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Chiavi di ricerca

28 gennaio 2010 2 commenti

Inauguro una nuova rubrica. Le più belle "chiavi di ricerca" grazie alle quali i miei visitatori occasionali finiscono qui, su questo blog.

Non credo di violare la privacy di nessuno, visto che sono a) del tutto anonime; b) consultabili pubblicamente entrando nelle statistiche d’uso del blog, cosa che chiunque può fare (se non mi sbaglio) cliccando sul pulsante in basso nella colonna di destra di questa pagina.

Visto che dubito di riuscire a pubblicare con regolare cadenza giornaliera la rubrica, penso che uscirà quando ne avrò voglia/me ne ricorderò.
Non c’è alcuna intenzione di deridere chi ha usato le chiavi di ricerca. Solo quella di sorridere di fronte al fatto che un blog abbastanza poco spiritoso, serioso, para-letterario come questo venga poi visitato da persone che hanno le esigenze più diverse, e/o lontane dai miei interessi.

Ieri, per dire, qualcuno è arrivato qui chiedendo a Google se "è possibile acquistare un’alligatore" (sic l’apostrofo). Un altro "come lavare la lana dei matterazzi" (sic),  infine qualcuno in cerca del "pennello cinghiale" (non un pennello grande, ma un grande pennello).

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Tautologico

Mi devo ricordare di ricordarmi che fra due giorni, il 28 agosto, questo blog compie sei anni.

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Il blog e Facebook

23 novembre 2008 4 commenti

FacebookFacebook risucchia energie, da Facebook non si scappa, è peggio di Scientology, o dell’Opus Dei, ma almeno non ci si rimettono soldi. Facebook è una bolla speculativa. Facebook distrae il fannullone di sinistra dai suoi doveri.

Ma la domanda che mi faccio io è: Facebook distrae dall’aggiornamento del blog (visto che questo blog ultimamente sonnecchia mentre su Facebook il suo curatore è frizzante e caustico come non mai)?

In una ansiosa parola: Facebook decreterà (come peraltro vuole qualcuno) la fine dei blog?

No. Su Facebook al momento prevale la goliardata, la citazione della canzone che ci piace, del video preso da YouTube. Non è lo spazio della riflessione, dell’approfondimento di alcunché. E’ uan grande bacheca dove ci si incontra, si scambiano informazioni abbastanza minimali, si incontrano vecchi amici, compagni di scuola, si gioca a bowling, si fanno quiz confrontando i risultati con gli amici.
già si fanno cose più interessanti e sempre di più se ne faranno (anche i blog all’inizio erano solo un giochino di adolescenti tutto amore-cuore-vasco-spinello).

Facebook è una comunità chiusa, per quanto ampia. E’ come una pay-tv, va solo per gli abbonati, anche se non si paga. Quando scrivo qualcosa so già quali persone la leggeranno; so già le facce che faranno.
Non che un blog come questo abbia eserciti di lettori ignoti. Alla fine gli affezionati sono sempre quelli e sono loro molto grato della fedeltà.
Ma almeno c’è tutto un nondo di passanti, di sconosciuti, di avventori casuali che possono passare a dare un’occhiata. Questo è bello. Il blog è di tutti.
Forse Facebook  fa diminuire il tasso di goliardia citazionista, o di critica estemporanea all’ultima sortita del premier, che si preferisce commentare "di là". Non è male, neppure questo aspetto della faccenda, in fin dei conti.
Forse alla lunga finirà per scremare la fuffa, lasciando il mezzo alla comunicazione più "seria" e alla discussione. Forse questa scrematura sarà numericamente tanto consistente da far venire meno – dal punto dei vista dei fornitori del servizio (che ovviamente è gratis) l’interesse per perseverare. Non so, ma al momento non mi sembra una possibilità concreta.
Nel dubbio riprenderò a salvarmi i miei post (come avevo già cominciato a fare), non si sa mai.

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Web 2.0 e libri

DSCF0733C’erano una volta “siti web”. Ora ci sono “piattaforme”.
C’erano una volta i “portali”. Ora ci sono aggregatori e “user generated contents”.
C’era una volta il Web. Ora c’è il Web 2.0 E tutto questo ha a che fare con i libri molto più che con altri pezzi di società.
E’ un fatto. I blog non influenzano la moda, gli stili di vita, i consumi di elettrodomestici (tranne gli apparecchi elettronici in qualche modo substanziali al connettersi alla rete), la cucina, lo sport. Ma fanno vendere libri, fanno scrivere libri (e ci sono libri che fanno scrivere blog).

Questo il succo della storia.

Sono stato alla fiera della piccola e media editoria, Più libri più liberi. Oltre che per vedere l’aria che tirava (fredda fuori, partecipata dentro) anche e soprattutto per cercare di capire. Erano diversi infatti gli appuntamenti in cui si è cercato di venire a capo del rapporto fra editoria e nuovi media. Il risultato? Andiamo per gradi.

