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Nei guai

Ho letto e riletto questo articolo, su Repubblica.it, e non sono riuscito a capire in che cosa consisterebbero i guai del ministro della difesa britannico, Liam Fox, nell'avere rapporti di non so che tipo con un certo Adam Werritty (un nome che sembra uscito da un romanzo di Graham Greene), e perché questa relazione sia "pericolosa".
(lo sarà sciuramente, se se ne occupa il Guardian, e Cameron esige dal suo ministro spiegazioni in tempi brevi, ma mica si capisce).

In questo articolo si danno per scontate cose che non lo sono. Si insinuano sospetti che stanno a cavallo fra gli affari propri (e quindi chi se ne frega), e la vita pubblica (ma allora si devono chiarire in modo che siano davvero "pubblici").
L'unica cosa che capisco è che Fox ha mentito. Questa è la notizia. Fox (come fu per Clinton, ai bei tempi) ha mentito e questa è una colpa non redimibile nell'etica pubblica anglosassone.
Ma davvero non ha importanza l'oggetto della menzogna?

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Le mie dieci domande a Berlusconi

L’ossessione di Repubblica di domandare a Berlusconi chiarimenti in ordine alle vicende tristemente note che lo riguardano, mi pare abbia superato il segno. Non metto in dubbio la gravità dei fatti in sé. Non è mio interesse aggiungere una parola sulla questione pubblico/privato. Le ragioni per le quali il presidente abbia frequentato Noemi, e quali siano le condizioni della sua salute mi interessano, ora, veramente poco. Cioè: mi interessa davvero poco la cocciutaggine con cui queste domande vengono reiterate a fronte di un evidente impossibilità di ottenere risposta.
La pervicacia di Repubblica nel porre queste determinate domande inquisitorie (ormai siamo a dieci+dieci) poteva essere lodevole all’inizio ma ora mi pare testardaggine pura, fra l’altro con l’aggravante di non cogliere la questione, nemmeno di sfiorarla.
Fare le domande è il mestiere del giornalista. Fare le domande a cui già si sa che non ci sarà mai risposta, è più mestriere da politico: le domande sono un artificio retorico per suggerire a chi ascolta le risposte, o di lasciar capire che le risposte già si conoscono, ma si aspetta solo che il diretto interessato le ratifichi, firmando così la propria condanna o per mettere in luce come il personaggio pubblico messo sotto torchio viva una contraddizione politica non potendo rispondere a domande, le cui risposte sono nei fatti indicibili, perché o sarebbero facilmente smascherate come menzogne, o perché metterebbero alla luce una realtà estremamante sconveniente. In qualche modo il silenzio, la non risposta ha lo stesso effetto, o vorrebbe averlo. Ma per ottenerlo è necessario un rilancio continuo, un ribattere sulla notizia in modo ossessivo per sfiancare l’avversario, ma in questo modo – perdurando il silenzio – si corre il rischio di naufragare nella noia, e forse anche nel ridicolo.

Le domande, nello specifico, sono, lo ripeto, domande da cronista. Sono domande su fatti circostanziati, sui dettagli che a giudizio del giornale l’opinione pubblica ha il diritto di conoscere.
Ma di fronte all’ostinazione di Berlusconi a tirarsi fuori da questa trappola mediatica (come oggettivamente è) non sarebbe meglio finirla qui?

Anche io ho delle domande da fare a Berlusconi. Anche le mie sono domande retoriche (ma non essendo io un giornalista me lo posso permettere), e riguardano più i significati, il contesto, le conseguenze che i fatti in sé.
Non voglio sapere come ha conosciuto Noemi. Voglio capire di più sul nostro paese, su come siamo arrivati a questo punto.

Ecco le mie domande:

1. Molte ragazze italiane, specie provenienti dalle regioni più povere, hanno come unica aspirazione quella di diventare “velina”, o “meteorina”, ne è al corrente, Presidente?

2. L’aspirazione delle suddette ragazze italiane a diventare “velina”, o “meteorina” deriva quasi esclusivamente dal modello “culturale” imposto dalle sue televisioni, è d’accordo Presidente?

3. Il fatto che per molte ragazze la sola aspirazione sia quella di diventare “velina” o “meteorina” è un chiaro segno della decadenza culturale  e del degrado morale del nostro paese, è d’accordo, Presidente?

4. Lo sfruttamento della donna come oggetto di piacere, ancorché non a pagamento (o ignorando che lo sia), è un reato grave, morale e sociale perché colloca la donna in una condizione di schiavitù che qualsiasi essere umano vivente nel ventunesimo secolo dovrebbe combattere, è d’accordo Presidente?

5. Consentire ad un membro del proprio staff di entrare nella propria camera da letto in presenza di una donna con la quale si è in atteggiamenti intimi equivale a considerare quest’ultima indegna della più basilare forma di rispetto e di considerarla quindi niente più che un oggetto di piacere, è d’accordo Presidente?

