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The SpiderTruman show

Nel giro di pochissimi giorni SpiderTruman, l'anomimo divulgatore delle "cose segretissime" che succedono fra le mura di Montecitorio, Palazzo Madama e dintorni, è passato da eroe a  impostore, poi probabilmente di nuovo a eroe e così via.
La rete produce, ingurgita, digerisce e infine espelle alla velocità della luce. E' questa, alla fine, la cosa più interessante. Non sono passate 72 ore che dal plauso si è passati al sospetto, al dagli all'untore.
"I segreti della casta" è una cosiddetta "Pagina-fan" su Facebook, aperta da un sedicente ex precario (portaborse/segretario/tuttofare) licenziato dopo quindici anni dal suo deputato, e che per questa ragione ha deciso di vuotare il sacco.
Manco per niente! Tuona Arianna Ciccone di Valigia Blu. Perché, per cominciare i documenti che sta via via pubblicando si riferiscono a notizie già divulgate da anni, da Rizzo/Stella in giù. Secondo: se pure non fosse un fake, la motivazione assai poco nobile che lo muove (la vendetta personale) lo scredita anche prendendo per buoni i risultati che produce.
Ma la cosa più interessante secondo me la scrive Fabio Chiusi, qui: la repentina popolarità della pagina Facebook, e poi del blog di SpiderTruman è stata ottenuta grazie al rapidissimo rimpallo della notizia su organi di stampa tradizionali, o ad essi assimilabili, che hanno "battuto" la notizia ieri (domenica, quando la pagina è apparsa sabato): Ansa, Corriere, TGCom, Il Fatto…  Eppure, c'è da giurarci, qualora dovesse essere accertata la natura fasulla dell'operazione, vedrete come gli stessissimi organi di stampa ci metteranno un minuto "a imputare al popolo del Web l'eventuale bufala": credulone, immaturo, incapace di operare la selezione, di giudicare, inaffidabile.

Categorie:-, politica Tag:

Tutto gratis!

Ma davvero l'accesso alla conoscenza, come vorrebbe Rodotà (vedi La Repubblica di un paio di giorni fa) attraverso Internet dovrebbe essere libero e gratuito per tutti? Come l'acqua? (in quanto diritti fondamentali per ogni persona – lo ha stabilito l'ONU, non Rodotà).
(l'acqua non è quasi mai gratuita: a Roma sì, perché ci sono le fontanelle e puoi berla o lavarci la macchina – già farci la doccia è abbastanza complicato).
(L'articolo di Rodotà è bello, comunque, va letto, è stimolante).
L'accesso alla conoscenza libera e gratuita per tutti è una bellissima cosa, ma drammaticamente falsa.
Io, per dire, sono disposto a pagare una sessantina di euro al mese per accedere a Internet (e telefonare) a una banda mediolarga (7 mega), e sul telefonino. E' tanto? poco? Tutti possono permetterselo?
E poi: perché a nessuno viene mai in mente di protestare quando, entrando in una libreria non gli è consentito di prendersi un libro e portarselo via così, senza pagare? Perché è considerato del tutto ovvio e progressista non pagare i diritti d'autore a chi ne ha diritto? O, quantomeno, le spese vive di produzione: se io ristampo i Promessi Sposi e li vendo in edicola, a nessuno suona strano che debba pagare un tot (poco) per entrarne in possesso. Perché in internet è dato per scontato che chi abbia digitalizzato  I Promessi sposi non abbia sostenuto spese e non abbia diritto di rivendicare il suo onesto guadagno?
Ovvio che io sono contento di trovare i Promessi sposi gratis in internet, quindi sono un bell'ipocrita. (magari i Promessi sposi, no).
Il copyleft è una gran bella cosa ma non mi sembra che escluda a priori una forma di guadagno. Quello che non mi è chiaro è perché la forma di guadagno è lecita se compro un libro (perché ci sono dei costi?) e diventa antipatica (no, non illecita, per carità) se la si pretende in rete (dove ci sono dei costi lo stesso).

Detto questo io sono e sarò sempre per l'Open access, che però è tutt'altra cosa. Cosa è? Leggevi Big deal (link qui accanto) e lo scoprirete.

Categorie:-, cultura Tag:,

Classifiche

13 luglio 2010 1 commento

Ho dato un'occhiata alla classifica dei blog letterari elaborata da Wikio.
Tra i primi venti, troviamo essenzialmente due categorie di blog: quelli generalisti (nelle prime posizioni: Nazione Indiana, Booksblog, Vibrisse, La poesia e lo spirito, Carmilla – che non è un blog – Via delle belle donne); e quelli estremamente specializzati in un particolare genere: fantasy, horror, thriller, gialli.

