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Archive for the ‘letteratura francese’ Category

Bouvard e Pécuchet, di Gustave Flaubert

Flaubert, Bouvard e Pécuchet (1881)

[le letture del martedì, di RdB] 

flaubertBouvard e Pécuchet (B&P) è un romanzo di una crudeltà assoluta. È la storia di due poveri idioti, che si incontrano per caso a Parigi. Bouvard beneficia di una grossa eredità. I due decidono di comprare una fattoria nel Nord della Francia, dove iniziano a cercare di perseguire gli obiettivi più diversi, dilapidando fortune.

Attraversando lo scibile umano, B&P falliscono in tutto quello che fanno. Agricoltura, arte dei giardini, agronomia, frutticultura, orticultura, distilleria, fabbricazione delle conserve in scatola. Chimica, fisica, anatomia, medicina e filosofia della medicina, passaggio da diete assolute a ingozzamenti illimitati, esperimenti con gli animali – con tentativi di farli accoppiare – studio delle specie, utilizzo del microscopio. Geologia, con discussioni su maremoti, terremoti, vulcani, e altri cataclismi. Litigate con un prete sull’origine della terra e della creazione. Ritrovamento di un cassone rinascimentale e innamoramento per archeologia, studio di cattedrali e castelli, origini della civiltà celtica, ricerca di ceramiche. La casa viene trasformata in un museo. Studio della terra di Francia, dalle origini alle varie interpretazioni della rivoluzione. Storia di Roma, filosofia della storia e scrittura di una biografia di un imbecille. Letteratura, teatro, grammatica: il romanzo storico di Walter Scott, Dumas, romanzi umoristici, Balzac, Racine, Voltaire, la commedia, la tragedia, Victor Hugo, discussioni su cosa sia il bello e cosa sia il sublime. Le speranze del 1848 e la controrivoluzione, passando dall’apparizione degli operai al primo arrivare della reazione, dai socialisti utopisti alla critica del suffragio universale, fino alla caduta della libertà. Delusi da tutto e divorati dalla noia, B&P si innamorano ma finiscono non corrisposti. Educazione fisica, ginnastica, spiritismo, magnetismo, magia, ipnosi, evocazione dei diavoli, fino a sperare nella filosofia: Spinoza, Locke, Condillac, Malebranche, le prove dell’esistenza di Dio di Cartesio, Kant e Leibniz. Ancora una volta B&P si perdono, si confondono e arrivano a pensare al suicidio, salvo essere salvati dalla scoperta della religione: acquisto di oggetti di devozione, pellegrinaggi, dispute teologiche. Pedagogia, educazione, progetto di fondare un istituto per ragazzi con ritardi: nuovi fallimenti.

B&P è una impietosa critica della ragione e della modernità. Flaubert ci dice: se pensate di poter capire qualcosa del mondo studiando e confrontando posizioni diverse, non avete capito nulla della vita. La modernità ha illuso l’uomo: lo ha convinto che accedendo alla libertà, allo studio, alle biblioteche, alle scoperte scientifiche sia possibile imparare e migliorare le proprie condizioni di vita. Questa conclusione è un’illusione: il progresso della conoscenza, dell’educazione e della scienza possono condurre due imbecilli solo all’accumulazione di disastri.

Arbasino considera B&P come il secondo libro più bello del mondo, dopo il Don Chisciotte.”La fascinazione per la betise, per la stronzaggine umana, da nessun autore è mai sentita con un’ingordigia così entusiastica e parossistica”. Si racconta che per scrivere B&P Flaubert abbia letto oltre 1.500 volumi; era consapevole che redigendo il romanzo correva il rischio di diventare come i due protagonisti. Turgenev, Taine, Zola erano preoccupati per lo sforzo compiuto da Flaubert per accumulare i materiali necessari per il libro, che l’autore non vide pubblicato a causa della morte improvvisa nel 1880.

B&P è una delle prime invasioni della saggistica nella letteratura. Nel 1851 erano già apparse le descrizioni naturalistiche delle balene in “Moby Dick”. Ma B&P è una discontinuità assoluta, perché i testi desunti dai saggi sono il romanzo, non ne costituiscono una parte. Si pensi alle successive discussioni filosofiche in “L’uomo senza qualità” e alle contaminazioni di storia ed estetica medievale in “Il nome della rosa”. Ancora Arbasino: “B&P non chiude una strada. Ne apre tante”. Ezra Pound ha scorso un parallelo tra il Leopold Bloom dell’Ulisse e B&P: tutti e tre presentano una gigantesca collezione di assurdità, un’enciclopedia di brani, fatti, approssimazioni, sciocchezze, confusioni, superficialità, ombre di pensieri raccolte in giornali e libri.

B&P è scritto nella stessa maniera perfetta dei precedenti capolavori di Flaubert: ci sono descrizioni indimenticabili di cosa siano la noia in campagna, l’ozio domenicale, le illusioni d’amore. C’è la stessa cura maniacale dei dettagli. Anche il messaggio fondamentale resta lo stesso di tutta la poetica di Flaubert: come Madame Bovary e Frederic Moreau di “L’educazione sentimentale”, B&P falliscono senza redenzione.

