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Archive for the ‘politica’ Category

Leopolda

E’ vecchio, le sue sono idee da anni ottanta, suo padre era un democristiano, ha partecipato alla ruota della fortuna, scalcia e non si “mette a disposizione”, è della Margherita, è di destra, è il vecchio che avanza.

Io non avrei mai pensato un giorno di dovermi trovare a difendere Matteo Renzi. Ma lo faccio volentieri, proprio perché mi sta abbastanza antipatico, come persona. Non mi piace la sua evidente arroganza da primo della classe. Quella sua aria da bamboccione cresciuto male.

Magari non capisco nulla di politica, ma le critiche che gli vengono rivolte mi sembrano tutte ideologiche, astratte, perfefttamente inscritte nella struttura mentale e politica che Renzi cerca di combattere. Sono tutte figlie del Ventesimo secolo.

Non mi sembra che le idee di Renzi siano: meno diritti, meno libertà, più diseguaglianza sociale, più casta, più privato meno pubblico. Quello che non va proprio giù di Renzi è la foga iconoclasta. Il suo essere dentro il suo tempo senza fare lo schizzinoso ideologico.
Per cui Bersani si sente attaccato perché per quanto un po’ sempliciotto arriva anche lui a capire che l’icona da klazein non è solo D’Alema, o Veltroni, ma lui medesimo.
Vendola capisce che ciò che Renzi vuole rottamare non è il PD, ma la politica autoreferenziale incardinata nei meccanismi fordiani che non esistono più, ma che fanno tanto comodo perché praticare la nostalgia è molto più facile che interpretare la realtà così com’è (naturalmente i Vendola, i Landini e i loro adepti sono convinti di interpretare la realtà così com’è).
Cofferati idem: come può non sentirsi messo sotto accusa quando Renzi se la prende con i professionisti del sindacalismo nella pubblica amministrazione? e con quello scandalo di proporzioni colossali dei corsi di formazione organizzati dai sindacati? Ma vi rendete conto: venerdì scorso c’è stato uno sciopero nel pubblico impiego proclamato soltanto dalla UIL! Dalla UIL! Dio mio.

Detto questo credo che la macchina del fango mediatica ormai sia in moto e sarà difficile fermarla. Come si fa a contrastare l’opinione comune? Non ci sono ragionamenti sul merito che tengano. Renzi è accerchiato e se davvero è intenzionato a candidarsi per le primarie dovrà fare una fatica enorme per convincere di essere vittima del nodo gordiano più classico: quello che per essere sciolto non c’è che reciderlo. Perché ogni parola spesa contro di lui è una parola diretta alla sua persona, non alle sue idee (ovviamente chi lo attacca sostiene di attaccare le sue idee, che poi sono due: essere andato a casa di Berlusconi e aver detto di stimare Marchionne). E replicare con le idee significa implicitamente non rispondere ai suoi avversari che così trovano campo libero e possono continuare a fare il loro comodo dialettico: in questo sta la macchina del fango, in questo sta il berlusconismo culturale: non entrare nel merito e prendersi tutta la scena, tanto dall’altra parte si parla un’altra lingua, giusta o sbagliata che sia. Il baro che accusa l’altro di barare. Come fai a difenderti?
Ma insomma, provate a trovare una sola idea di destra nel programma uscito dalla “Leopolda”. Non è che mi faccia impazzire. Mancano cose fondamentali sullo sviluppo, secondo me. Ma proposte di destra proprio non mi sembra ve ne siano.

Naturalmente tocca fare la fatica di leggerlo.

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Categorie:italia, Politica, politica

Le biblioteche e la legge sul prezzo dei libri

Il primo agosto il Presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche (AIB), Stefano Parise, ha scritto al Presidente della  Repubblica la seguente lettera (da qui)

al Presidente della Repubblica
ai Presidenti di Camera e Senato
ai Presidenti delle Commissioni cultura di Camera e Senato
e p.c. all’On. Levi

Signor Presidente,
desidero sottoporre alla Sua attenzione le conseguenze che la recente approvazione da parte del Senato della Repubblica del ddl Levi n. 2281-B, riguardante la nuova disciplina del prezzo dei libri, avrà sulle biblioteche italiane.

