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Risultati ovvi

30 marzo 2010 2 commenti

Diciamoci la verità. Se in Italia nel 1932 si fosse votato, il PNF avrebbe avuto il 60% dei voti.

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Nel vivo

Bene. Si entra nel vivo.
Che la Chiesa cattolica, cui mi pregio di appartenere, se ne uscisse alla quasi-vigilia delle elezioni con un spot anti-Bonino era assai prevedibile.
La stessa candidatura di Bonino era un assist imperdibile quanto scontato. E il voto delle suore? e delle parrocchie? ci eravamo chiesti tutti un minuto dopo l'annuncio della Emma. Qui si va incontro a sconfitta certa.
Quindi di che indignarsi?

Piuttosto mi indigna la pars construens (o costruens?)
Passi Bonino, campionessa della laicità.
Ma dall'altra parte? Come si può candidamente proporre di votare per "quelli"?

Abbiamo (a parte la Polverini, il cui pensiero religioso credo ignori la totalità della popolazione italiana), abbiamo la negazione dela civiltà cattolica-cristiana. Abbiamo il fideismo pagano, il sentimentalismo populista new age che si costruisce la religiosità su misura (cos'altro è lo slogan stucchevole dell'amore che tutto vince se non il trionfo della spiritualità fai da te, vacua e fricchettona di una qualsiasi setta neo-orientaleggiante?).
Le presunte radici cristiane vantate dai partiti di destra non reggono l'impulso franoso dell'intolleranza e della volgarità egoista più pura, incarnato dalle stesse persone che armano i loro fucili di slogan rétro, nebbiosi e radicali inzuppati nelle torbide acque del Po.
E per carità di patria lasciamo stare i comportamenti del capo supremo. Anzi no. Per una volta. Accettiamo lo scontro sul terreno dell'ovvio.
Campione della vita e della tradizione il nostro presidente? Campione della morale ipocrita e mercimoniosa di valori custoditi nei cassetti con la lavanda da tirar fuori la domenica mattina dopo i bagordi dionisiaci del sabato sera. Sappiamo tutto dell'Uomo. E sia. Accettiamo la sua solidarietà al papa. Accettiamo il sorriso da padre buono, una po' birboncello e un po' peccatore. Chi non lo è. Ma almeno: difensore della vita! Il campione della ricchezza e della sconcezza fatta Idolo, il Rettore dell'Università del profitto e della materia sudicia di visceri di agnelli d'oro manufatti con i soldi della ricostruzione.
Questi sono i valori che la Chiesa italiana propone ai suoi fedeli. L'inconsistenza di sentimentalismi a-cattolici, in salsa di bacco, rivoltati nel lettone di Putin fra tette scollegate fra loro come neuroni nel cervello fritto di Cota.

Voto

Perché votare per il Partito Democratico e non per Sinistra, Ecologia e Libertà con Nichi Vendola, come ho deciso di fare?

Si dice: il PD è un partito nato male, stanco prima ancora di alzarsi dal letto, grigio, lontano dalla gente, non muove le passioni, confuso, irrisolto. SELcNV invece è passione, forza, energia, principi, ideali, sogni, visioni.

Allora. Punto primo. Io credo che in un paese sgangherato come il nostro sia indispensabile che vi sia un grande partito riformista che si opponga al partito di centrodestra al governo. Lo credo fermamente e non ho altro strumento per far sì che questa cosa si realizzi che votarlo in ogni occasione. Anche se questo partito non mi rappresenta al cento per cento, anche se non mi ci identifico. L'identità, in questo momento, mi sembra possa aspettare.
Io voterò per il PD esattamente per lo stesso motivo per cui avrei votato per i Democratici negli Stati Uniti, anche se Obama (che oggi tutti osanniamo per la storica riforma sanitaria)  non è che in politica estera, in Afghanistan soprattutto, stia facendo cose molto diverse da Bush.