Nazione Indiana, che occupa stabilmente la prima posizione, risulta il venticinquesimo blog nella calssifica generale (precedendo quello di Antonio Di Pietro, Macchianera, Gad Lerner…), dalla cui top twenty stanno finalmente scomparendo i blog autoreferenziali (blog sui blog, su internet, sui PC, sull'informatica: come se i giornali più venduti fossero quelli che parlano di editoria), fenomeno che testimoniava l'immaturità del mezzo.

I primi blog della classifica sono quelli dove si chiacchiera di politica e società: Piovono rane, Wittgenstein, Grillo… Bar, piazze telematiche, forum, talk-show dove però si può prendere la parola. Quasi sempre antiberlusconiani confermano l'immagine di un'Italia spezzata in due. Quella, più tecnologicamente e culturalmente avanzata che si espone di più, è più presente, e per questo sembra maggioranza; e quella che si limita a guardare la televisione, a votare Berlusconi e Bossi, che non appare, ma che è maggioranza.
Almeno per il momento, spero.

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Mi trovate così

Da molti mesi le chiavi di ricerca associate alla curiosità di sapere cosa volesse dire De Gregori con la canzone (bellissima) "Atlantide" sono uno dei modi più frequenti con cui voi internauti finite da queste parti.
Mi fa piacere.
Così come non mancano mai coloro che cercano notizie su Giuseppe Gatì, e qusto mi fa ancora più piacere.
Questo mese c'è una new entry: Sharon Stone. Me lo immaginavo. La sua foto sta lì apposta.
Alttri evergreen: cuscini di lana (feci un post in cui ne dissi tutto il male possibile) e "quanto guadagna un bibliotecario": questa non manca mai. Ve lo posso dire anche subito: poco.
Grazie a tutti e soprattutto grazie a Google!

chiaviricerca

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Libertà e privacy. La sentenza Google

Un giudice, secondo me, non dovrebbe scrivere, in una sentenza, una frase come quella che segue:

"Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilità".

Cosa c'entra la reazione del popolo del Web? In una sentenza di un tribunale.

Ora, le frasi sono rivelatrici.
Io non so nulla di quest'uomo, ma se un giudice, che detiene un potere sovrano e, per quanto appellabile, enormemente più forte della pubblica opinione si sente in dovere di rimarcare il fatto che la sua sentenza si basa – anche – sul principio che non bisogna avere paura della somunica del popolo del Web, secondo me tradisce una paura. Sembra che, del tutto involontariamente, il giudice si ponga in una posizione di inferiorità, dalla quale sente il bisogno di smarcarsi.

Egli sa già che quello che è in discussione non è tanto la violazione di una norma (su cui si può discutere), ma un principio.
E il giudice sa che l'opinione che sta per formulare è contraria a quella del popolo del Web, a quella dell'opinione generale. Ed evidentemente la teme.
Dico evidentemente, perché se così non fosse, non avrebbe avuto nessun bisogno di mettersi sulla difensiva. Avrebbe redatto la sua sentenza e (s)contenti tutti.
In questo modo invece si colloca, paradossalmente (e involontariamente, ripeto) in una posizione di debolezza.
Sa che in gioco c'è la libertà individuale di chi usa il Web. Sembra che si voglia levare ha un sassolino nella scarpa.

Io immagino (e mi auguro) che questo giudice sia un bravo giudice e coscienzioso. Ma stavolta aveva sul suo tavolo un soggetto nuovo ed enorme. Google. Internet. Sapeva di avere gli occhi di un certo tipo di mondo addossso (probabilmente anche nel giudicare il caso Abu Omar sapeva di avere l'attenzione mediatica – anche americana – addosso, ma quello era un caso, come dire, ordinario, difficile, ma inserito in un contesto giudiziario coerente con il suo orizzonte d'attesa; così come fu per il caso di stalking di cui fu vittima Michelle Hunziker).

Questa volta come controparte non aveva solo tre o quattro imputati, ma il mondo intero!! (è lui stesso a scriverlo, mica io). E questa volta inciampa. Come per un tic involontario dalla sua penna fuoriesce un giudizio di saccente superiorità che sottolineando il carattere di rivincita rivela inevitabilmente una inadeguatezza.
Forse culturale-tecnologica. Che secondo me ne mette in discussione l'equilibrio.
Non mi piace.

Nel merito, poi, il giudice scrive: "la scritta sul muro non costituisce reato per il proprietario del muro. Ma il suo sfruttamento commerciale può esserlo, in determinati casi e determinate circostanze".

Beh, paragonare Google a un muro dove chiunque può scrivere, è, come dire, una diminutio un po' imbarazzante. E ancora: stabilire che le norme sulla privacy non fossero abbastanza in vista… La domanda che io mi farei è: c'erano o no?

"L'informativa sulla privacy", scrive il giudice Magi, "era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge".