Il provvedimento dispone che la vendita di libri in favore di biblioteche, archivi, musei pubblici, istituzioni scolastiche e università (art. 2 c. 4 lett. b) possa essere effettuata con sconti fino ad una percentuale massima del 20 per cento sul prezzo di vendita fissato dall’editore. Questa previsione, che nelle intenzioni del legislatore deroga in senso positivo al tetto di sconto massimo fissato dalla norma (15 per cento), in realtà produrrà l’effetto opposto, compromettendo la possibilità di documentare adeguatamente nelle collezioni bibliotecarie la produzione editoriale corrente.
Le biblioteche, infatti, hanno goduto sino a questo momento di percentuali di sconto più elevate grazie alle politiche di vendita effettuate a loro favore direttamente dagli editori o dagli intermediari specializzati che competono sul mercato degli appalti pubblici di fornitura.
Questa situazione, determinata da dinamiche di libera competizione commerciale, ha compensato, almeno parzialmente, la significativa riduzione di risorse economiche disposta dagli enti titolari (lo Stato, gli Enti Locali e le Università in primis) a seguito degli interventi di contenimento della spesa pubblica emanati dal Governo; interventi che negli ultimi 5 anni hanno quasi dimezzato del peso delle biblioteche come acquirenti sul mercato editoriale, passato dal 5% del fatturato complessivo nel 2005 a circa il 3% nel 2010.

Da settembre, con l’entrata in vigore del DDL Levi, sarà come se sulle biblioteche d’Italia si abbattesse un’altra manovra finanziaria, che penalizzerà la possibilità di offrire servizi di accesso all’informazione e alla conoscenza di livello adeguato alle esigenze dei cittadini e toglierà strumenti di lavoro alla ricerca scientifica.
La nostra Associazione non è mai stata pregiudizialmente contraria all’esigenza di una regolamentazione che tutelasse le librerie indipendenti, un anello fondamentale nella filiera del libro e della lettura. Abbiamo tuttavia sottolineato l’esigenza di contemperare le specifiche esigenze dei diversi attori dell’intera filiera del libro, che non sono totalmente coincidenti.
La previsione di eccezioni per scuole e biblioteche, modellata su analoghi provvedimenti in vigore in alcuni Paesi comunitari, avrebbe dovuto tenere conto della carenza di politiche di sostegno, anche economico, da parte delle Istituzioni alle nostre biblioteche. Solo per fare un esempio relativo a due grandi aree metropolitane, l’indice di investimento pro-capite per il potenziamento delle dotazioni librarie nel 2008 era pari a 1,30 euro a Torino e 3,40 euro a Lione (dati IFLA – International Federation of Library Associations).

Per queste ragioni abbiamo sostenuto, inascoltati, la necessità di prevedere una piena esenzione per le biblioteche, che pur rientrando nella categoria dei “consumatori finali” rappresentano in realtà una categoria di mediatori della conoscenza e della cultura che agisce per rafforzare l’attitudine alla lettura e allo studio della popolazione e per favorire l’accesso ai prodotti editoriali; non, dunque, pericolosi concorrenti delle librerie ma preziosi alleati nella faticosa impresa di innalzare i livelli culturali della nazione e di aumentare la familiarità degli italiani con libri e lettura.

Le biblioteche offrono in forma gratuita un servizio pubblico di accesso alla cultura, alla conoscenza e all’informazione a tutti i cittadini, senza discriminazioni; forniscono un supporto a studenti, ricercatori e a quanti lavorano per creare le condizioni per una ripresa di competitività del Paese; conservano, valorizzano e trasmettono alle generazioni future attraverso le loro raccolte la memoria della nostra produzione culturale, che è il fondamento dell’identità nazionale. Temo che assolvere queste finalità a partire dal primo settembre sarà ancora più difficile.

