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Posts Tagged ‘democratici’

Scenari inquietanti

23 febbraio 2010 2 commenti

Scenari inquietanti, o divertenti, dipende dai punti di vista.

La Bonino inizia lo sciopero della fame e della sete.
In piena campagna elettorale. Una genialata.
Immagino Bersani quando glielo hanno comunicato. Scoraggiato, lo sguardo perso, le braccia larghe: "Lo siopero della fame! Ma ditele qualcosa!"

I giorni passano. A Roma sono programmate riunioni del comitato elettorale, incontri, cene, dibattiti, visite nelle province e comparsate nelle televisioni. Ma Emma non c’è, non viene. Emma se ne sta a casa sua, seduta su un tappeto, a fare lo siopero della fame e della sete, circondata da militanti radicali, ricevendo, di tanto in tanto, la visita patriarcale di Marco Pannella. Rilascia dichiarazioni solo a Radio Radicale.
"Emma, c’è qui Tizio, ti ricorda di quell’appuntamento".
"No, non vado, la mia  è una battaglia liberale e libertaria contro la disinformazione e l’illegalità diffusa…"
"Emma, siamo in campagna elettorale!"
"La mia è una battaglia contro la discriminazione del partito radicale trans (nazionale) in difesa della legalità e della democrazia".

Passano i giorni, la campagna elettorale entra, o dovrebbe entrare, nel vivo. Emma, sempre seduta a gambe incrociate sul suo tappeto è diventata un’acciuga, i capelli stopposi, l’alito che si fa a fettine.

"Emma, tra dieci giorni si vota,  ti avremmo fissato un incontro a Frosinone, alla Confcommercio"
"La mia è una battaglia per la democrazia liberale e libertaria".
"Ti aspettano a Rieti, alla Confagricoltura! Emma…"

Bersani intanto, sempre più depresso non fa che chiedere in giro l’ennesima "lensuolata" per asciugare le lacrime che vengon giù copiose. "E la Bonino, che fa la Bonino? Come va lo siopero?" domanda rassegnato, con un filo di voce. Oramai sa che il Lazio è andato, non si preoccupa nemmeno più.

Intanto, a casa sua, Emma rilascia dichiarazioni sulla pace universale, sulla TAV (è favorevole), sull’acqua (è contraria, infattti sta facendo lo siopero). Marco Pannella le ha appeso al collo il cartello con il numero di conto corrente e il telefono del partito radicale, ma le sta troppo grande. Emma scompare dietro il cartello e, da lè dietro, lancia gridolini di resistenza infiacchita dalla tenacia con cui porta avanti la sua stoica battaglia di libertà.

Arriva il giorno delle elezioni. La Polverini prende il 65% dei voti e la stampa, unanime, ne fa ricadere la responsabilità sul PD.

Dilettanti allo sbaraglio

Immunità parlamentare, legittimo impedimento, lodo di qua lodo di là.
Ora l’ultima proposta per accettare il fatto che il Signor Berlusconi Silvio non posso/debba essere processato fino a che rivesta una carica pubblica (ché, dopo quella attuale, ne troverà senz’altro un’altra) è firmata da una senatrice del PdL, Compagna, e da una senatrice del PD, Chiaromonte.
Da scommetterci che passerà alla storia giornalistica come il "lodo compagna chiaromonte".

Quello che non capisco è la procedura.
Parlo per la Sen. Chiaromonte, ovviamente. La Senatrice Compagna può fare ciò che vuole senza dover rendere conto a nessuno.
La Senatrice Chiaromonte, al contrario, un problemino ce l’ha, e non posso credere che non lo sappia.
Del resto la sua ispirazione la trae non chissà da dove, ma dai suoi compagni di partito, molto più illustri di lei, che so? Violante. D’Alema…. (di sguincio: la senatrice Chiaromonte sostiene la candidatura Bonino, nel Lazio)

Il problemino della senatrice Chiaromonte è che si ta parlando di un provvedimento – qualunque sarà alla fine – da far digerire al proprio elettorato come una medicina amara, amarissima.

Io non penso che una soluzione – anche oscena (qualunque soluzione mi sembrerebbe oscena) – non vada trovata. Anche la boutade di De Magistris (mandiamolo alle Cayman con un salvacondotto, è a suo modo oscena, anche se brillante e condivisibile, anzi, in fin dei conti, auspicabile).

Ma quello che non funziona in quest casi è il metodo, postmoderno, molto secondarepubblica, di fregarsene del consenso della propria parte politica.

Da vecchio osservatore quasi-militante di sinistra, penserei che la prima cosa da farsi in questi casi è formare il consenso. Produrlo, con pazienza e abilità. Non si può pensare che il popolo di sinistra si beva qualsiasi cosa venga prodotta dalla prima senatrice che passa. O dall’ultimo Violante.
Invece è così.
E’ questa interpretazione berlusconiana della politica che trovo insopportabile. Ormai fatta propria da chiunque (da Fini a Di PIetro).