Punto secondo. Non mi pare che in questo momento abbiamo bisogno di un partito/persona che si contrapponga al partito/persona di Berlusconi. Vendola ha tutta la mia stima politica, e gli riconosco tutte le qualità che gli attribuiscono i suoi numerosi fans. Penso certamente che la forza, l'energia, la passione, gli ideali che mette sul terreno Vendola rappresentino molto bene i suoi elettori, li coaguli intorno a un sogno, e li incoraggi ad una partecipazione alle cose della società, della politica, della vita.
Ma questo succede sempre quando un leader carismatico fa leva su principi condivisi da una parte della gente a cui si rivolge. Non è sbagliato sentirsi parte di un nuovo progetto, anzi. E non voglio suggerire a nessuno di non fare quello che il carisma di un uomo gli suggerisce di fare. Tuttavia so che il sogno plebiscitario non è una buona cosa per la democrazia. Mi spaventa un po'. Anche se si porta dietro l'entusiasmo della folla. Del resto quale leader carismatico non ha con sé l'entusiasmo della folla? (perché mettere il nome di Nichi Vendola in tutte le regioni dove non mi pare si presenti candidato? Per paura che gli elettori non capiscano? C'è solo un altro partito in Italia che fa la stessa cosa).

Dico solo che in questo momento mi sembrerebbe molto grave che non vi sia una grande forza – non un brillante uomo politico – che controbilanci lo strapotere del partito di Berlusconi. E dico anche che non mi sembra sia il momento di punire il PD per certe sue pigrizie, o reticenze. Sia il momento invece di sostenerlo non solo votandolo, ma, per esempio, riempiendolo di nuova forza. Come ad esempio fa Giuseppe Civati in Lombardia (per nulla appiattito sul suo leader locale, Penati, ma anzi molto critico: ma dal di dentro). Non si tratta di rassegnarsi al meno peggio turandosi il naso, ma una volta appurato che il progetto Partito Democratico sia giusto ed inevitabile trovo sensato e consenguenziale dargli fiducia, non voltargli sdegnosamente le spalle perché i suoi leader al momento non sono in grado di infiammare le folle.

Scenari inquietanti

23 febbraio 2010 2 commenti

Scenari inquietanti, o divertenti, dipende dai punti di vista.

La Bonino inizia lo sciopero della fame e della sete.
In piena campagna elettorale. Una genialata.
Immagino Bersani quando glielo hanno comunicato. Scoraggiato, lo sguardo perso, le braccia larghe: "Lo siopero della fame! Ma ditele qualcosa!"

I giorni passano. A Roma sono programmate riunioni del comitato elettorale, incontri, cene, dibattiti, visite nelle province e comparsate nelle televisioni. Ma Emma non c’è, non viene. Emma se ne sta a casa sua, seduta su un tappeto, a fare lo siopero della fame e della sete, circondata da militanti radicali, ricevendo, di tanto in tanto, la visita patriarcale di Marco Pannella. Rilascia dichiarazioni solo a Radio Radicale.
"Emma, c’è qui Tizio, ti ricorda di quell’appuntamento".
"No, non vado, la mia  è una battaglia liberale e libertaria contro la disinformazione e l’illegalità diffusa…"
"Emma, siamo in campagna elettorale!"
"La mia è una battaglia contro la discriminazione del partito radicale trans (nazionale) in difesa della legalità e della democrazia".

Passano i giorni, la campagna elettorale entra, o dovrebbe entrare, nel vivo. Emma, sempre seduta a gambe incrociate sul suo tappeto è diventata un’acciuga, i capelli stopposi, l’alito che si fa a fettine.

"Emma, tra dieci giorni si vota,  ti avremmo fissato un incontro a Frosinone, alla Confcommercio"
"La mia è una battaglia per la democrazia liberale e libertaria".
"Ti aspettano a Rieti, alla Confagricoltura! Emma…"

Bersani intanto, sempre più depresso non fa che chiedere in giro l’ennesima "lensuolata" per asciugare le lacrime che vengon giù copiose. "E la Bonino, che fa la Bonino? Come va lo siopero?" domanda rassegnato, con un filo di voce. Oramai sa che il Lazio è andato, non si preoccupa nemmeno più.

Intanto, a casa sua, Emma rilascia dichiarazioni sulla pace universale, sulla TAV (è favorevole), sull’acqua (è contraria, infattti sta facendo lo siopero). Marco Pannella le ha appeso al collo il cartello con il numero di conto corrente e il telefono del partito radicale, ma le sta troppo grande. Emma scompare dietro il cartello e, da lè dietro, lancia gridolini di resistenza infiacchita dalla tenacia con cui porta avanti la sua stoica battaglia di libertà.

Arriva il giorno delle elezioni. La Polverini prende il 65% dei voti e la stampa, unanime, ne fa ricadere la responsabilità sul PD.