Signor Presidente, se le biblioteche sono un bene comune come è possibile che una legge dello Stato non ne tenga conto?

Stefano Parise
Presidente AIB – Associazione Italiana Biblioteche

The SpiderTruman show

Nel giro di pochissimi giorni SpiderTruman, l'anomimo divulgatore delle "cose segretissime" che succedono fra le mura di Montecitorio, Palazzo Madama e dintorni, è passato da eroe a  impostore, poi probabilmente di nuovo a eroe e così via.
La rete produce, ingurgita, digerisce e infine espelle alla velocità della luce. E' questa, alla fine, la cosa più interessante. Non sono passate 72 ore che dal plauso si è passati al sospetto, al dagli all'untore.
"I segreti della casta" è una cosiddetta "Pagina-fan" su Facebook, aperta da un sedicente ex precario (portaborse/segretario/tuttofare) licenziato dopo quindici anni dal suo deputato, e che per questa ragione ha deciso di vuotare il sacco.
Manco per niente! Tuona Arianna Ciccone di Valigia Blu. Perché, per cominciare i documenti che sta via via pubblicando si riferiscono a notizie già divulgate da anni, da Rizzo/Stella in giù. Secondo: se pure non fosse un fake, la motivazione assai poco nobile che lo muove (la vendetta personale) lo scredita anche prendendo per buoni i risultati che produce.
Ma la cosa più interessante secondo me la scrive Fabio Chiusi, qui: la repentina popolarità della pagina Facebook, e poi del blog di SpiderTruman è stata ottenuta grazie al rapidissimo rimpallo della notizia su organi di stampa tradizionali, o ad essi assimilabili, che hanno "battuto" la notizia ieri (domenica, quando la pagina è apparsa sabato): Ansa, Corriere, TGCom, Il Fatto…  Eppure, c'è da giurarci, qualora dovesse essere accertata la natura fasulla dell'operazione, vedrete come gli stessissimi organi di stampa ci metteranno un minuto "a imputare al popolo del Web l'eventuale bufala": credulone, immaturo, incapace di operare la selezione, di giudicare, inaffidabile.

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Abbiamo vinto

13 giugno 2011 6 commenti

Ore 16:00. Di fronte ai dati dell'affluenza (il quorum è stato superato, anche se di poco), Gaetano Quagliarello e Paolo Bonaiuti, visibilmente soddisfatti e finalmente rilassati, dichiarano alla stampa che si è trattato di un sostanziale pareggio, se non di una risicata, sofferta vittoria per il Popolo della libertà in generale e Berlusconi in particolare.
Infatti, dati alla mano, poiché i SI hanno non hanno ottenuto, come si auguravano i promotori dei referendum, il 100% delle preferenze, se sommiamo gli sparuti NO al numero di elettori che non è andato a votare risulta chiaro ed evidente come i sostenitori di Berlusconi siano saldamente maggioranza nel paese.

(ora vai con riti apotropaici)

Puoi immaginare che l’aria che respiri venga acquistata da una società?

Sempre a proposito del futuro

2 marzo 2011 2 commenti

"Instead of cutting the investments in education and innovation we need to out-compete the rest of the world, we  need a balanced approach to deficit reduction. We all need to be willing to sacrifice, but we can’t sacrifice our future".

(Barack Obama)

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Wikileaks

29 novembre 2010 1 commento

Tanto per stare sulla notizia.
Tre sono le cose che mi colpiscono.

1. L'evidente totale nonchalance con cui l'amministrazione americana confonde, mescola il ruolo del diplomatici con quello dei servizi segreti. Si evidenzia un'assoluta sovrapposizione che, se da una parte uno se l'aspetta pure, per aver visto un buon numero di film al riguardo, da un'altra uno pensa che non sarà proprio così. Invece è così. Le ambasciate a questo servono. E non perché ospitino agenti segreti più o meno in incognito, sotto le mentite spoglie di addetti culturali, o di anonimi impiegati del consolato. Ma perché sta proprio nel mansionario.

