Archive

Archive for the ‘diritto e giustizia’ Category

E’ giusto, ma non si può

In Argentina-Messico un esemplare caso di conflitto fra diritto e giustizia.
L’arbitro avrebbe dovuto annullare un gol in netto fuorigioco in virtù delle immagini trasmesse dal megaschermo dello stadio?
Ma a lui e al guardalinee il gol era parso regolare, e il regolamento non prevede che si possa cambiare idea guardando le immagini al rallentatore. Annullandolo avrebbe fatto una cosa giusta ma avrebbe violato la certezza del diritto (e se in un’altra occasione il megaschermo non ci fosse stato? le regole devono essere sempre applicabili)

Libertà e privacy. La sentenza Google

Un giudice, secondo me, non dovrebbe scrivere, in una sentenza, una frase come quella che segue:

"Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilità".

Cosa c'entra la reazione del popolo del Web? In una sentenza di un tribunale.

Ora, le frasi sono rivelatrici.
Io non so nulla di quest'uomo, ma se un giudice, che detiene un potere sovrano e, per quanto appellabile, enormemente più forte della pubblica opinione si sente in dovere di rimarcare il fatto che la sua sentenza si basa – anche – sul principio che non bisogna avere paura della somunica del popolo del Web, secondo me tradisce una paura. Sembra che, del tutto involontariamente, il giudice si ponga in una posizione di inferiorità, dalla quale sente il bisogno di smarcarsi.

Egli sa già che quello che è in discussione non è tanto la violazione di una norma (su cui si può discutere), ma un principio.
E il giudice sa che l'opinione che sta per formulare è contraria a quella del popolo del Web, a quella dell'opinione generale. Ed evidentemente la teme.
Dico evidentemente, perché se così non fosse, non avrebbe avuto nessun bisogno di mettersi sulla difensiva. Avrebbe redatto la sua sentenza e (s)contenti tutti.
In questo modo invece si colloca, paradossalmente (e involontariamente, ripeto) in una posizione di debolezza.
Sa che in gioco c'è la libertà individuale di chi usa il Web. Sembra che si voglia levare ha un sassolino nella scarpa.

Io immagino (e mi auguro) che questo giudice sia un bravo giudice e coscienzioso. Ma stavolta aveva sul suo tavolo un soggetto nuovo ed enorme. Google. Internet. Sapeva di avere gli occhi di un certo tipo di mondo addossso (probabilmente anche nel giudicare il caso Abu Omar sapeva di avere l'attenzione mediatica – anche americana – addosso, ma quello era un caso, come dire, ordinario, difficile, ma inserito in un contesto giudiziario coerente con il suo orizzonte d'attesa; così come fu per il caso di stalking di cui fu vittima Michelle Hunziker).

Questa volta come controparte non aveva solo tre o quattro imputati, ma il mondo intero!! (è lui stesso a scriverlo, mica io). E questa volta inciampa. Come per un tic involontario dalla sua penna fuoriesce un giudizio di saccente superiorità che sottolineando il carattere di rivincita rivela inevitabilmente una inadeguatezza.
Forse culturale-tecnologica. Che secondo me ne mette in discussione l'equilibrio.
Non mi piace.

Nel merito, poi, il giudice scrive: "la scritta sul muro non costituisce reato per il proprietario del muro. Ma il suo sfruttamento commerciale può esserlo, in determinati casi e determinate circostanze".

Beh, paragonare Google a un muro dove chiunque può scrivere, è, come dire, una diminutio un po' imbarazzante. E ancora: stabilire che le norme sulla privacy non fossero abbastanza in vista… La domanda che io mi farei è: c'erano o no?

"L'informativa sulla privacy", scrive il giudice Magi, "era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge".

Quindi c'era, ma era carente e non era messa bene in vista.
Questo, insieme al fatto che dalla pubblicazione di qualsiasi video Google trae una fonte di guadagno, ha determinato la condanna. Mah.

Poiché non sono un giurista, e però sono un utente di internet e di Google, e quindi mi sono andato a leggere le norme sulla privacy, (così come erano formulate ai tempi del fatto) noto che:
– le norme sulla privacy tendono a difendere l'utente che, utilizzando i servizi (di Google, in questo caso) registrandosi, dve essere tutelato in merito all'uso che Google fa di questi dati;
– tendono a cautelare Google (in questo caso) qualora si verifichino violazioni di varia natura: "Riteniamo in buona fede che l’accesso, l’uso, la conservazione o la divulgazione di tali dati sia ragionevolmente necessaria (a) per rispettare qualunque legge, norma, procedimento legale o richiesta del governo applicabile, (b) per eseguire le Condizioni di Servizio applicabili, ivi incluso il rilevamento di eventuali violazioni delle stesse, (c) per controllare, impedire o altrimenti affrontare questioni che riguardano la frode, la sicurezza o di carattere tecnico, o (d) per proteggere i nostri utenti o il pubblico da danni imminenti ai diritti, alla proprietà o alla sicurezza di Google, come richiesto e consentito dalla legge".

Le condizioni di servizio richiamate si riferiscono a normali principi che regolano la convivenza civile sul Web: ciascuno è responsabile di ciò che fa e che dice e ne detiene la titolarità.

Insomma: da una parte Google garantisce l'utente. Dall'altra, l'utente deve sottostare al codice civile e penale. Non è abbastanza?