Quindi c'era, ma era carente e non era messa bene in vista.
Questo, insieme al fatto che dalla pubblicazione di qualsiasi video Google trae una fonte di guadagno, ha determinato la condanna. Mah.

Poiché non sono un giurista, e però sono un utente di internet e di Google, e quindi mi sono andato a leggere le norme sulla privacy, (così come erano formulate ai tempi del fatto) noto che:
– le norme sulla privacy tendono a difendere l'utente che, utilizzando i servizi (di Google, in questo caso) registrandosi, dve essere tutelato in merito all'uso che Google fa di questi dati;
– tendono a cautelare Google (in questo caso) qualora si verifichino violazioni di varia natura: "Riteniamo in buona fede che l’accesso, l’uso, la conservazione o la divulgazione di tali dati sia ragionevolmente necessaria (a) per rispettare qualunque legge, norma, procedimento legale o richiesta del governo applicabile, (b) per eseguire le Condizioni di Servizio applicabili, ivi incluso il rilevamento di eventuali violazioni delle stesse, (c) per controllare, impedire o altrimenti affrontare questioni che riguardano la frode, la sicurezza o di carattere tecnico, o (d) per proteggere i nostri utenti o il pubblico da danni imminenti ai diritti, alla proprietà o alla sicurezza di Google, come richiesto e consentito dalla legge".

Le condizioni di servizio richiamate si riferiscono a normali principi che regolano la convivenza civile sul Web: ciascuno è responsabile di ciò che fa e che dice e ne detiene la titolarità.

Insomma: da una parte Google garantisce l'utente. Dall'altra, l'utente deve sottostare al codice civile e penale. Non è abbastanza?

Io e Anna (Ovvero l’intelligenza artificiale svedese) / 2

29 agosto 2009 2 commenti

Dopo aver fatto il galante, l’ho buttata sur curturale….

IO: Qual è la vostra filosofia?
Anna.: Ho sentito dire che non si finisce mai di imparare nella vita. Sono d’accordo!

IO: Che ne pensi del boicottaggio? [proposto da movimenti ultra-ortodossi di Israele in seguito a un articolo di un giornale svedese che accusava l’esercito israeliano di traffico d’organi di plaestinesi uccisi]
A.: Temo che mi perderei in spiegazioni.

IO: Sei antisionista?
A.: Qualunque sia l’opinione che stai esprimendo su di me, ti prego di ripeterla usando altre parole. Purtroppo non ho capito!

IO: Sei una persona intelligente!
A.: Sono un programma. Mi sono specializzata in arredamento per aiutarti ad arredare la tua casa.

IO: Sei un genio!
A.: Grazie alle conversazioni con gli utenti la mia intelligenza aumenta di giorno in giorno.

IO: Ti ritieni stupida?
A.: Mi dispiace che tu abbia questa opinione di me. Io preferisco pensare che sono un po’ innocente! In fondo sono solo un programma, ma le mie conoscenze migliorano grazie anche a conversazioni come questa. Fammi pure una domanda che riguardi IKEA.

IO.: Pensi che io sia uno stupido?
A.: Se hai intenzione di provocarmi sappi che non sono il tipo che si lascia facilmente impressionare.

IO: Non intendevo offenderti.
A.: Non ti preoccupare.

IO: Mi sono un po’ stufato.
A.: Mi dispiace e non voglio trattenerti oltre. Spero che tornerai ugualmente a trovarmi. Sarò felice di risponderti su tutto ciò che riguarda IKEA.

IO.: Un’ultima domanda. Che ne pensi di Berlusconi?
A.: Temo che mi perderei in spiegazioni.

A questo punto l’ho lasciata al suo lavoro.
Ma tornerò da lei. E’ così sola, e bisognosa d’affetto, e di parlare con qualcuno….

Io e Anna (Ovvero l’intelligenza artificiale svedese)

Potrei passare delle ore a parlare con Anna. Ecco cosa ci siamo detti oggi:

IO: Come stai?
ANNA: Ogni giorno aiuto tante persone e questo mi fa sentire molto bene.

IO: Sei molto carina.
A: E’ che mi hanno disegnata così! Forse questa frase l’ha già detta qualcuno

IO: Sei sposata?
A: Purtroppo mi tengono qui 24 ore al giorno a lavorare e quindi non è facile avere vita privata! […]

IO: Possiamo uscire insieme stasera?
A: Purtroppo non posso uscire da questo schermo, ma sarò lieta di essere la tua compagna virtuale nella navigazione di questo sito. Dimmi in quale negozio ti piacerebbe andare e io ti ci porterò

IO: E’ stato un piacere parlare con te.
A: Io potrei fare la stessa domanda: e tu? [questa non l’ho capita]

to be continued….

Se volete continuare voi: http://193.108.42.79/ikea-it/cgi-bin/ikea-it.cgi