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Un altro incipit

Prologo
(Michael)

Un corridoio lunghissimo. La luce opaca. Echi da altre gallerie, di passi, di avvisi all’altoparlante e di canzoni.
Dal fondo del corridoio vedo avvicinarsi una famiglia cinese. Difficile dire se si tratti di turisti o di residenti a Chinatown. Sono vestiti con la provvisoria decenza dei viaggiatori, ma non hanno in mano mappe, guide, o macchine fotografiche al collo. Il padre spinge un passeggino con una bambina irrequieta. La madre trascina l’altro figlio, pigro e capriccioso. L’età indefinibile dei cinesi. Dai venti ai quaranta. Vengono avanti a strattoni. Sento le loro voci più distintamente. Non ci sono che loro, del resto. Rimbombano nel ronzio dei neon. La madre ce l’ha con il figlio più grande. Lo rimprovera rigida, impenetrabile. Il marito sembra rincorrere la voglia di non esserle da meno, e si agita. La piccola, sul passeggino, si è messa in piedi e guarda il papà. C’è nei due adulti uno sfinimento controllato. Si avvicinano.
Un’anziana signora si dirige verso di loro. Ha una grossa borsa in mano. Circa sessant’anni, un passo spedito, da professoressa. Ha un impermeabile appoggiato sulle spalle, le scarpe marroni, chiuse, con il tacco basso.
I cinesi e la signora con l’impermeabile. Nessun altro. Stazione della metropolitana di Vittorio, a Roma.
Breve tregua sul fronte cinese. Una parentesi, una capsula di silenzio.

Mi volto. Oltre a me, che osservo la scena da molto lontano, ai cinesi e la donna, ora c’è un uomo. Si sta avvicinando in modo nervoso alla donna anziana. O al gruppetto cinese, non si può dire.
La signora anziana non può vederlo, ce l’ha alle spalle. I cinesi sì, ce l’hanno di fronte, ma non sembra che si accorgano di lui, presi come sono dal tentativo di ripristinare l’ordine. Il capofamiglia ha l’aria del cinese più in gamba della sua goffaggine. Forse vivono negli Stati Uniti. Lui potrebbe essere un ingegnere, o un fisico nucleare.
L’uomo ha le mani in tasca.
La donna anziana, se si voltasse, ora potrebbe vederlo negli occhi. Ora lo so: non che questo avrebbe potuto cambiare le cose. Una famiglia cinese, una famiglia modello. Risorse illimitate, tenacia, furbizia, capacità di adattamento rimanendo tali e quali: per questi motivi ce la fanno. L’uomo è adesso molto vicino alla donna anziana, ne sente il respiro, e lei, quello di lui. I cinesi sono lì, a un passo, tra breve incroceranno gli sguardi.
Il cinese guarda l’uomo che gli si avvicina e lo guarda minacciandolo con secoli di storia nascosti dietro occhiali dalla montatura elegante. L’uomo non ha esitazioni, tira fuori la mano dalla tasca: ha una pistola, e con quella spara due o tre colpi, difficile dire, con il silenziatore.
La donna anziana barcolla e cade. L’uomo si allontana.
La donna. Idiota. La donna.
I cinesi la fissano attoniti.
Accanto al corpo della donna ora c’è un uomo alto, con i capelli ondulati, la carnagione bianca e rosa, come la disegnano i bambini. Indossa un impermeabile grigio annodato in vita. Ha fatto tardi e lo sa. Si china sul corpo della donna, constata la morte, apre la borsa, vi fruga dentro.
Mi piacerebbe che qualche volta fosse possibile tornare indietro, come nei film. A marcia indietro, risalire la corrente dello spazio. Ma servirebbe? E poi, fino a dove, fino a che punto? E chi ci garantisce dov’è il vero indiscutibile inizio?
Quell’uomo sono io e sono arrivato tardi. Non che sia la prima volta, e non sarà l’ultima. O forse sì. Questione di età. Quello che si dice passati i sessanta. Che errore. La donna. Perché io pensavo: ce l’ha col cinese. E io coi cinesi non ci voglio avere a che fare. Chi mi conosce può capire il perché.
Tornare indietro. Indispensabile. La donna deve essere uscita dalla metropolitana. Anche l’uomo. Ha atteso il momento giusto. Se n’è fregato dei cinesi e questo dice molte cose. L’uomo e la donna hanno preso la metropolitana alla stessa stazione, direi. Bisogna capire quale. Ha un senso? Lo avrebbe se sapessimo che prima di salire sul treno hanno parlato con qualcuno. Qualcuno che secondo me c’è. E che, secondo me, conosceva bene tutti e due. L’uomo e la donna. Non conosceva i cinesi, però.
Tornare indietro…

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Un sacerdote

28 febbraio 2008 1 commento

Il sacerdote sull’altare dà l’idea di essere allo stesso tempo un gran bravo ragazzo, Mister Bean (cui assomiglia in modo notevole) e una viscida e infida spia della curia.

La cosa singolare è che il sacerdote è effettivamente ognuna di queste tre cose (soprattutto Mister Bean) e questa è la sua vera storia.

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Incipit?

23 novembre 2007 4 commenti

"E’ ora che qualcuno ci vada a dare un’occhiata".

(C’è un’immensa voragine nell’Universo. Si trova tra 6 e 10 miliardi di anni luce dalla Terra. Si tratta di un volume di spazio con un diametro di circa 900 milioni di anni luce dove il "nulla" la fa davvero da padrone. Agli strumenti che l’hanno scoperto appare come una gigantesca macchia oscura nel cielo, come se una mano smisurata abbia cancellato quasi tutti gli oggetti luminosi presenti al suo interno.
Ora un gruppo di ricercatori ha dato una spiegazione a quel fenomeno. Suona fantascientifico, ma Laura Mersini-Houghton dell’Università del North Carolina a Chapel Hill (Usa) dice proprio così: "E’ l’impronta indelebile di un altro universo che sta oltre il nostro". Ma per capire questa spiegazione – apparsa su NewScientist – che potrebbe rivoluzionare tutte le idee sorte sul nostro Universo è necessario fare un passo indietro…)
(da Repubblica.it)

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