6. Nell’Italia governata da 15 anni, con qualche piccola parentesi, dalla sua parte politica, la Corte dei Conti denuncia che circa un 4% del Pil (50/60 miliardi) viene “risucchiato nel vortice della corruzione”, definendola, di fatto, una “tassa occulta”. I Suoi ministri hanno sottolineato il dato con viva preoccupazione. Ma come mai un Governo deve essere messo a conoscenza di questi dati da un rapporto pubblico della Corte dei Conti? Non esistono strumenti di controllo preventivi, Presidente? E non pensa a un decreto legge immediato per arginare il “fenomeno”?

7. Non pensa, Presidente, che il “fenomeno” della corruzione sia solo l’altra faccia della medaglia della situazione politica, morale e sociale in cui versa il paese anche a causa di quanto esposto nei punti precedenti?

8. Repubblica rilancia  oggi la notizia, che è di qualche giorno fa (ma Bolzoni dimentica di citare la fonte) che una delle ditte vincitrici del bando per la costruzione della prima New Town all’Aquila è fortemente compromessa con la mafia siciliana. Pensa di fare o, quantomeno, di dire qualcosa in merito?

9. Cosa sta facendo, in concreto, questo Governo contro le Mafie che detengono il potere nel meridione, e non solo, d’Italia? Non pensa, Presidente, che il controllo del territorio da parte delle organizzazioni criminali, sia visceralmente connesso, anzi ne è il principale “brodo di coltura”, con il degrado politico, morale e sociale in cui versa il paese anche a causa di quanto esposto nei punti precedenti?

10. Il fatto che le italiane e gli italiani, in buona parte, non le abbiano (ancora) voltato le spalle può voler dire che essi sono d’accordo con i suoi comportamenti, e le sue scelte private e politiche e forse la invidiano pure. Se è così, non pensa, Presidente, che essere consenzienti con il suo “stile di vita” (documentato e provato anche in assenza di qualsiasi ipotesi di reato – ad oggi improbabile) possa rendere legittima la rappresentazione del sistema sociale e politico del nostro paese come un “basso impero”?

A scuola!

"ROMA – Nella scuola elementare dove il 90% degli alunni è straniero, la direttrice vuole cambiare il nome: dall’eroe rinascimentale Carlo Pisacane al pedagogo giapponese Makiguchi."

Potesse tornare utile pure a qualche giornalista….
(aggiornamento: l’hanno corretto)

(http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/scuola_e_universita/servizi/pisacane/pisacane/pisacane.html)

P.S. Fosse per me la intitolerei a Carlo Pisacane.

Aggiornamento iconografico, tanto perché ne rimanga traccia… (da dove, tra l’altro, si vede come l’ignoranza lascia sempre una traccia dietro di sé…

pisacane1

Decidetevi

rep2.

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Pornografia

18 settembre 2008 Lascia un commento

http://www.repubblica.it/2006/08/gallerie/gente/ryan-manette/3.html

(la notizia: Ryan O’Neal e il figlio in manette per possesso di anfetamine)

David Foster Wallace (e Repubblica.it)

15 settembre 2008 11 commenti

Ho appena inviato questa inutile mail al direttore di Repubblica.it, Vittorio Zucconi (il quale, come è noto, vive oltretutto negli States)

La morte di David Foster Wallace

Ho aspettato con fiducia fino a da ora (sono le dieci meno un quarto, qui in Italia). Ancora non ne vedo traccia sul sito di Repubblica.
Capisco che le notizie da dare siano innumerevoli. Che l’attualità sia pressante. Ma David Foster Wallace è uno dei maggiori scrittori a cavallo dei 2 secoli (certo, non è Grisham o Le Carrè – cavolo, stava per passare al KGB, sono scosso).
Si è suicidato a Los Angeles, qualche ora fa. Io non so quale sia il grado di popolarità di DFW, non so quanto popolare debba essere un personaggio pubblico perché, quando muore suicida a 46 anni, Repubblica.it se ne occupi; non sono un giornalista, ma sono un lettore che credeva nella diversità di Repubblica: nella sua diversità culturale.

A che serve sbandierare cifre, contatti/giorno, pubblicità a enne zeri, se io, che ingenuamente credevo di essere un target di Repubblica, per trovare la notizia della morte di un equivalente di Don Delillo, o Philip Roth devo districarmi fra missitalia, fantacalcio, Bruni-Sarkò e l’immancabile Doctor Rossi, e trovare un lancio di agenzia AGI seminascosto in pagina interna? (trovato solo perché "cercato" – se non la avessi appresa da altre fonti mai me ne sarei accorto).

Naturalmente avete ragione voi e le mie esigenze sono di nicchia, e un po’ snob. I numeri vi danno ragione. Continuate pure così.
Il fatto è che i numeri non spiegano la validità del prodotto. Ne attestano semplicemente il grado di popolarità. Tautologicamente, le ragioni per cui un giornale è popolare sono intrinseche al fatto che è popolare…. Per esempio, se vuole essere popolare, Repubblica.it deve parlare di spogliarelli sulle strade australiane, o di missitalia, e non della morte di David Foster Wallace. Tutto quadra (anche lamentarsi, quando capita, del livello culturale della Nazione).

Fiato sospeso

Leggo su Repubblica questo straordinario titolo (composto, immagino, da Stefano Bartezzaghi):
“Aspiranti onorevoli con il fiato sospeso”.

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