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Archive for the ‘horcynus’ Category

Balene, delfini, orche, fere, pescebestino….

baleneDelfiniPicL’immagine dell’orca del post precedente è tratta da questo bel libro, trovato in edicola quest’estate, che è stato utilissimo nella lettura di Horcynus Orca

(cliccare per ingrandire, se credete che per voi abbia un senso)

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Categorie:horcynus

Orcaferone

orcaIn Bottega prosegue la lettura dell’Orca per antonomasia…

Categorie:horcynus

Intanto è arrivato lo scirocco

20 agosto 2006 2 commenti

"Lo scirocco non è vento fedele di carattere, vento sempre a una faccia e sempre netto di faccia, non è, tanto per dire, greco o maestrale, che persino un muccuso, alla fine ci sa leggere. Lo scirocco è un vento africanazzo su cui non si può fare il minimo assegnamento, perché il nome è uno e le razze sono tante. Per lo scirocco ci vuole l’indovino per sapere come e da dove ti piglia, se ne viene uno o una mandria, se viene per allisciarti bavabava o per graffiarti la faccia e accecarti coi suoi granelli di sabbia, o se si getta in calmeria o se ti gonfia tutto."

(Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, pag. 535)

Categorie:citazioni, horcynus, sicilia

Grampi

Le fere, si sa, non esistono. Il mondo magico e incantesimato di Horcynus Orca è un’illusione ottica, il punto di vista della morte sulla morte e sulla memoria di quando si era vivi, una Totentanz rutilante, un arcalamecca senza nulla di tangibile, di sperimentabile.
Così, quando il bambino ieri, verso l’ora di pranzo, sulla spiaggia di Mazara, sotto un sole addomesticato da una leggera brezza di terra, ha indicato il centro del nulla, nel mare profondo a suo padre e ha detto papà, gli squali! io ho pensato che non squalo deveva essere, ma fera, e se era fera non esisteva, a meno che non fosse la fata morgana, ma non era tempo da fata morgana e allora ho affisato lo sguardo anche io verso il nulla del mare lontano e non ho visto niente.
Il padre ha detto al figlio, tonni dovettero essere. Ma sono pericolosi? ha chiesto il bambino, guadagnando la riva, no, ha risposto il padre, non si avvicinano a terra. Sono ancora là, ha detto enfatico il figlio, ma io ho guardato ancora verso il punto dove l’indice del muccusello puntava, alla  fine dell’arco del braccio abbronzato, e non ho visto niente, e per quanto sforzassi gli occhi solo riflessi argentati vedevo, solo piccole onduzze calmierate dalla brezza di terra. Niente.

Invece.
Prima pagina del Giornale di Sicilia di oggi.
"Un grampo", cetaceo appartenente ai delfini, si è arenato ieri pomeriggio sulla costa di contrada Forgia, a Valderice, ed è stato riportato al largo con un’operazione di salvataggio che ha impegnato la Guardia costiera e i vigili del fuoco. Il cetaceo, del peso di circa 200 chili, è stato avvisato da alcuni bagnanti che hanno dato l’allarme…"