Letteratura al quadrato. Viaggiatore in terra, di Julien Green

26 agosto 2015 1 commento

Viaggiatore in terra, di Julien Green, è quello che si sarebbe definito una volta “racconto del mistero”. Non so se questa definizione sia ancora in uso. E’ stato scritto tra il 1924 e il 1925, quando lo scrittore franco-americano aveva ventiquattro anni, ed è da poco stato ripubblicato in Italia in una raccolta dal titolo omonimo dall’editore Nutrimenti con ottime note ai testi. Quella su questo racconto è di Filippo Tuena, anche curatore della collana che la ospita.

Essendo un “racconto del mistero” dirò molto poco sul suo contenuto, per non rovinare il piacere della lettura. La cosa interessante del racconto è il riuscito intreccio fra tensione emozionale e manipolazione della materia letteraria. La scrittura, nel racconto, è co-protagonista, alla pari con i vari personaggi.

Intanto, in una nota in esergo l’Autore (non “juliengreen”, ma un’entità astratta di secondo livello) avverte il lettore che quello che leggerà è la “traduzione” di un testo scritto evidentemente in inglese (Green scrive in francese), visto che i fatti raccontati si svolgono negli Stati Uniti, ed è a sua volta la collazione di vari documenti (una sorta di memoria del protagonista principale, lettere, frammenti) redatti dai diversi attori della vicenda. L’oggetto letterario che abbiamo sottomano è dunque una duplice astrazione: una serie di testi “tradotti” da immaginari “originali”, da un autore fittizio che, oltretutto, tiene a sottolineare come ne abbia scartati altri, pure rintracciati, che permisero di dare un seguito al manoscritto, ritenuto però solo frutto di fantasia: “e quindi – scrive l’Autore –  ho creduto bene ignorarlo”. Séguito sostituito quindi dalle lettere che, scrive sempre l’Autore, “sono parse più interessanti perché i fatti che riportano sono veri”.

Rozzamente si può dire che si tratta di un caso di dissociazione schizofrenica, risolta in modo estremamente efficace (credete: dà i brividi, almeno quanto il finale di Psycho) proprio attraverso l’alternanza delle voci, ognuna delle quali aggiunge un elemento di comprensione della vicenda da un diverso punto di vista, e quindi proprio attraverso l’uso strumentale della scrittura, che diventa per Daniel, il protagonista, il mezzo per esprimere e realizzare (nel senso di: reificare) il proprio mondo interiore, e per l’autore-traduttore, il mezzo per pervenire alla “verità”.

Potenza della letteratura. E’ come se il legno con cui è fatto un tavolo esprimesse, enunciasse, nel suo essere tavolo, anche, pienamente, la sua natura lignea, la legnità del legno, la necessità del legno di farsi tavolo. Il che non è, perché un tavolo è un tavolo e al massimo può rappresentare la materia con cui è realizzato solo se venisse lasciato in uno stato perfettamente grezzo, privo di ogni forma di manipolazione, la sezione di un tronco rovesciata e appoggiata su un piedistallo, ma allora sarebbe ancora paragonabile al manufatto letterario? Suggerirebbe solo una funzione, senza interlacciare alcun discorso, come dire, di ordine estetico, fra materia e forma.

Mi sono spinto troppo in là? Comunque, leggete questo libro bellissimo.

Balzac, il Campione del Romanzo

22 settembre 2014 2 commenti

[Honoré de Balzac è uno degli autori più presenti nella galleria di recensioni del martedì del nostro impagabile RdB. In questo pezzo cerco di capire il perché]

 

Non è un caso se François Truffaut ne I quattrocento colpi, dovendo trovare un autore da un’opera del quale far copiare Antoine Doinel il temadoinel_Balzac per la scuola, faccia cadere la scelta su Honoré de Balzac (l’opera è La ricerca dell’assoluto).  Balzac è l’eroe del piccolo Antoine. Il suo ritratto viene appeso al muro della sua cameretta. Perché proprio Balzac? Balzac è il cantore dell’epopea borghese francese, e parigina in particolare, della prima metà dell’ottocento. L’analista oggettivo, spietato e ironico di cortigiane, nobili e arrampicatori sociali, piccolo borghesi, giornalisti e scrittori, ritrattista fedele e rigoroso, critico al limite della perfidia. La sua penna d’oca è intinta nel fiele, per farne scaturire un mondo vivido e marcio, corrotto e dolente, dove la bellezza fa fatica a districarsi dal fango dei peggiori istinti (ma finisce con il prevalere: nelle sua arte). Il perfetto alter ego di Doinel, costretto nella prigione familiare di un padre imbelle e una matrigna dai sentimenti falsi e troppo severa. Soprattutto perfetto correlativo letterario del giovane Truffaut, le cui difficili origini, come quelle di Doinel, cercavano un riscatto nella cura del bello radicato, o nascosto, nel baratro della dissoluzione della Parigi degli anni venti del XIX secolo.

Ma cosa fa di Balzac un autore così vicino a noi lettori del XXI secolo? Come può uno scrittore morto nel 1850 darci ancora delle risposte?

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