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Archive for the ‘referendum l 40’ Category

13 giugno 2005 3 commenti

Morale

Dal mio personalissimo punto di vista a risollevarmi il morale servirebbe scoprire che per il no ha votato, diciamo intorno al 5%. Sì, ecco, un bel 95 a 5 mi parrebbe un ottimo risultato (di questi tempi, e con questo centrocampo!).
(meno del 2 un pessimo risultato)

Categorie:referendum l 40

13 giugno 2005 11 commenti

Quorum

Lo voglio dire prima di conoscere il dato finale.
Se non si supera il 25% sarebbe un fatto, credo, molto grave. Non mi sembra che possa ancora valere la facile tripartizione (astenuti cronici/ astenuti cattolici/ votanti). A questi andrebbero aggiunti gli astenuti … non lo so. Non sono un sociologo, ma se a votare ci fosse davvero andato meno di un quarto degli aventi diritto non si puo’ neppure dire che abbia vinto Ruini. Avrebbe  vinto qualcos’altro, un coacervo di qualcosa di cui sono fatti oggi gli italiani, con i quali tutti siamo chiamati a confrontarci.
E dei quali forse tutti siamo responsabili (e di cui tutti, mi pare di poter dire, eravamo e siamo perfettamente a conoscenza).
Se poi ci si vuole consolare con le semplificazioni politicamente corrette…

Il che non cambia nulla di quanto si è detto su Ruini, Rutelli, Pera, Casini eccetera: io ho votato no, convinto fino all’ultimo che il quorum si sarebbe raggiunto (sensazione rafforzata sentendo il flop delle schede nell’urna:un rumore sordo e soffice da urna piena).
Se davvero non si dovesse arrivare al 25% nessuno (né vinti né vincitori) potrà cavarsela con gli slogan, o con i coccodrilli già preparati.

Il 25% non è il 35, non è il 40%. Non è il 49,9% (allora sì le grida avrebbero avuto diritto e forza di elevarsi contro lo scippo, contro la furbizia).
Numericamente, fra l’altro, la soglia del 25% è cruciale. Come ho scritto nella mia dichiarazione di voto, un referendum è pienamente legittimo quando a prevalere è il 25,01% degli aventi diritto (la metà più uno della metà più uno degli aventi diritto). Se così non fosse sarebbe difficile sostenere che la maggioranza degli italiani (pure epurata dagli ignavi) è di un’idea piuttosto che di un’altra.
Tuttavia non è corretto arrampicarsi su questi scivolosi specchi: la campagna elettorale fondata sull’astensione falsa oggettivamente questo tipo di calcolo.

In ogni caso, il 25% non registrerebbe, credo, il pericolo di una deriva clericale. Né il trionfo di una supposta cultura della vita.
Sarebbe una sconfitta di tutti.
Il trionfo del nulla.

Categorie:italia, referendum l 40

6 giugno 2005 8 commenti

Dichiarazione di voto
(se la cosa puo’ essere di qualche interesse)

Cosa è giusto votare o non votare ai referendum affinché quello che penso e credo non nuoccia ai miei concittadini che non pensano e credono quello che penso e credo io?
Questa è la domanda che chiunque dovrebbe porsi andando a votare ad un referendum.
Cercherò di essere schematico:
Sono contro il divorzio e contro l’aborto, ma credo giusto che vi siano leggi che regolamentino l’uno e l’altro.
Ma mentre è impossibile impedire per legge alla gente di sfasciare famiglie (potrebbe capitare pure a me, ma essere “contro il divorzio” – espressione in sé bislacca – vuole dire vivere non considerando questa ipotesi praticabile alla pari di tutte le altre quando si crede che il matrimonio sia un sacramento), ed è purtroppo impossibile impedire ad una donna che lo voglia  di abortire (non parlo ovviamente di quelle che lo debbano fare per cause di forza maggiore); in questo caso la legge non corre né il rischio di essere aggirata nell’illegalità: né provoca una situazione di oggettivo scontro comportamentale all’interno della società. Non obbliga nessuno a mantenere vive famiglie morte e sepolte, e non induce, di fatto, nessuno a compiere atti illegali e schifosamente molto costosi.

