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“Ich kann”, o “Sie können”? das ist die Frage

Oggi sul bolg (forse in onore del suo ispiratore, Robert Musil) si parla tedesco. Potremmo dire che l’articolo è gentilmente offerto da Google Translator… (vi aiuto: “Io posso” o “tu puoi”? Questo è il dilemma)

Parto dalle conclusioni. Io trovo francamente molto più pericolosa, per la collettività, la diffusione incontrollata e virale, pandemica, della disinformazione con velate, e nemmeno tanto, connotazioni populiste, di un’opinione che riteniamo anche profondamente sbagliata. Anche offensiva (e questo, si è capito dopo, non è il caso) e razzista. Perché nel famoso “tritacarne” della disinformazione ci può finire chiunque, con esiti più o meno drammatici (a seconda di quante si hanno le spalle larghe o coperte). Un’opinione può essere controbattuta con un’altra opinione. Mentre la cattiva moneta scaccia sempre, come si sa, quella buona. E una volta avviato il turbine  della “macchina del fango” non se ne emerge più.

Sto riferendomi alla nota dichiarazione del presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem a proposito delle inclinazioni dei popoli del sud europa a spassarsela con donne e alcool, invece di rimettere a posto i propri conti. Dichiarazione che, come si può leggere in un articolo su Linkiesta (non so se a sua volta l’abbia  tratta da altre fonti. Successivamente se n’è accorto, per esempio, anche Il Foglio) si è rivelata falsa. O comunque molto, molto diversa da come è stata diffusa worldwide.

“Dijsselbloem will die Troika auflösen”. Questo il titolo che la Frankfurter Allgemeine ha dato all’articolo che passerà alla storia come l’ennesimo esempio di post-verità giornalistica diffusa a macchia d’olio in tutta Europa, mica solo in Italia (per una volta). “Dijsselbloem vuole sciogliere la Troika”. Accidenti! Verrebbe da dire. Zucchero per il palato dei greci e degli spagnoli (fra breve degli italiani?). La dichiarazione, proveniente dal presidente dell’Eurozona, uno pensa, certamente farà il giro delle redazioni e dei siti web meno favorevoli alle politiche economico-monetarie europee.
Manco per niente.


Sul sito se ne può leggere solo una parte, quella che il quotidiano tedesco ha ritenuto fosse evidentemente più interessante. Il resto, nell’edizione a pagamento (ancora oggi, 24 marzo, l’intero articolo non è disponibile. Ma un altro articolo, sempre dello stesso giornale lo cita fra virgolette). Ed è proprio qui che si è annidato il veleno dei “fatti alternativi”, per dirla con la consulente di Trump, Kellyanne Conway.

Nella parte dell’articolo non liberamente accessibile Dijsselbloem accuserebbe i paesi del sud europa, cito da come la stampa ha riportato la notizia, di spendere “all the money on drinks and women and ask for help“.
Com’è mai possibile, uno si domanda, che un socialdemocratico olandese sostenga di voler eliminare la famigerata Trojka e nello stesso tempo accusi il sud d’europa di “spendere i suoi soldi per alcol e donne”? Perché proprio questo abominio avrebbe detto Dijsselbloem nella parte dell’articolo che pochissimi hanno letto, mal tradotto e mal interpretato – si scopre oggi – da alcune misteriose fonti (sembra spagnole, riprese e rilanciate dal Financial Times).

Fiumi di inchiostro, più o meno virtuale, sono piovuti sul malcapitato presidente dell’Eurogruppo (“centro di coordinamento europeo che riunisce i Ministri delle finanze dei 19 Stati membri che adottano l’euro” – Wikipedia), forse per punirlo per l’impronunciabile cognome (si pronuncia daisselblum, più o meno). Renzi ne chiede le dimissioni, ma non è il solo. Persino Prodi si risveglia per stigmatizzare con soporifera ironia l’infelice uscita del politico olandese.

Ma cos’ha detto precisamente Dijsselbloem?
“Nella crisi dell’Euro – spiega – i Paesi del Nord della zona Euro si sono mostrati solidali con i Paesi in crisi. Come socialdemocratico, ritengo che la solidarietà sia molto importante. Ma chi la chiede, ha anche dei doveri”. E continua:

«Io non posso spendere tutti i miei soldi in alcool e donne e poi chiedere aiuto a lei. Questo principio vale a livello personale, locale, nazionale ed anche a livello europeo».

Insomma, ha usato un banale artificio retorico (la metafora) per esprimere un concetto elementare: se ti chiedo di soldi non li posso sperperare in facezie, non li posso utilizzare male, ma li devo impiegare per gli scopi per cui te li ho chiesti (risanare i bilanci). Evidentemente per Dijsselbloem i paesi che hanno richiesto l’aiuto economico della UE hanno usato male i soldi ricevuti in prestito. Parere che si può condividere o meno, ma che non è esattamente sostenere che l’abbiano spesi in “donne e alcol”. Non è stato “offensivo”, ha espresso un’opinione in modo colorito. Hanno speso i soldi che gli sono stati dati come io, io, avrei speso in alcol e donne i soldi che avrei, per ipotesi, chiesto in prestito a te (nemmeno a una banca: usa il tu). E’ questione di rispetto.

Ora, la rete in questi casi non perdona. Il virus infetta in pochissimo tempo e sono sicuro che studia certe dinamiche, se ne avesse voglia (me lo auguro, anche se nella fattispecie sarebbe politically uncorrect) sarebbe in grado di documentarlo con grafici e diagrammi di flusso. Un commento tira l’altro e se la sorgente è avvelenata lo è tutto quello che lì si abbevera. Non c’è organo di informazione che non si limiti a citare la fonte immediatamente precedente, quella da cui ha attinto la notizia. E ogni rilancio non fa che ingrossare in modo esponenziale l’autorevolezza e il peso specifico dell’enunciato. Il fatto diventa sempre più vero, indimostrabile e inconfutabile. La marea populista è montata e nessuna forza razionale può riportarla indietro. Non sarebbe producente, in termini di consenso, opporvisi, fare lo sforzo di verificare. Non viene neppure in mente. Immagino che non sia stata neppure per un attimo considerata un’opzione. Neppure dopo che il diretto interessato ha cercato di spiegare. Se lo dice l’Huffington Post è così. Se lo dice il Financial Times! E ora che si è potuto fare un po’ di chiarezza, sono certo che non servirà a niente. Il destino di Dijsselbloem ormai è segnato.

Diamo un’occhiata a Google. Circolano due traduzioni dell’articolo uscito sulla Frankurter Allgemeine. In una Dijsselbloem avrebbe detto: “I can’t spend all my money on women and drink and then at the end ask for your help,”). Cercandola, fra virgolette in modo che Google recuperi la frase esatta, abbiamo 6 risultati (ricerca eseguita il 23 marzo 2017)

L’altra versione, “You can’t spend all the money ecc.” 242. Non c’è storia.

Ora, “Io non posso spendere” non è esattamente ala stessa cosa che dire “tu non puoi spendere“. Dietro questa sottile sfumatura morfologica si apre una prospettiva completamente differente. “Io non posso” fa insistere la metafora sul caso personale e attenua il peso delle colpe altrui accettando, quantomeno retoricamente, di condividerle; “tu non puoi” sbilancia l’asserzione su un tu generico dentro cui ci può stare qualsiasi cosa: una persona, un paese intero, un continente, de-responsabilizzandosi: io non c’entro. Sei tu, tu solo ad essere sul banco degli imputati.

Quale delle due traduzioni è giusta? Andiamo alla fonte (non è necessario conoscere il tedesco):  “Ich kann nicht mein ganzes Geld für Schnaps und Frauen ausgeben und anschließend Sie um Ihre Unterstützung bitten. Dieses Prinzip gilt auf persönlicher, lokaler, nationaler und eben auch auf europäischer Ebene”.

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Categorie:Informazione, internet
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