Horcynus Orca, p. 590 e ss.: "Inaspettato, nel mezzo di un nuvolio, si mollò in capo a lui a pesomorto, rimbalzando quindi da lui nuovamente in acqua. Sarà stato tre, quattro càntari di peso, e anche se si trattò più d’una toccatina a volo d’uccello che d’un vero e proprio scotrumbamento, lui si sentì incalcare e schiacciare sotto quella gran massa di carne ammollita d’acqua che gli rimpallava addosso…[…] Bene, si disse allora, tenendo il respiro fra i denti. Non sarai di certo tu, cramposo Manuncularais, a dire che Caitanello Cambria si tirò indietro, non sarà di certo uno che venne di così lontana via, uno schiumazzoso del tuo stampo, a vantarsi che mi pigliò a zimbello senza che io dicessi né schi né sco né passa in là. […] Pigliò perciò il pugnaletto marocchino, se lo girò all’indietro, sotto il polso, poi incrociò le braccia intorno al collo, come per ripararsi di un nuovo assalto, ma tenendosi tutto teso pronto a scattare per pigliarlo d’infilata. […] Lo aspettò, lo aspettò, e a un salto che fece più spinto e più confidenziale degli altri, un salto col quale gli arrivò addirittura faccia a faccia, quasi occhi negli occhi, gli mollò un fendente con la piccola scimitarra marocchina, un fendente proprio là, sopra il nasone, in mezzo ai connotati, dove il minuscolo cervello gli sta come per fronte. […] Come se in quel momento si fatasse per amore di Caitanello Cambria, quel tangeloso nettaunghie femminino tagliava l’aria fischiando  sopra Manuncularais e gli sforbiciava la cima della pinna soprana, abbassandogliela di almeno due dita. […]
Con la vista annebbiata vedeva confuso Manuncularais, come pigliato dai turchi, voltarsi di scatto all’indietro e sbiancarsi nel vedersi mozzata la cresta mafiosa e restare là per aria, rattrappito e storciuto come se per lo strabilio il Grampone si fosse tramutato in statua nel mezzo del suo nuvolio, fatto di stucco e appeso nel vuoto come per ludibrio.
"

Vento

27 luglio 2006 1 commento

Ci risiamo. Che vi debbo dire? E’ molto meglio stare 4 settimane al mare in Sicilia che stare 4 settimane a Roma in agosto.

Vi lascio con un anticipo del vento di Sicilia, sulle cui coste approderò sabato mattina, all’alba.

"A quello scopo la casa di suo padre gli faceva da conchiglia. Se ci poggiava l’orecchio, gli pareva di sentire suo padre che per lui risollevava i venti caduti ormai per sempre nel suo medesimo petto, che risoffiava il verso di una vita che non era più vita, e non era ancora morte, ed era un accorato sentire, come è d’un vento quando cade senza riparo e sul nuovo vento che s’è alzato, fa quella mossa infelice di tornare a soffiare e resta un aborto pietoso: come nel grande scirocco di levante e ponente, quello sghiribizzo incredibile, di boria finafina, col fiato in gola, che piglia in grecale quando presume di tornare, da Malta o dalle Isola, sullo scill’e cariddi, dove fu allora allora detronizzato da quell’africano a doppia faccia, e soffio sopra soffio, si asfissia nello scirocco, schiacciandosi sopra il mare, come una quaglia sfinita dal vento contrario."

(Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca)
(Cadmio, studia!)

Categorie:citazioni, horcynus, letture

Letture in corso

25 luglio 2006 2 commenti

Ciccina Circè, per me non esiste. O forse non esiste ‘Ndja Cambria. Forse sono spettri, come dice Rosalia Orioles.
Però intanto, nella notte, su una barca al largo fra Scilla e Cariddi….

"Poi accostò la bocca al suo orecchio come per parlargli in grande segretezza, si appoggiò e aderì alla sua spalla con tutto il suo lungo, largo petto mammelluto, e questo allora sembrò aprirsi al taglio del suo fianco, rientrare profondamente e dilagargli intorno, in un biancore di schiuma, come l’ondata che viene a infrangersi contro uno scoglio e speronata, gli si apre intorno schiumeggiando e sembra allora che se lo risucchi e incorpori. Se la sentiva spandere ed espandere intorno alla spalla, lungo il fianco e sotto il gomito: molle, spaziosa e fluttuante, che sciacquava sotto il corpetto allacciato alla vita, come si fosse partorita quello stesso giorno e fosse ancora gonfia e traboccante di latte. Intanto, però, s’imbeveva dell’odore d’olio d’oliva delle sue trecce, un odore forte e trasudante come le avesse calate dentro una giara."

(Stefano D’Arrigo, Horcynus Orca, p. 338)

Categorie:citazioni, horcynus, letture