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Archive for the ‘campagna elettorale’ Category

Ci siamo

8 aprile 2006 1 commento

Non mi piace parlare di politica, di usare il politichese, non mi piace pensare la politica dei partiti, non mi piacciono i politici, non mi piace dibattere di politica. trovo imbarazzante discutere con un berlusconiano.
Non lo faccio mai, e ora che ho dedicato 4 o 5 post alle elezioni vorrei non averli scritti (ma in qualche modo dovevo sfogarmi).
Detto questo devo confessare che da quando c’è B. faccio molti dibattiti, fra me e me, immaginando quello che l’oppositore di turno dovrebbe, avrebbe dovuto dire, secondo me, per contrastarlo con efficacia. Perché al dunque, nei vari – non molti per la verità – dibattiiti, tutte le volte sono rimasto deluso. Come se al dunque a B. sia concesso un po’ più di quanto ci si aspetti.
Quest’anno finalmente si è sentito qualcosa di più. Non molto, ma qualcosina di più. Però i dibattiti interiori (sulla metro è il luogo ideale dove farli svolgere) li ho fatti lo stesso. E pensavo: ora scrivo a Prodi, avrà una mail dove raccogliere le idee, i suggerimenti della base… un forum che qualche suo collaboratore legge, da dove possa trarre spunti, idee, suggerimenti…
Poi non l’ho mai fatto. Non sono mai andato neppure una volta a controllare che questi spazi di democrazia dal basso poi ci fossero; non mi sono mai illuso che qualcuno (se ci sono) se li sarebbe letti con questo spirito, e in ogni caso non ho avuto né la voglia né il tempo per andare a verificare.
Così tutte le mattine, sulla metropolitana, iniziavo il mio dibattito livoroso ma arguto, sognando di poter essere il ghost writer di Prodi e dargli due o tre dritte retoriche per annichilire il suo competitore.

L’Italia è un paese strano. E’ un paese dove si ha paura della verità. Curioso no? In Italia chi puo’ più parlare in televisione delle origine quantomeno dubbie delle fortune di B.? E delle sue peripezie giudiziarie? Marco Travaglio, il quale infatti viene zittito da destra come da sinistra. Luttazzi, Grillo: tutta gente che di tornare in TV se lo puo’ sognare, additati da tutti come pericolosi estremisti, dannosi e controproducenti. Meglio tacere. Meglio metterci una pietra sopra. Meglio non demonizzare.
A parlarne ora si fa la figura di vecchi rincojoniti.
A me pare un paese strano, questo.

Ora però in conclusione voglio dire: vinca pure la destra. Non mi scandalizzerò né mi sorprenderò. Vorrà dire che l’Italia è questo che vuole e questo che si merita.

Armonia

7 aprile 2006 2 commenti

In una bella chiaccherata serale su RadioTre, ieri sera, Paolo Bologna discettava con garbo e acume sulla stimmung, su Leo Spitzer musicologo, su Kant e Pitagora.
Accompagnati dall’ascolto del Quartetto op. 130 di Beethoven (qui la strepitosa cavatina trascritta per pianoforte – in formato MIDI) Bologna a un certo punto ha detto qualcosa sull’Armonia.

Ogni suono ne comprende altri. L’armonia non è solo un rapporto di suoni. E’ il rapporto fra lo spirito e la rappresentazione morale del mondo. E’ la base della ricerca del benessere; si fonda sulla reciprocità, sulla ri-conoscenza, sulla familiarità.
E ha detto, più o meno: è qualcosa di cui sentiamo venire meno la consistenza, oggi. Questo ci fa sentire spaesati, incerti. Insicuri.

Il tessuto sociale oggi è devastato dalla sua riduzione a mercato rissoso e squallido. L’inquinamento della vita politica ci riguarda tutti. E’ sufficiente che uno, uno solo – che svolga un ruolo di prestigio istituzionale – faccia strame delle regole della convivenza, perché tutti, per reazione o per dispetto, si ritrovino nel limo della trivializzazione, della caricatura della lotta politica.

Questa, amici di centrodestra, è la colpa di quest’uomo. La radicalizzazione della polemica. La banalizzazione della complessità della vita sociale, che lui riduce consapevolmente ad azienda, e gli organismi che la governano a consigli di amministrazione. L’insofferenza per la cultura senza riuscire nemmeno ad essere veramente populista. L’insofferenza per il valore della vita pubblica (nella ricerca, nella sanità).

Ha fatto tutto da solo?
No. Si è sempre in due a litigare. Ma il ruolo di questo signore è stato quello di fissare i paletti. Ha scritto le regole, per così dire (regola per lui è una parola immonda).
Ha ingabbiato alleati e oppositori in un cortile asfittico, dai muri alti e senza uscite.

Amici di centrodestra, fate qualcosa. Sta a voi. Non andate a votare. Siate patrioti. Meglio cinque anni di sonno prudente e saggio garantito da Prodi che altri cinque anni di violenza.
Vi spaventa la tassa sulle rendite finanziarie? (beati voi che ce le avete).
Vi spaventa la lotta all’evasione fiscale? (via, non sarà diversa da quella che provò a fare ai tempi del pentapartito il ministro Visentini).
Vi spaventano i comunisti? Vi spaventa Luxuria? (via, molti di voi conoscono i trans molto meglio di quanto non li conoscano quelli di sinistra).