2. Detto questo, stupisce (sempre per il motivo di cui sopra: non può essere proprio come nei film. Invece è come nei film) la protervia americana nel giudicare qualsiasi uomo politico di qualsiasi nazione del mondo.
Alla fin fine a me pare un atteggiamento che tradisce una imbarazzante ingenuità e incapacità di relazionarsi con gli altri che spiega il, o è spiegata dal tipico complesso di superiorità degli americani (oggi fra l'altro neppure tanto più giustificato), ma che, e questo mi sembra più grave, tradisce scarsa intelligenza.
Non è possibile che per l'amministrazione degli Stati Uniti nessun leader europeo o mondiale riscuota una seppur tattica fiducia. Non la Merkel, non Cameron, non i russi, non i cinesi, non Sarkozy (per tacere di Berlusconi). Sono tutti inadatti, modesti, pavidi, guasconi, racncorosi e quindi, in prospettiva, pericolosi e infedeli.
Ora, non è possibile che un intero corpo diplomatico non riesca a individuare almeno un alleato in cui riporre fiducia o su cui dare un giudizio positivo, anche in presenza di qualche limite, o difetto politico o caratteriale. L'impressione che si ricava è invece di un ricorrente,  pavloviano disprezzo che rende un inutile esercizio retorico l'arte della diplomazia. Tanto, con gente così…
Ma questo è un atteggiamento controproducente e inutile. Ma soprattutto stupido: denota la profonda, totale incapacità di capire l'altro da sé, rapportando sempre tutto alla propria scala di valori (detto questo anche io darei su parecchi di questi bei tipi un giudizio sarcastico o sprezzante; ma io sono io, non devo calcolare l'impatto o il rapporto costo-benefici del mio giudizio).

3. E infine stupisce un po' come sia implicito per i giornali che la diffusione di questi documenti sia ovviamente legittima. Wikileaks, e i giornali cui si è appggiato, sono considerati delle normali fonti attendibili che per qualche motivo improvvisamente si sono manifestate alla pubblca opinione.
Che ci sia un enorme interesse  e curiosità e ovvio. Che le democrazie debbano essere nei confronti dei cittadini il più trasparenti possibile è naturale. Ma che questo risultato si ottenga attraverso la sottrazione illecita (dal punto di vista del diritto) di documenti riservati e non attraverso la modifica di protocolli istituzionali a me non sembra del tutto scontato.
Cioè, voglio dire. Il diritto all'informazione ha dei confini o è legittimo che riguardi tutto? E il diritto all'informazione passa sopra agli interessi strategici e, finché regolati dal diritto internazionale, legittimi dei governi? C'è una minima preoccupazione sul fatto che questi documenti possano nuocere ai rapporti fra Stati e provocare pericolose tensioni? (io per dire non vorrei mai avere pericolose tensioni con l'Iran e il Pakistan, lascerei correre). E la colpa di chi sarebbe? Del diplomatico che sta facendo il suo lavoro (sporco) o di chi con l'astuzia e l'inganno e l'infedeltà ai princìpi, questo lavoro porta alla luce?
C'è un oggettivo e intenzionale attacco agli Stati Uniti (la cui posizione risulta sicuramente indebolita, sebbene chi ne esca con le ossa ammaccate siano i suoi alleati giudicati tutti chi più chi meno delle amebe), o no? E se c'è, questo è reso più dolce e tollerabile dal fatto che viene fatto in nome della libertà di informazione? E le diplomazie non hanno il diritto di svoglere un lavoro di intelligence che rimanga segreto, o il segreto è sempre e comunque un ostacolo o una minaccia per la democrazia? Ci dovevano pensare prima? E perché? Si può restare neutri di fronte a questo?

Categorie:-, politica, stati uniti Tag: