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L’ultima settimana

Meno sei. Al voto. Questa settimana non parlerò d’altro.

Berlusconi Silvio irruppe nella scena politica nazionale come una meteora e come tale fece, cadendo, una gran luce, un gran fracasso e devastò equilibri, accese speranze, sconquassò tutto quello che eravamo abituati a conoscere della vita politica e fece breccia nei cuori dei moderati: arrivava l’Uomo Nuovo.
Chi stava a sinistra si illuse che la maggioranza dei cittadini di questo paese considerasse impossibile che un Berlsuconi potesse vincere e governare. Pensava che il Paese ne avesse le tasche piene dei matti alla Cossiga; che dopo Mani Pulite ci fosse bisogno di rigore. Invece la gente voleva che l’intero paese continuasse a fare quello che già faceva da almeno un decennio: accendere la TV su Canale 5.

Io non posso perdonare a quest’uomo di avere diviso l’Italia in fazioni: ma non su scelte economiche, politiche (ad esempio sul metodo più efficace per ridurre il debito pubblico, o la pressione fiscale…), ma sulle questioni unificanti, identitarie.
B., per dire, ha fatto diventare il 25 aprile una festa "di sinistra". B. non ha mai partecipato alle commemorazioni del 25 aprile, e con questo atteggiamento ha portato lui indietro le lancette della storia: lui ha dato un significato politico alla festa della liberazione nazionale. Ha asserito – e con lui i suoi alleati – che ci fosse qualcosa da mettere in discussione. Dopo 50 anni! Ha stabilito che non è giusto che a festeggiare fosse solo una parte (logico: se lui mostra di non voler far festa noi che si fa? si piange? No, si festeggia. Ma festeggiando solo noi la festa cosa diventa? la festa di una sola parte).
Solo una parte? E l’altra parte quale sarebbe?

Il motivo era chiaro: il suo migliore alleato era dichiaratamente (malgrado le false abiure) uno degli sconfitti del 25 aprile, uno che aveva da sempre rinunciato alla convivenza nazionale e non vedeva l’ora di prendersi le sue rivincite. Chi è allora che cammina guardandosi le spalle?

Ma Berlusconi e Fini hanno sostenuto che era giunta l’ora di chiudere i conti con il passato: come se il 25 aprile li tenesse aperti, come se ogni 25 aprile che Andreotti e Moro e Fanfani e Rumor hanno festeggiato in questi 50 anni ci fosse il sangue di una ferita aperta.

E tutto questo lo ha fatto in nome di un ideale? No. Lo ha fatto perché B. è principalmente un uomo che odia. Odia chi non lo ama.

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