie galere come mafioso), che azzererebbe il "debito fuori bilancio" e permetterebbe di costruire metri cubi su metri cubi in un modo che risulterebbe "devastante" per l'intera zona, oltre che del tutto al di fuori dai vincoli del nuovo piano regolatore.

Perché non fare lo stesso discorso per Corviale, ad esempio? Si chiede Morassut. Perché vicino al "serpentone" di Corviale non ci sono aree sulle quali edificare un Corviale 2. 
Perché chiudere il presidio di polizia di Tor Bella Monaca? Perché non utilizzare i fondi ancora disponibili per la zona (400 milioni derivanti dai cosiddetti "articoli 11", quelli destinati alla riqualificazione urbana di determinate zone della città)?

Tutto sembra voler fare intendere che su Tor Bella i giochi sono fatti.
Alemanno ha prima lanciato il sasso. Poi, ieri, a RaiTre, è tornato sulla questione. Sta formando il consenso. Sta gettando le basi di un lavorio che produca assuefazione alle parole d'ordine e indifferenza per le ragioni di chi si oppone.
Speriamo che chi si opporrà lo faccia con gli argomenti seri, fattuali, di Morassut, e non con la bizzarra allegria dei naufraghi di chi sogna un mondo che non esiste.
Questo certo non risolverà il problema delle condizioni di vita nelle case di Tor Bella Monaca, ma si sarà impedito un ennesimo scempio del territorio a vantaggio di pochi e con improbabili vantaggi per molti.

Compagni dai campi e dalle officine

Che dice Zoro della questione dei “compagni”?
Almeno fa ridere.

Scrive Alessandro Portelli sul Manifesto del 23 giugno che la questione non è nominalistica, cita Ernesto De Martino. Dice, in sostanza, tutte cose vere e indiscutibili. E belle, ed emozionanti.

Allora possiamo? Possiamo dirci “compagni”?
No.
No perché il PD è un partito di gente che può chiamarsi “compagno”, perché proviene da una certa storia, che nessuno può cancellare; ma è anche un partito di gente che non si è mai chiamato “compagno” anche se è ugualmente stato un “cercatore di uomini e di umane dimeticate storie, che al tempo stesso spia e controlla la sua propria umanità e che vuole rendersi partecipe, insieme agli uomini incontrati, della fondazione di un mondo migliore, in cui migliori saremmo diventati tutti”, per utilizzare le parole di De Martino citate da Portelli.

E poi c’è gente che è nata quando “compagno” era una parola che non utilizzava più nessuno. E’ un fatto.
Allora, se si vuole recuperare il senso di quello che scriveva De Martino, è un conto. Se crediamo che basta chiamarci compagni perché questo magicamente si avveri, beh.

Diciamo le cose come stanno: è nostalgia. Non delle battaglie e degli ideali che c’erano dietro quella parola. Ma della forza identitaria, della passione acritica e molto facilmente identificabile, insomma di un mondo molto più semplice di quello di oggi. C’è la nostalgia della “sinistra” contrapposta alla “destra”. Dei militanti nelle fabbriche. Del forcone e della chiave a stella. Quasi quasi la nostalgia della DC.
Ma è una forza, una passione che esclude, non include; che logora, non amalgama. Quindi è vero: non è una questione nominalistica. E’ uan questione politica, e seria. E’ uan parola, ma le parole sono simboli, sono sangue, sono memoria. Sono valori imprescindibili nel bagaglio di chi ce li ha. Che questo bagaglio non possa essere condiviso da tutti è un altro fatto. Ed è bene così.

Io sono sempre più convinto che finché il PD sarà saldamente nelle mani dei post-qualcosa non diventerà mai quello che dovrebbe essere. E questo non conviene a nessuno (tranne che a Berlusconi, si capisce).

Voto

Perché votare per il Partito Democratico e non per Sinistra, Ecologia e Libertà con Nichi Vendola, come ho deciso di fare?

Si dice: il PD è un partito nato male, stanco prima ancora di alzarsi dal letto, grigio, lontano dalla gente, non muove le passioni, confuso, irrisolto. SELcNV invece è passione, forza, energia, principi, ideali, sogni, visioni.

Allora. Punto primo. Io credo che in un paese sgangherato come il nostro sia indispensabile che vi sia un grande partito riformista che si opponga al partito di centrodestra al governo. Lo credo fermamente e non ho altro strumento per far sì che questa cosa si realizzi che votarlo in ogni occasione. Anche se questo partito non mi rappresenta al cento per cento, anche se non mi ci identifico. L'identità, in questo momento, mi sembra possa aspettare.
Io voterò per il PD esattamente per lo stesso motivo per cui avrei votato per i Democratici negli Stati Uniti, anche se Obama (che oggi tutti osanniamo per la storica riforma sanitaria)  non è che in politica estera, in Afghanistan soprattutto, stia facendo cose molto diverse da Bush.

