Archivio

Posts Tagged ‘Paolo Sorrentino’

The young Pope (o the Young Pop?)

6 dicembre 2016 1 commento

[la serie va vista in lingua originale. Tassativamente]

Non è una domanda o un artificio retorico per aprire il pezzo. Molti davvero domandano, a chi l’abbia visto: ma allora com’era questo Young Pope?

law-pope

Leggi tutto…

Youth, di Paolo Sorrentino

2 giugno 2015 2 commenti

Paolo Sorrentino, Youth (2015)

[le letture del martedì di RdB]

sorrentino“Youth” è un film sull’amicizia maschile, sull’amore, sulla vecchiaia, sulla paura di ammalarsi e morire, sul sesso, sui ricordi del passato, sulle passioni giovanili, sulla cura e sul disfacimento del corpo, sulla musica, sulla bellezza, sul rapporto tra padri e figli/e. “Le emozioni sono tutto quello che abbiamo” dice Harvey Keitel e non si può che essere d’accordo con lui.

Nelle sintesi delle trame dei film del “Corriere della Sera” parlano di un film cerebrale. Se “Youth” è cerebrale, cosa dire dei film di Bergman (ad esempio di “Il posto delle fragole”) e di Wenders (ad esempio di “Nel corso del tempo”)? Come potrebbe un regista metà napoletano e metà romano fare un film cerebrale? Altro che cerebrale, “Youth” è un film passionale, un film sulla vita, sul tempo che sta per finire e sul tempo che occorre comunque occupare al meglio. Un film sul futuro.

Magari qualche scena non vi convincerà; sicuramente qualche altra vi apparirà slegata dalle altre; ma se amate il cinema ripenserete ai dialoghi tra Michael Caine e Harvey Keitel; al fantastico duetto-scontro tra Jane Fonda e Harvey Keitel; ai dialoghi tra Michael Caine e la figlia. Penserete a Fellini, a certe scene di “Il circo”, a “La città delle donne” e a “Otto e mezzo”, quando Harvey Keitel vede insieme sul prato della collina tutte le donne protagoniste dei suoi film.

Il film non ha la potenza di “La grande bellezza” ma per fortuna non ne ha neanche la sceneggiatura esagerata e retorica. È un film più intimo, più misurato, più riflessivo, senza scene di massa (scordatevi l’iniziale ballo scatenato di “La grande bellezza”). Sarà difficile per Sorrentino ripetere il successo precedente, ma il film resterà nel tempo.

Questa bellezza salverà il mondo?

30 maggio 2013 2 commenti

[già pubblicato il 28/05/2013 su News-art.it:
http://www.news-art.it/news/questa-bellezza-salvera-il-mondo–di-ezio-tarantino.htm]

toni-servillo-grandebellezzaLa grande bellezza sfiora ma non centra il bersaglio. Ci gira intorno ma, come il lanciatore di coltelli di una scena del film, non colpisce alla figura. Ne disegna il contorno, e se il sangue blu che cola dal pannello dove si sono conficcati i coltelli non può che essere posticcio non è un caso: il film, senza volerlo, è posticcio come i finti nobili che si danno in affitto per conferire dignità alle cene (fasulle in tutto e per tutto: il regista ha dichiarato di essersele inventate, perché quelle che ha frequentato per trarre ispirazione erano in verità noiosissime), fasullo come il finto sangue blu che si addensa sul pavimento.
L’ultimo film di Paolo Sorrentino arriva sugli schermi con circa quarant’anni di ritardo. Se non di più. Pretenzioso e presuntuoso, ambizioso, vacuo e affabulante: come il suo protagonista, Jep Gambardella, La grande bellezza si dispone, con scarso senso della misura, sul piatto di una bilancia che vede, nell’altro, niente di meno, La dolce vitaRoma e Satyricon – la trilogia romana di Fellini. Ma non solo.
Gambardella (il solito Servillo, la cui bravura è ormai implicita nel personaggio cui di volta in volta dà voce e volto) sembra il fratello minore di Massimo De Luca, il protagonista di Ferito a morte, romanzo di Raffaele La Capria del 1961 (quindi quasi coevo della Dolce vita), con il quale condivide l’humus dell’alta borghesia napoletana, ironica, infantile, inconcludente e languida, il bagno a Nisida e un lontano amore idealizzato (Elisa, che ci viene mostrata solo attraverso un flash back rarefatto e deludente, localizzato suppergiù nello stesso specchio d’acqua dove Massimo era stato folgorato dalla sua Carla Boursier).

Leggi tutto…