Cosa avete da perdere?

Aboliamo tutto!

Forse sotto sotto io amo quest’uomo.
Abolire l’ICI, abolire il canone della RAI, abolire la tassa sui rifiuti
Abolire TUTTO!

Il baro, Mills e Sky (e il cinema americano)

Berlsusconi, lo riconosciamo tutti, è un vero rivoluzionario.
Se a lui una norma, una consuetudine, una pronuncia della Corte Costituzionale, il bon-ton, il Regolamento della Camera, una Legge della Repubblica non piace, non attiva un noioso procedimento di revisione, lui la cambia, e se non glielo permettono lamenta un difetto di libertà personale. Questo è l’uomo.

Che barba, che noia, che grigiume questi comunisti fissati con la Costituzione, con le Leggi… Aria nuova, pulizia!
E questi Magistrati! I più rompipalle di tutti. Oltretutto, comunisti pure loro, anzi, loro prima di ogni altro.

E’ un uomo falso e disperato.
Oggi a Sky se n’è uscita (leggo su Repubblica) con una delle sue: "Mills non lo conosco. I soldi glieli ha dati Attanasio (cavallo vanesio?)".
Immagino che i comunisti di turno, leggi i giornalisti che lo intervistavano, lo abbiano prontamente bloccato.
In un film americano… ecco che bello sarebbe qualche volta se la vita fosse come nei film americani.

Cabina di regia – interno illuminato

REGISTA: Cazzo sta dicendo? Vai sulla uno.
AIUTO-REGISTA (carina, 28 anni, cazzuta): Sta sudando.
REGISTA (al conduttore, via radio): Tom, fallo parlare su questa roba.

STACCO
Studio televisivo – interno illuminato

GIORNALISTA (tom): Presidente, lei dice di non aver mai conosciuto l’avvocato MIlls.
BERL.: Certamente. Ho fatto delle indagini difensive e ho dei documenti che dimostrano in maniera inconfutabile che nè io nè Mediaset abbiamo a che fare con il caso Mills. I soldi all’avvocato inglese sono stati versati da Diego Attanasio, persona che non ha niente a che fare con Mediaset e con me

STACCO
Cabina di regia – interno illuminato

REGISTA (a un colalboratore): Allora?
COLLABORATORE (giovane, pelato, davanti a un PC): U-hmm.
AIUTO-REGISTA: Non puoi metterci una vita!
(Il collaboratore alza lo sguardo sopra le lenti degli occhiali e non risponde. L’aiuto-regista è imbarazzata da quello sguardo, arrossisce, tra loro c’è una storia complicata).

STACCO
Studio televisivo – interno illuminato

GIORNALISTA: Vuole essere più chiaro?
BERL: I miei legali hanno chiesto ai giudici di svolgere una rogatoria alle Bahamas, ma la Procura di Milano ha rifiutato di esperire gli accertamenti. Ovviamente.

STACCO
Cabina di regia – interno illuminato

ASSISTENTE: "Ci sono."
RAGISTA: Spara.

STACCO
Studio televisivo – interno illuminato
Il giornalista annuisce senza farsene accorgere, mentre B. parla parla parla….

STACCO
Cabina di regia – interno illuminato

REGISTA: Stai stretto su Berlusconi. Sentimi bene: E’ il pm Fabio De Pasquale che parla, ok? dice che «dalle indagini effettuate è risultato che strutture di trust aventi come beneficiario Attanasio o altri clienti di Mills (Marcucci e Briatore) sono state usate, senza il consenso degli aventi diritto, per mascherare la riconducibilità a Mills delle somme di denaro ricevute da Berlusconi».

STACCO
Studio televisivo – interno illuminato

Si sente la voce del regista dentro l’auricolare, inquadrato in PPP.
REGISTA: Hai capito?
BERLUSCONI: La mia è una denuncia gravissima dell’ennesimo uso politico della giustizia tutta tesa a gettare discredito e destabilizzare e attaccare il governo italiano".
REGISTA: Senti qua: al pm «appare ragionevole ritenere che il passaggio dei 2 milioni di dollari alle Bahamas non sia altro che il primo degli innumerevoli travestimenti del denaro ricevuto da Mills a titolo corruttivo».
GIORNALISTA: Ma presidente…
BERL.: Eh? Come?
GIORNALISTA: Presidente, i giudici sapevano benissimo che i soldi provenivano da un conto di Attanasio, ma che questi era stato utilizzato a sua insaputa…
BERLUSC. :E lei crede a quello che dicono i giudici di Milano? Beata ingenuità…

STACCO
Cabina di regia – interno illuminato

REGISTA "I soldi a Mills, infatti, arrivano sicuramente dal trust bahamense del suo cliente Attanasio — che però il giorno del bonifico non poteva disporlo essendo in carcere a Salerno".