Punto secondo. Non mi pare che in questo momento abbiamo bisogno di un partito/persona che si contrapponga al partito/persona di Berlusconi. Vendola ha tutta la mia stima politica, e gli riconosco tutte le qualità che gli attribuiscono i suoi numerosi fans. Penso certamente che la forza, l'energia, la passione, gli ideali che mette sul terreno Vendola rappresentino molto bene i suoi elettori, li coaguli intorno a un sogno, e li incoraggi ad una partecipazione alle cose della società, della politica, della vita.
Ma questo succede sempre quando un leader carismatico fa leva su principi condivisi da una parte della gente a cui si rivolge. Non è sbagliato sentirsi parte di un nuovo progetto, anzi. E non voglio suggerire a nessuno di non fare quello che il carisma di un uomo gli suggerisce di fare. Tuttavia so che il sogno plebiscitario non è una buona cosa per la democrazia. Mi spaventa un po'. Anche se si porta dietro l'entusiasmo della folla. Del resto quale leader carismatico non ha con sé l'entusiasmo della folla? (perché mettere il nome di Nichi Vendola in tutte le regioni dove non mi pare si presenti candidato? Per paura che gli elettori non capiscano? C'è solo un altro partito in Italia che fa la stessa cosa).

Dico solo che in questo momento mi sembrerebbe molto grave che non vi sia una grande forza – non un brillante uomo politico – che controbilanci lo strapotere del partito di Berlusconi. E dico anche che non mi sembra sia il momento di punire il PD per certe sue pigrizie, o reticenze. Sia il momento invece di sostenerlo non solo votandolo, ma, per esempio, riempiendolo di nuova forza. Come ad esempio fa Giuseppe Civati in Lombardia (per nulla appiattito sul suo leader locale, Penati, ma anzi molto critico: ma dal di dentro). Non si tratta di rassegnarsi al meno peggio turandosi il naso, ma una volta appurato che il progetto Partito Democratico sia giusto ed inevitabile trovo sensato e consenguenziale dargli fiducia, non voltargli sdegnosamente le spalle perché i suoi leader al momento non sono in grado di infiammare le folle.

Scenari inquietanti

23 febbraio 2010 2 commenti

Scenari inquietanti, o divertenti, dipende dai punti di vista.

La Bonino inizia lo sciopero della fame e della sete.
In piena campagna elettorale. Una genialata.
Immagino Bersani quando glielo hanno comunicato. Scoraggiato, lo sguardo perso, le braccia larghe: "Lo siopero della fame! Ma ditele qualcosa!"

I giorni passano. A Roma sono programmate riunioni del comitato elettorale, incontri, cene, dibattiti, visite nelle province e comparsate nelle televisioni. Ma Emma non c’è, non viene. Emma se ne sta a casa sua, seduta su un tappeto, a fare lo siopero della fame e della sete, circondata da militanti radicali, ricevendo, di tanto in tanto, la visita patriarcale di Marco Pannella. Rilascia dichiarazioni solo a Radio Radicale.
"Emma, c’è qui Tizio, ti ricorda di quell’appuntamento".
"No, non vado, la mia  è una battaglia liberale e libertaria contro la disinformazione e l’illegalità diffusa…"
"Emma, siamo in campagna elettorale!"
"La mia è una battaglia contro la discriminazione del partito radicale trans (nazionale) in difesa della legalità e della democrazia".

Passano i giorni, la campagna elettorale entra, o dovrebbe entrare, nel vivo. Emma, sempre seduta a gambe incrociate sul suo tappeto è diventata un’acciuga, i capelli stopposi, l’alito che si fa a fettine.

"Emma, tra dieci giorni si vota,  ti avremmo fissato un incontro a Frosinone, alla Confcommercio"
"La mia è una battaglia per la democrazia liberale e libertaria".
"Ti aspettano a Rieti, alla Confagricoltura! Emma…"

Bersani intanto, sempre più depresso non fa che chiedere in giro l’ennesima "lensuolata" per asciugare le lacrime che vengon giù copiose. "E la Bonino, che fa la Bonino? Come va lo siopero?" domanda rassegnato, con un filo di voce. Oramai sa che il Lazio è andato, non si preoccupa nemmeno più.

Intanto, a casa sua, Emma rilascia dichiarazioni sulla pace universale, sulla TAV (è favorevole), sull’acqua (è contraria, infattti sta facendo lo siopero). Marco Pannella le ha appeso al collo il cartello con il numero di conto corrente e il telefono del partito radicale, ma le sta troppo grande. Emma scompare dietro il cartello e, da lè dietro, lancia gridolini di resistenza infiacchita dalla tenacia con cui porta avanti la sua stoica battaglia di libertà.

Arriva il giorno delle elezioni. La Polverini prende il 65% dei voti e la stampa, unanime, ne fa ricadere la responsabilità sul PD.

Toghe rosse che non lo erano

11 febbraio 2010 1 commento

Da rapida ricerchina in Google

Il GIP Rosario Lupo, che ha ordinato l’arresto dell’imprenditore Balducci, e ha svelato nella sua ordinanza come funzionasse il sistema "gelatinoso" che vedeva Bertolaso al centro di un sistema di corruzione e donnine, fra altre cose era noto, fino ad oggi, per aver archiviato le accuse contro Berlusconi nel Lodo Mondadori (http://www.beppegrillo.it/2009/03/colpirne_uno_per_educarne_cento/index.html) e aver fatto arrestare l’ex capogruppo del PD al Consiglio comunale di Firenze, Formigli, per associazione a delinquere, falso, corruzione e abusi d’ufficio (http://ambienteonline.splinder.com/archive/2009-10), per fatti di abusivismo edilizio.