Si dice che stimolerebbe il “turismo procreativo” a vantaggio di chi può permetterselo, ma questo è vero solo in parte, perché la legge non vuole abrogare la fecondazione assistita. Discute il metodo, non il merito. Chi era contrario alla legge sull’aborto e alla legge sul divorzio contestava invece il merito. Sono cose molto diverse.
E’ migliorabile, specialmente per ciò che concerne la diagnosi preimpianto, materia delicatissima e molto complicata. L’altra sera a Porta a Porta, quando ne hanno brevemente accennato Dallapiccola e Flamigni, non ho capito nemmeno una parola. Ho capito che correttivi sono possibili e me ne compiaccio.

Dunque, se la collettività non viene penalizzata troppo dalla mia propensione guidata dai miei convincimenti, sono libero di dire: NO, manteniamo la legge.

L’esortazione all’astensione: un’idea assurda. Sbagliata da tutti i punti di vista. Non ripeterò le cose che dicono tutti (fortunatamente anche molti cattolici e comunque persone che ho sempre stimato – anche ignorando che lo fossero, come Gustavo Zagrebelski).

Se oggi mi si chiedesse a bruciapelo: se tu vuoi che vinca il NO devi andare a votare o non andare? Io dovrei per forza dire: non andare. Oggi, alle attuali condizioni, non ho scelta. Andando a votare e barrando il NO otterrei calorose pacche sulle spalle da parte dei sostenitori del SI, che si complimenterebbero per la mia sportività masochista, ma non posso certo dire di aver in questo modo contribuito alla causa in cui credo.
La colpa non è mia. Se nessuno avesse parlato di astensione sin dall’inizio oggi non staremmo oggi a preoccuparsi del quorum.

Non c’è dubbio: se vincesse il non-voto, sarebbe una lacerante, bruttissima vittoria.
Anche se io continuo a credere che tutto ciò che sta a cuore ai sostenitori del SI è già tutelato, in  forme diverse, dalla legge attuale (migliorabile? naturale): io sono sicuro che il mantenimento della legge attuale non mette in gioco la vita di nessuno e che non è oscurantista.

A quorum raggiunto, questo è chiaro, vinceranno, o vincerebbero, i SI. Per la semplice ragione che la cultura che li sostiene è maggioritaria in Italia (o per dirla a rovescio: la cultura cattolica è chiaramente minoritaria).
Maggioritaria rispetto a cosa?
E’ maggioritaria e basta. Solo che, in un referendum diventa, di norma, maggioritaria rispetto a coloro che si esprimono. Maggioritaria cioè non tenendo conto degli indifferenti che non sono interessati al voto.
Ora, l’invito all’astensione chiede di fatto ai sostenitori del SI di essere non solo maggioranza relativa, ma maggioranza assoluta.
Ma è corretto chiedere al SI di essere maggioranza assoluta?
Qualcuno può dire che sì, la materia è troppo delicata, ed è quindi giusto che se vogliono prevalere devono dimostrare di essere tale; qualcuno dice che è una bassa tattica, sporca e forse anche incostituzionale.
Ma d’altra parte se i padri costituzionali hanno ritenuto che un referendum possa concludersi con la vittoria di poco più di un quarto degli elettori potenziali (il 50+1 del 50+1 aventi diritto), perché in questo caso non dovrebbe essere loro garantito? Perché in gioco c’è la vita? O perché si ha paura di perdere?
Domande retoriche, purtroppo.

Allora?