STACCO
Studio televisivo – interno illuminato

GIORNALISTA: Ma presidente, come faceva Attanasio a disporre un bonifico se in quei giorni stava in carcere?
BERL.: Come in carcere? Chi glielo ha detto?
REGISTA: Per di più Attanasio in passato aveva rilasciato a Mills fogli in bianco prefirmati per la gestione dei suoi affari, e che ha smentito Mills (al pari di Marcucci e Briatore) su alcune operazioni che ha scoperto essere state effettuate a sua insaputa.
GIORNALISTA: Le carte processuali, presidente. E ancora: Attanasio ha dichiarato di aver in passato firmato carte in bianco a Mills per la gestione dei suoi affati e ha poi scoperto che alcune operazioni dai suoi conti alle Bahamas erano stati fatti a sua insaputa.
BERL All’insaputa di chi? Ma mi faccia il piacere! Comunista! Anche lei, anche Murdoch, anche Sky, tutti, tutti coglioni!

Mi sa che non è andata proprio così.

Elezioni -4: Todos cojones!

5 aprile 2006 1 commento

Elezioni, -5. Non siamo liberi

Già mi sono tediato di pensare alle elezioni.
Fortunatamente non ho potuto assistere al memorabile duello. Salvo, proprio, gli appelli conclusivi.
Un genio del male. Che dire?
E’ una settimana che dice: Prodi, dove trovate i soldi? E come se ne esce? Aboliamo l’ICI. Così, alla fine, senza possibilità di replica, di chiarimenti. Come un folle imbonitore che fa firmare il contratto per sfinimento, senza dare il tempo di guardare le note scritte in piccolo.
Il "quinto asso", l’ha definita questa uscita il direttore di Europa, Menichini.
Ecco chi è Berlusconi; un baro che accusa gli altri di barare.
A quel punto ogni contraddittorio diventa inutile o feroce, un duello senza vincitori.
Berlusconi è l’a-dialettico, l’a-democratico.

Io voglio solo dimenticare.
E, per favore, non chiedetemi di Prodi. Prodi non esiste. Come non esiste Rutelli, non esistono Fassino e D’Alema.
Esiste solo Berlusconi. E’ l’asteroide che punta diritto contro il pianeta terra; è l’Armageddon di fronte al quale non importa chi sarà a salvarci. Siamo tutti uguali di fronte al pericolo.
Quando l’asteroide sarà distrutto, quando Prodi-Bruce Willis avrà portato a termine la missione potremo essere di nuovo liberi di opporci, di fare sentire la nostra voce dissenziente, libera. Oggi non siamo liberi di eccepire, di sindacare, di scegliere il meglio.

L’ultima settimana

Meno sei. Al voto. Questa settimana non parlerò d’altro.

Berlusconi Silvio irruppe nella scena politica nazionale come una meteora e come tale fece, cadendo, una gran luce, un gran fracasso e devastò equilibri, accese speranze, sconquassò tutto quello che eravamo abituati a conoscere della vita politica e fece breccia nei cuori dei moderati: arrivava l’Uomo Nuovo.
Chi stava a sinistra si illuse che la maggioranza dei cittadini di questo paese considerasse impossibile che un Berlsuconi potesse vincere e governare. Pensava che il Paese ne avesse le tasche piene dei matti alla Cossiga; che dopo Mani Pulite ci fosse bisogno di rigore. Invece la gente voleva che l’intero paese continuasse a fare quello che già faceva da almeno un decennio: accendere la TV su Canale 5.

Io non posso perdonare a quest’uomo di avere diviso l’Italia in fazioni: ma non su scelte economiche, politiche (ad esempio sul metodo più efficace per ridurre il debito pubblico, o la pressione fiscale…), ma sulle questioni unificanti, identitarie.
B., per dire, ha fatto diventare il 25 aprile una festa "di sinistra". B. non ha mai partecipato alle commemorazioni del 25 aprile, e con questo atteggiamento ha portato lui indietro le lancette della storia: lui ha dato un significato politico alla festa della liberazione nazionale. Ha asserito – e con lui i suoi alleati – che ci fosse qualcosa da mettere in discussione. Dopo 50 anni! Ha stabilito che non è giusto che a festeggiare fosse solo una parte (logico: se lui mostra di non voler far festa noi che si fa? si piange? No, si festeggia. Ma festeggiando solo noi la festa cosa diventa? la festa di una sola parte).
Solo una parte? E l’altra parte quale sarebbe?

Il motivo era chiaro: il suo migliore alleato era dichiaratamente (malgrado le false abiure) uno degli sconfitti del 25 aprile, uno che aveva da sempre rinunciato alla convivenza nazionale e non vedeva l’ora di prendersi le sue rivincite. Chi è allora che cammina guardandosi le spalle?

Ma Berlusconi e Fini hanno sostenuto che era giunta l’ora di chiudere i conti con il passato: come se il 25 aprile li tenesse aperti, come se ogni 25 aprile che Andreotti e Moro e Fanfani e Rumor hanno festeggiato in questi 50 anni ci fosse il sangue di una ferita aperta.

E tutto questo lo ha fatto in nome di un ideale? No. Lo ha fatto perché B. è principalmente un uomo che odia. Odia chi non lo ama.