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Come si fa politica

Buttiamo giù le case di Tor Bella Monaca e ricostruiamole!
Questo il proclama – un po' folle – del sindaco di Roma Alemanno.
Ai non romani giova dire che Torbella (come viene comuemente chiamata quella zona) è una periferia piuttosto bruttina e parecchio "degradata".

L'idea è stata variamente commentata. Quasi sempre per osteggiarla in nome di sentimentalismi ideologici sterili, o aspettative importanti ma marginali, forse, rispetto a un problema che a me, specie dopo aver ascoltato alla radio la testimonianza di una ex consigliera del parlamentino di zona, di sinistra, pareva prioritario: la vivibilità della casa. Non del quartiere, ma proprio della propria abitazione. Dell'appartamento dove si dorme, i mangia, si studia. Si vive.
Sì, facciamo i servizi, ricostruiamo il tessuto connettivo sociale, ripuliamo il quartiere, ripartiamo dalle energie (rivluzionarie, s'intende) presenti sul territorio (che credo voti in massa per il PdL).
Questo, per esempio, il succo di un articolo del maestro ideologo per eccellenza, Ascanio Celestini. Che ha paragonato l'auspicato abbattimento delle case ad altri più noti sventramenti di epoca fascista.
Il problema è che nelle case di Torbella ci piove dentro, si crea muffa e condensa, perché i muri non sono muri, ma lastre di cemento precompresso giustapposte (male) l'una alle altre, che non traspirano. Lì dentro la gente soffre. Non fuori. Dentro.

Perciò la proposta non mi sembrava assurda. Negli Stati Uniti si fa. In Francia si fa.

Ecco però che domenica, sulle pagine romane di Repubblica, è uscito un articolo dell'ex assessore all'urbanistica delle giunte Veltroni, Roberto Morassut.
Cosa dice Morassut? Non fa discorsi ideologici. Semplicemente spiega come realmente stanno le cose.
Altro che rendere le case vivibili. Altro che operazione alla francese. Altro che riqualificazione della zona.

L'azione di Alemanno appare studiata nei minimi particolari.

La proposta nasce infiocchettata (io stesso, come ho ammesso qualche riga fa, pensavo che l'argomento fosse forte e degno di non essere liquidato con la facile ironia dei Celestini): il quartiere, ha detto il sindaco a Cortina d'Ampezzo, "andrebbe raso al suolo" perchè è stato "costruito con meccanismo di prefabbricazione, con il risultato che oggi piove dentro e i prefabbricati non tengono più. Se abbiamo terreni e aree per poter costruire a fianco a Tor Bella Monaca un'altra area, sarà sicuramente una decisione che non incontrerà critiche degli abitanti".
Il corsivo è mio: se abbiamo terreni e aree per poter costruire…

Ecco il cuore del problema.Tutto nasce, racconta l'ex assessore all'urbanistica, da un debito contratto, anni fa, dal comune, a seguito di un lungo contenzioso per mancati indennizzi ai proprietari della zona.
Ora, per azzerare il debito, i palazzinari interessati hanno proposto, non oggi, non ieri, ma già ai tempi delle giunte Veltroni, una bella compensazione, gaurda caso proprio nella zona indicata da Alemanno. Una compensazione, da realizzarsi all'interno di un'area ancora appartenente alla Tenuta Vaselli (la famiglia di latifondisti più importante della città, arricchita negli anni grazie alla vendita di terreni e case costruite in modo più o meno irregolare in ogni zona della città – il cui capostitpite, il "Conte" Romolo Vaselli, nato carrettiere, presidente della A.S. Roma negli anni 50, finì poi aggregato alle patrie galere come mafioso), che azzererebbe il "debito fuori bilancio" e permetterebbe di costruire metri cubi su metri cubi in un modo che risulterebbe "devastante" per l'intera zona, oltre che del tutto al di fuori dai vincoli del nuovo piano regolatore.

Perché non fare lo stesso discorso per Corviale, ad esempio? Si chiede Morassut. Perché vicino al "serpentone" di Corviale non ci sono aree sulle quali edificare un Corviale 2. 
Perché chiudere il presidio di polizia di Tor Bella Monaca? Perché non utilizzare i fondi ancora disponibili per la zona (400 milioni derivanti dai cosiddetti "articoli 11", quelli destinati alla riqualificazione urbana di determinate zone della città)?