Se vado a votare NO è come se votassi SI. Alle attuali condizioni io non sono libero di votare nella speranza di vedere vincere la parte per cui mi schiero. Il mio sarebbe solo un voto di principio.
Del resto se non vado a votare mi rendo complice di una furbata che non condivido, pur essendo promossa dalla mia chiesa, a cui sono intimamente e indeflettibilmente fedele, e che ha come risultato quello di allontanarsi sempre di più dal resto del mondo.

Vado a votare NO.
Lo considero un piccolo contributo alla definizione di un paese civile, anche se corro consapevolmente il rischio di far prevalere opinioni per me sbagliate, ma imposte alla collettività senza barare.
Se il risultato sarà di una vittoria dei SI è chiaro che non sarà colpa di nessuno. Né di coloro che hanno votato né di coloro che non lo hanno fatto. Sarà una vittoria del SI e basta.
Rimarrà la macchia indelebile di una comunità cattolica accerchiata e sconfitta due volte per colpa di color oche hanno preferito voltare le spalle, credendosi furbi e chiamando in correo, con strumentali richiami morali quanto mai inopportuni, persone che avrebbero voluto combattere, contarsi, ad armi pari. Persone a cui è stato negato persino il diritto di astenersi.
Beh, i miei diritti civili me li scelgo io, anche se in questo caso, con amarezza, comunque vadano le cose.
 

Categorie:referendum l 40

30 maggio 2005 22 commenti

Caro WM1

Se ancora passi da queste parti, desidero esprimere tutto il mio orrore per questo.
Che è semplicemente falso. Demagogico. Ignobile.
Come si puo’ strumentalizzare il dolore? Il disperato desiderio di guarire?

Per dire: la scienza sta facendo progressi incredibili sulle staminali adulte; ed è di sabato la notizia di una ricerca – ancora non pubblicata, per ora solo annunciata – su un nuovo metodo di trattare le staminali senza interessare l’embrione.
Tu ne sai qualcosa? Io ne so qualcosa? La povera ragazza in questione ne sa qualcosa?
Secondo te un Angelo Vescovi ne sa qualcosa o è un giannizzero al soldo di Ruini?

Come si fa a ideologizzare il dolore?

Come puo’ la cultura laica, razionalista, ignorare quello che dice la scienza? E cioè che Giulia non ha alcuna possibilità di essere guarita dalle cellule staminali embrionali?
E allargando la prospettiva: Carmilla, che immagino si rifaccia a principi di cultura laica e non confessionali di nessun tipo, pubblicherebbe questo (che cito qui di seguito)? E se no perché? Ci sono staminali di sinistra e staminali cattoliche? Non vi rendete conto dell’assurdità? E questa sarebbe una reazione all’oscurantismo?
In questo modo io mi sento tradito dalla cultura laica.

[ Ci viene infatti spesso spiegato il contrario del vero, e cioè che le cellule staminali embrionali rappresentano se non l’unica (concetto che comunque in molti propongono), sicuramente la via migliore per lo sviluppo di terapie cellulari salvavita. Si allude spesso, nemmeno troppo velatamente, al fatto che le terapie a base di cellule staminali embrionali sarebbero addirittura già disponibili.
Non posso mancare di notare come un tale approccio è totalmente infondato e pone il cittadino, presto chiamato a decidere sulla validità della legge sulla fecondazione assistita, di fronte ad un dubbio dilaniante: lasciare morire milioni di persone o permettere l’uso degli embrioni umani per generare cellule salvavita? […]

Non ci sono terapie “embrionali”
A dispetto di un oggettivo, significativo potenziale terapeutico, non esistono terapie, nemmeno sperimentali, che implichino l’impiego di cellule staminali embrionali. Non è attualmente possibile prevedere se e quando questo diverrà possibile, data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l’attività di queste cellule, che ci impediscono di produrre le cellule mature necessarie per i trapianti, e data la intrinseca tendenza delle staminali embrionali a produrre tumori.