Il comunicato stampa è il luogo dove si forma il consenso. Anzi, che lo ignora. Avuto un mandato dagli elettori il modo migliore di onorarlo è farsi gli affari propri, deliberare come se si avesse avuto carta bianca su tutto, a prescindere da tutto.
Poi naturalmente, un quarto d’ora dopo, escono altre agenzie, della stessa parte politica, che smentiscono: Casson (l’ex giudice) dichiara:  la senatrice ha parlato a titolo personale, la sua proposta non è la linea del partito. Ma ovvviamente anche Casson parla a titolo personale.

Ora, non penso che su ogni argomento si possa fare un referendum nei Circoli del PD per stabilire la linea.
Ma per la miseria, ci saranno dei gradi intermedi di mediazione democratica?

Oggi sciopero semantico

14 novembre 2008 4 commenti

Oggi c’è lo sciopero del mondo universitario contro i tagli già divenuti legge sello stato (L. 133/2008) e contro le proposte di riassetto dell’università.

Nel merito: sono ovviamente d’accordo. L’università è un pantano, la colpa è della casta baronale in combutta con quella politica, una sinergia devastante, altro che corporativa: massonica, direi.
La Gelmini, ormai lo sanno anche i sassi, non interviene sulla casta, sugli sprechi. A parole, certo, Nei fatti, taglia fondi alla ricerca, al personale, a tutte le strutture che producono scienza e conoscenza.

Qualche risultato la protesta lo ha ottenuto, sarebbe puerile e autolesionista non riconoscerlo (ma molto italiano: non si prendono mai per buoni i risultati ottenuti alzando la voce: quasi che ci sia più gusto a protestare che a vincere). Nulla sul fronte della scuola elementare (lì Tremonti aveva fissato evidentemente la linea del Piave). Qualcosa in più per l’università (tale era l’enormità delle decisioni prese).

Ho una certa età. Credo più nel dialogo che nell’autoaffermazione consolatoria. Mi sarebbe piaciuto che la protesta fosse consistita in un dibattito con il ministro, da svolgere all’università, per esempio nell’Aula magna della Sapienza, ripreso da telecamere impietose che avesse messo Gelmini con le sue spallucce al muro. Punto su punto, decretino su decretino. La forza della parola l’avrebbe schiacciata. Ne sono certo.
Lo dico perché ormai mi sembra che il problema della politica italiana (forse non solo italiana) è di significati che si danno alle parole e, di conseguenza, di comunicazione.

La lingua della politica è affetta da una specie di retrovirus (quel tipo di virus che, oltre a far danni, svolge compiti essenziali alla propria sopravvivenza) i cui sintomi consistono in continui sfasamenti semantici. Ognuno dà il significato che vuole a quello che dice, alle parole che usa.
La politica si è creata un idiosemantica cui attingere per affermarsi e difendersi dall’attacco della logica razionale.
Bisogna combattere questo virus con la forza della parola, della razionalità, del pensiero forte.

I casi recenti non si limitano alla Gelmini (che può parlare impunemente di riforma), ma anche al caso di Eluana Englaro: le parole sfuggono come essenze diaboliche al loro guscio semantico e svolazzano indisturbate, per cogliere bersagli facili.
Eutanasia, omicidio.
Ignazio Marino, medico e parlamentare PD: "La dignità della vita dal suo inizio alla sua fine naturale non si difende prolungando artificialmente un’agonia. Tale prolungamento come estensione assoluta del principio di Ippocrate potrebbe sfociare nell’idolatria della scienza e nella rinuncia all’umanesimo e persino nella rinuncia alla carità cristiana." (http://tinyurl.com/5mnxr6).

E ancora, su Repubblica di oggi: "Chi parla di omicidio e di eutanasia non sa quel che dice. Qui non si dà veleno per terminare la vita, si prende atto del fatto che la medicina non può più fare nulla, che non c’è più speranza".

Democratici & repubblicani

28 ottobre 2008 2 commenti

[verso il voto USA]

"… l’americano medio aveva in media 9,5 amici. I repubblicani, diceva, in genere ne hanno più dei democratici. Era facile crederlo, dal momento che i repubblicani sono geneticamente disposti a fidarsi della natura superficiale di tutto, che è il modo migliore di fare fiorire la maggior parte delle amicizie, laddove i democratici restano impantanati a cercare il senso di qualsiasi idiozia, si lacerano nei dubbi, si pentono delle loro azioni e si arrabbiano, si risentono e diventano insistenti, che è il modo migliore per stroncarle."

(Richard Ford, Lo stato delle cose. Feltrinelli, 2008. p. 104)