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Main street / Sinclair Lewis

7 marzo 2006 5 commenti

Per andare un po’ indietro, in cerca delle radici della narrativa novecentesca americana, ho cominciato a leggere questo libro, ormai fuori commercio, acquistato a 4 euro su una bancarella. E’ tradotto come La via principale, edito da BUR, non so in quale anno, perché non c’è scritto.

Mi è talmente piaciuto l’inizio che non sono riuscito a leggerne più di due pagine. Come come quando metti su un cd e la prima canzone è così bella che la senti 3 volte.

Questo è l’incipit di una sorta di introduzione:
"Questa è l’America:una cittadina di poche migliaia di abitanti in una regione di grano, di granturco, di cascine e di boschi.
Nel nostro racconto la cittadina è chiamata "Gopher Prairie, Minnnesota", ma la sua Via Principale è la continuazione di qualunque Via Principale di qualunque città (…).
La Via Principale è l’apice della civiltà. Perché questa Ford potesse sostare davanti al magazzino Bon Ton, Annibale invase Roma ed Erasmo scrisse nei chiostri di Oxford. Quello che Ole Jenson il droghiere dice a Ezra Stowbody il banchiere è legge per Londra, per Praga e per le inutilizzabili isole del mare (…)."

E questo quello del primo capitolo:
"Su una collina presso il MIssissippi, dove appena due generazioni prima si accampavano i Chippewa, la figurina di una ragazza si stagliava contro l’azzurro fiordaliso del cielo settentrionale: Ella non vedeva indiani, adesso: vedeva i mulini e le ammiccanti finestre dei grattacieli di Menneapolis e di St. Paul. Non pensava nemmeno alle squaw, ai trasporti merci da un fiume all’altro, ai mercanti di pelli yankees le cui ombre erano intorno a lei: stava pensando, a dire alla verità, a una tavoletta di cioccolata alla mandorla; al teatro di Brieux; alla ragione per cui i tacchi si consumano da una parte, e all’insegnante di chimica che aveva spalancato tanto d’occhi per la nuova pettinatura che le nascondeva le orecchie.
Un soffio di brezza, venendo da distese interminabili di campi di grano, gonfiò la sua gonna di taffetà in una linea così graziosa, così piena di vita e commovente bellezza che il cuore di un passante occasionale nella strada più in basso si strinse di rimpianto e di malinconia alla vista di quella precaria ebbrezza di libertà".

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Categorie:incipit, letture