Secondo, ma non meno importante, esistono numerose terapie salvavita che rappresentano realtà cliniche importanti, quali le cure per la leucemia, le grandi lesioni ossee, le grandi ustioni, il trapianto di cornea. Tutte queste si basano sull’utilizzo di cellule staminali adulte. Inoltre, sono in fase di avvio nuove sperimentazioni sul paziente che implicano l’utilizzo di cellule staminali cerebrali umane.

Terzo, le terapie cellulari per le malattie degenerative non si basano solo sul trapianto di cellule prodotte in laboratorio. Esistono tecniche altrettanto promettenti basate sull’attivazione delle cellule staminali nella loro sede di residenza. Saranno quindi le cellule del paziente stesso che si occuperanno di curare la malattia, una volta stimolate con opportuni farmaci. Ovviamente, trattandosi delle cellule staminali del paziente stesso, i problemi di rigetto che, ricordiamolo, possono esistere col trapianto di staminali sia embrionali che adulte, in questo caso non sussistono.

Quarto: la produzione di cellule staminali embrionali può avvenire senza passare attraverso la produzione di embrioni. Sono infatti in corso studi grazie ai quali è possibile deprogrammare le cellule adulte fino a renderle uguali alle staminali embrionali senza mai produrre embrioni. Si tratta di una procedura che ha la stessa probabilità di funzionare della clonazione umana, ma scevra da problemi etici e che produce cellule al riparo da rischi di rigetto.]

(Angelo Vescovi, discorso pronunciato all’Accademia dei Lincei il 31 gennaio 2005)

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16 maggio 2005 10 commenti

SI o NO

Sul Supplemento della domenica del Sole 24 Ore di ieri, affiancate l’une alle altre le ragioni del si e quelle del no (o dell’astensione).
Autorevoli entrambe. Angelo Vescovi lavora all’Istituto neurofarmacologico Besta di Milano e le sue ricerche e le relative pubblicazioni sono di assoluto rilievo scientifico (hanno un alto Impact factor, per quello che vale: nella sua disciplina molto).
Lo trovate qui.

RIpete cose già dette: le cellule staminali su cui si fa veramente ricerca sono quelle adulte perciò dire che il No è oscurantista e contro la libertà di ricerca a suo giudizio è una cavolata (dalle conseguenze molto gravi in termini di suggestione popolare) ; l’embrione da eventualmente congelare è uomo fatto e formato e questo lo dice la scienza (interessante, mi sembra, l’argomentazione logica: l’embrione sembra essere niente – la scienza dimostra che non è così: chi è oscurantista, chi si fida di un’impressione, o di chi va in profondità?); la legge va comunque modificata (possibilmente dal Parlamento).

Nella colonna accanto l’appello di una cinquantina di premi Nobel che reclamano libertà di ricerca eccetera eccetera.

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9 marzo 2005 7 commenti

 La natura dei quesiti referendari

Posso dirlo? certo, lo dico.
Populisti e demagogici:

"PER CONSENTIRE NUOVE CURE PER MALATTIE COME L’ALZHEIMER, IL PARKINSON, LE SCLEROSI, IL DIABETE, LE CARDIOPATIE, I TUMORI vuoi tu abrogare eccetera eccetera".

Fosse stato scritto: "Per favorire la ricerca scientifica riguardo alcune malattie oggi giudicate incurabili, attraverso la sperimentazione di nuove  tecniche …. eccetera eccetera, forse si sarebbe fatta meno strame della plausibilità.
Dal momento che il seguito del quesito è assolutamente incomprensibile (brandelli di commi isolati dal contesto), chi vota vota su questo: vuoi tu curare le malattie? Chi non è d’accordo? Certo. Sicuro, lo voglio.
Ma non mi si dice COME!

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8 marzo 2005 6 commenti

 La natura del referendum

Un sacerdote ieri sera si domandava (e per la verità si rispondeva pure): a prescindere dalle opinioni che si possono avere sulla faccenda, è giusto che un referendum riguardi argomenti attinenti il diritto naturale?

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