Toghe rosse che non lo erano

11 febbraio 2010 1 commento

Da rapida ricerchina in Google

Il GIP Rosario Lupo, che ha ordinato l’arresto dell’imprenditore Balducci, e ha svelato nella sua ordinanza come funzionasse il sistema "gelatinoso" che vedeva Bertolaso al centro di un sistema di corruzione e donnine, fra altre cose era noto, fino ad oggi, per aver archiviato le accuse contro Berlusconi nel Lodo Mondadori (http://www.beppegrillo.it/2009/03/colpirne_uno_per_educarne_cento/index.html) e aver fatto arrestare l’ex capogruppo del PD al Consiglio comunale di Firenze, Formigli, per associazione a delinquere, falso, corruzione e abusi d’ufficio (http://ambienteonline.splinder.com/archive/2009-10), per fatti di abusivismo edilizio.

Dilettanti allo sbaraglio

Immunità parlamentare, legittimo impedimento, lodo di qua lodo di là.
Ora l’ultima proposta per accettare il fatto che il Signor Berlusconi Silvio non posso/debba essere processato fino a che rivesta una carica pubblica (ché, dopo quella attuale, ne troverà senz’altro un’altra) è firmata da una senatrice del PdL, Compagna, e da una senatrice del PD, Chiaromonte.
Da scommetterci che passerà alla storia giornalistica come il "lodo compagna chiaromonte".

Quello che non capisco è la procedura.
Parlo per la Sen. Chiaromonte, ovviamente. La Senatrice Compagna può fare ciò che vuole senza dover rendere conto a nessuno.
La Senatrice Chiaromonte, al contrario, un problemino ce l’ha, e non posso credere che non lo sappia.
Del resto la sua ispirazione la trae non chissà da dove, ma dai suoi compagni di partito, molto più illustri di lei, che so? Violante. D’Alema…. (di sguincio: la senatrice Chiaromonte sostiene la candidatura Bonino, nel Lazio)

Il problemino della senatrice Chiaromonte è che si ta parlando di un provvedimento – qualunque sarà alla fine – da far digerire al proprio elettorato come una medicina amara, amarissima.

Io non penso che una soluzione – anche oscena (qualunque soluzione mi sembrerebbe oscena) – non vada trovata. Anche la boutade di De Magistris (mandiamolo alle Cayman con un salvacondotto, è a suo modo oscena, anche se brillante e condivisibile, anzi, in fin dei conti, auspicabile).

Ma quello che non funziona in quest casi è il metodo, postmoderno, molto secondarepubblica, di fregarsene del consenso della propria parte politica.

Da vecchio osservatore quasi-militante di sinistra, penserei che la prima cosa da farsi in questi casi è formare il consenso. Produrlo, con pazienza e abilità. Non si può pensare che il popolo di sinistra si beva qualsiasi cosa venga prodotta dalla prima senatrice che passa. O dall’ultimo Violante.
Invece è così.
E’ questa interpretazione berlusconiana della politica che trovo insopportabile. Ormai fatta propria da chiunque (da Fini a Di PIetro).

Il comunicato stampa è il luogo dove si forma il consenso. Anzi, che lo ignora. Avuto un mandato dagli elettori il modo migliore di onorarlo è farsi gli affari propri, deliberare come se si avesse avuto carta bianca su tutto, a prescindere da tutto.
Poi naturalmente, un quarto d’ora dopo, escono altre agenzie, della stessa parte politica, che smentiscono: Casson (l’ex giudice) dichiara:  la senatrice ha parlato a titolo personale, la sua proposta non è la linea del partito. Ma ovvviamente anche Casson parla a titolo personale.

Ora, non penso che su ogni argomento si possa fare un referendum nei Circoli del PD per stabilire la linea.
Ma per la miseria, ci saranno dei gradi intermedi di mediazione democratica?

Diritto e/è giustizia. 3

"Occorrerebbe che davvero i giudici applicassero le leggi" affinchè "i cittadini possano sentire che la pena è una certezza e non qualcosa che può essere in certi casi obliterato" (sempre a proposito della "scarcerazione" dei romeni di Guidonia)

(Il presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica italiana)

(non c’è altro da aggiungere)

Diritto e/è giustizia. 2

28 gennaio 2009 3 commenti

"Bisogna fare giustizia, accertare la verita’ e punire con pene esemplari gli autori di un crimine cosi’ brutale. Ci auguriamo che questa volta la magistratura non ostacoli il lavoro delle forze dell’ordine".

(il vice presidente del Senato della Repubblica)

Diritto e/è giustizia

26 gennaio 2009 1 commento

Il giudice, su richiesta del Pubblico Ministero, ha concesso gli arresti domiciliari al colpevole, reo confesso, della violenza subita da una ragazza la notte di capodanno, a Roma.
La vittima è pronta a farsi giustizia da sola.
I politici insorgono. Il ministro manda i suoi ispettori: vuole vederci chiaro.

Il diritto parla chiaro (Articolo 274 del CPP): la custodia cautelare non è un anticipo di pena, ma una misura atta a permettere agli inquirenti di poter svolgere le indagini su un sospettato, senza che questi possa nuocere, in qualsiasi modo, all’accertamento della verità (scappando, in primo luogo, o inquinando le prove). Anche se l’indagato è reo confesso (forse, direi io, a maggior ragione).

E’ la solita storia. Da Antigone in poi. Quel che stabilisce il diritto è anche giusto? E la vendetta è giustizia?

Un paese che si fa queste due domande è un paese messo proprio male.