Che i blog e a seguire le nuove piattaforme di social networking stiano modificando il rapporto fra lettori e testi è evidente. Quello che ancora non mi sembra sia del tutto chiaro agli operatori è il portato rivoluzionario di questo cambiamento epocale.
L’evoluzione della modalità con cui noi tutti ci rapportiamo alla rete ha spostato il nostro punto di vista sulle cose che facciamo: è cambiato il formidabile punto di vista rinascimentale, del gioco prospettico, e siamo precipitati dentro la visione. Noi non siamo più fuori da ciò che vediamo.
La pittura, la scrittura e il cinema, la televisione ha ricordato Carlo Infante, erano, sono l’altro da me. Nell’epoca dell’User Generated content io sono diventato produttore e destinatario dei miei contenuti.

Questo blog ha circa 4 anni. Ha senso parlare di me in termini di consumautore? (il neologismo è di A. Genovese), o, come più spesso si sente dire in giro, di prosumer? Il fatto che queste pagine siano ospitate da una piattaforma di cui non sono io il titolare, e non siano quindi “mie” fa di me un autore di secondo grado? La differenza tra il mio blog e la home page di Splinder attiene alla forma o alla sostanza delle cose? Splinder, in quanto titolare legale dello spazio web è più detentore di me di qualche diritto a proclamarsi attore digitale a pieno titolo, più di me che sono, fra parentesi, ciò di cui Splinder non può fare a meno di avere per esistere? Splinder piattaforma è giuridicamente il mio burattinaio?

I blog, molto più di altre forme associative come Facebook o MySpace, sono entità autonome, individuali, riconoscibili in quanto tali e legati in alcun modo con l’idea di community. Possono anche esserlo, ma, per esempio il mio non lo è affatto.
Il mio Blog ha lettori più o meno affezionati, ha amici che lasciano spesso commenti e di questo li ringrazio. Ma questo è tutto.

I blog sono tanti, forse troppi. Sono 200 milioni mondo (fonte: technorati) raddoppiano ogni 6 mesi.
In Italia nel 2005 erano 150.000m nel 2006 erano 600.000. Oggi sono 2.100.000.
Sono ancora uno strumento immaturo. Basta guardare la classifica dei 10 blog più importanti di Blogbabel: solo 2 (Grillo e Wittgestein) non parlano né direttamente né indirettamente di blog. Gli altri otto, sono, chi più chi meno, tutti ad alto contenuto autoreferenziale, che è come se i più venduti giornali italiani parlassero di giornali. Non è colpa di Andrea Beggi o di Mantellini. E’ un fatto. Che dimostra la natura ancora immatura della rivoluzione in corso. Ma sto divagando.

(continua…..)
(nella foto, al centro, Marco Palombi, il papà di Splinder, alla sua sinistra la mamma italiana di Lulu.com, alla sua destra Alberto Castelvecchi )

Parole chiave

12 novembre 2007 2 commenti

Aggiornamento sulla classifica delle parole-chiave più utilizzate per raggiungere più o meno consapevolmente questo blog. Sempre saldamente al comando "Sergio Garufi". La mia preferita? "Girini neri", senza alcun dubbio.

sergio garufi 88
blogsenzaqualità 62
bela balasz 49
angelo benolli 38
ezio tarantino 32
quanto guadagna un bibliotecario 28
blog 27
sindrome di susac 24
tor tre teste 22
blog senza qualitã  17
joel retornaz 16
amplesso 13
qualità 13
blog senza qualita splinder 13
girini neri 10
la senza 10
senza 9
retornaz 9
indice gunning fog 9
elenco terapie salvavita 8
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Ricomincio a mangiare

31 ottobre 2007 1 commento

Ricomincio a mangiare – ricordo che  "Cosahomangiatoierisera" non è e non vuole né può essere un blog dove si parli di "cucina" – ricette, delizie e così via. Lì si riporta tassonomicamente ciò che un essere umano, 46enne, di Roma, impiegato con stipendio di circa 1.300 euro straordinari inclusi, coniugato con medico di base 44enne, un figlio di 11 anni, che va a giocare a calcetto il giovedì sera – quasi tutti i giovedì sera, io, non mio figlio – mangia la sera prima.

Il tutto ad uso di statistici, specialisti di sanità pubblica, di marketing alimentare eccetera.
Nei commenti sono graditi scambi informativi, ma anche giudizi sulla qualità delle mie cene o quello che vi pare.
Buon appetito!

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Vacanza & lavoro

27 settembre 2007 4 commenti

Fino a mercoledì mi trovate qui:

Se qualcuno ardesse dalla curiosità di sapere che cosa ci vado a fare eccolo presto accontentato: discetterò about Impending negotiations and passage to online only. User-centred metrics to evaluate journals distribution and costs across scientific areas.
Se vi par poco.

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