Tutto sembra voler fare intendere che su Tor Bella i giochi sono fatti.
Alemanno ha prima lanciato il sasso. Poi, ieri, a RaiTre, è tornato sulla questione. Sta formando il consenso. Sta gettando le basi di un lavorio che produca assuefazione alle parole d'ordine e indifferenza per le ragioni di chi si oppone.
Speriamo che chi si opporrà lo faccia con gli argomenti seri, fattuali, di Morassut, e non con la bizzarra allegria dei naufraghi di chi sogna un mondo che non esiste.
Questo certo non risolverà il problema delle condizioni di vita nelle case di Tor Bella Monaca, ma si sarà impedito un ennesimo scempio del territorio a vantaggio di pochi e con improbabili vantaggi per molti.

Appena cala il buio

25 gennaio 2009 3 commenti

La campagna elettorale di Alemanno, tuta centrata sulla "sicurezza" mostra oggi, drammaticamente, i suoi limiti, la sua tragica natura di imbroglio. Bello e buono.
Per almeno tre motivi quello di Alemanno e della destra tutta, non era stato altro che uno sterile abbaiare.

1) Roma era una città relativamente tranquilla, almeno a paragone con le altre più importanti metropoli mondiali, da Londra a New York, a Parigi. Che ci fosse una "sensazione" di crescendo della violenza ai danni di inermi cittadini era vero, ma la "sensazione" era sbagliata.

Roma è diversa dalle altre città, per una ragione secondo me abbastanza chiara per chi ci vive: a Roma, come in altre grandi città del sud, il contesto sociale all’interno del quale "normalmente" (per motivi storici, sociali ovvi) nasce e sviluppa la violenza privata è storicamente incluso nel tessuto della città. Roma è città popolare: il "popolo" non è antagonista della società civilizzata e borghese; il "popolo" coincide con l’idea stessa di città. Non è relegato da qualche parte, lontano, in banlieu divenuti con gli anni fortini della ribellione sociale. Non che non vi siano, a Roma, terrificanti periferie; ma l’humus cittadino è più complesso e mescolato.
Roma di Fellini racocnta benissimo tutto questo (non che il "popolo" sia naturalmente violento. Ma da che mondo è mondo la violenza attecchisce laddove è più alto il bisogno – è una malapianta della sottomissione sociale).
Questo dato caratteristico si va modificando ovviamente con l’arrivo delle comunità straniere che troppo spesso, purtroppo, per varie ragioni sono caratterizzate per un elevato tasso di violenza (specie sulle donne).

2) Ora, di fronte ad una sensazione sbagliata è stato facile per un Alemanno, che non pensava minimamente di vincere quelle elezioni, tuffarsi e "cavalcarla", come si dice in questi casi. Abbaiava, Alemanno, non cercava neppure di portare la questione su un piano di realtà. Cercava il consenso umorale di elettori impauriti. Tutto lì.
E’ stato un errore tattico enorme. Perché, nel contesto di una città relativamente tranquilla promettere la soluzione finale significava promettere che sarebbe stato impedito anche il più piccolo episodio di violenza, siginificava garantire la sicurezza pressoché totale. Il che, come si capisce, è semplicemente impossibile.
E così al primo caso di (purtroppo inevitabile) violenza la sua promessa si è rivelata inesigibile. Il suo approccio populista lo ha portato a promettere ciò che non avrebbe mai potuto mantenere. Il suo imepgno era la di fuori del possibile.

3) Perciò non gli resta che, letteralmente, militarizzare la città. Ogni angolo oscuro, ogni più recondito anfratto. Ogni strada del centro e della periferia. Uno scenario inquietante (e interessante, narrativamente parlando, se non ci fosse di mezzo la vita delle persone).
Errore madornale.
E’ ovvio che la sicurezza non si governa con i blindati. Lo può pensare una dittatura, non funziona così in democrazia. In democrazia a Primavalle, o a Torrevecchia, o a Tor Bella Monaca, si organizzano servizi sociali, si rendono le strade un luogo d’incontro interculturale e interrazziale, si consegnano alle associazioni le chiavi del quartiere, finanziando tutto ciò che può servire a fare uscire le persone, non a farle rinchiudere dentro casa. Perché è quando la gente si rintana in casa che le strade si fanno deserte ed è allora che al primo che si avventura là fuori qualcuno taglierà la gola.

La città ereditata dalle giunte di centrosinistra era una città con molti problemi irrisolti ma sostanzialmente allegra, non conflittuale. Una città vitale, piena di iniziative nei quartieri e nel centro.
Ora non si vede più nulla di tutto questo. Ora vedremo soldati andare su e giù con i loro pesanti anfibi, le loro cinture tecniche, i cappellini scivolati e mani grossolane,che sorridono ai passanti, alla "gente onesta" che si fida di loro, che li ringrazia, e va a rintanarsi in casa, appena cala il buio.