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La fonte meravigliosa, di Ayn Rand

Ayn Rand, La fonte meravigliosa, 1943

[le letture del martedì di RdB]

randGrande polpettone, che ha venduto milioni di copie negli Stati Uniti (secondo alcuni più della Bibbia), con tutti gli ingredienti del caso: amore, tradimento, odio, gelosia, lavoro, città, ville, case di campagna, uomini, mogli, amanti, figli con padri e mamme non sempre perfetti, barche di uomini ricchissimi. E soprattutto New York, con i suoi grattacieli.

Ayn Rand, scrittrice di culto negli ambienti conservatori americani e quindi tornata in auge con la vittoria di Trump, esprime la sua visione del mondo: la società non esiste, esistono solo gli individui con le loro volontà, le loro utilità, i loro egoismi. Associarsi – in un sindacato o in una corporazione – non ha senso, è la peggiore delle illusioni. L’altruismo è il peggiore dei mali.

Il romanzo è dominato dalla figura di Howard Roark, ispirato a Frank Lloyd Wright: è l’architetto osteggiato da tutti per il talento e le idee, per un credo che non prevede compromessi. È l’eroe senza macchia e senza paura: Roark non accetta lavori dove i committenti pretendano di avere l’ultima parola sulle costruzioni. Roark è circondato da due personaggi che sono il contrario di lui. Il primo è Peter Keating, giovane architetto di successo, legato a Roark da un rapporto ambiguo, prima di amicizia, poi di odio: Keating è l’inetto, l’uomo debole sempre pronto a cercare il potere attraverso il compromesso, sfruttando spesso di nascosto le qualità di Roark. Il secondo antagonista di Roark è Ellsworth Tookey, l’intellettuale umanitario, di formazione socialista, sempre pronto all’intrigo, alla costruzione di alleanze, alla congiura, alla demagogia.

Dalla parte di Roark c’è invece Gail Wynand, l’imprenditore della carta stampata venuto dal nulla, dai peggiori bassifondi di New York. Wynand ha costruito da solo un impero, è l’imprenditore, il tipico “self-made man” della costruzione del mito americano. Arrivato alla soglia dei cinquant’anni vivrà una crisi, superata all’inizio grazie alla fascinazione per Roark. L’intreccio della storia e il destino dei personaggi condurrà alla fine Wynand verso un grande dolore.

La figura forse più interessante del romanzo è Dominique Francon, bella, ricca e annoiata ragazza di New York. La sua storia con Roark inizia con la violenza di lui, che non impedisce a Dominique di innamorarsi. Pur amando Dominique, Roark difende la sua indipendenza. Dominique dovrà passare per storie sentimentali insignificanti e mille ambiguità per dimostrare a Roark di saper crescere, di saper essere a sua volta indipendente, di sapersi staccare dal mondo futile dal quale proviene.

E’ un romanzo scritto durante la Grande depressione americana degli anni Trenta del Novecento e pubblicato pochi anni dopo, ma non troverete una pagina sulla disoccupazione e sulla povertà. Kate, una donna che ha dedicato la sua vita agli altri, viene così apostrofata “Non era più …che la zitella, la lavoratrice, la propagandista di questioni sociali, il classico tipo di donna sfiorita che sdegna i problemi del sesso, chiusa nell’armatura arrugginita della propria virtù, ammantata di dignità, ostile a tutto quanto esula dall’orbita del proprio mondo meschino“. Alla faccia della correttezza politica. Si ha la conferma di quante siano profonde negli Stati Uniti le ragioni culturali della vittoria di Trump.

Il romanzo ha una sua potenza, anche se un editor moderno avrebbe tagliato molte delle quasi 700 pagine (a proposito, la traduzione italiana della Corbaccio è piena di errori di stampa). I personaggi appaiono talvolta caricaturali, a causa dell’ideologia della Rand. Da una parte c’è il bene, rappresentato dall’iniziativa individuale, dal mercato, dalla lotta senza compromessi. Dall’altra parte c’è il male, rappresentato dalla solidarietà, dallo Stato, dagli accordi tra gli esseri umani. Il libro fu presto portato sullo schermo da Hollywood, grazie al film diretto da King Vidor nel 1949 e sceneggiato dalla stessa Rand. Gary Cooper interpretò Howard Roark. Guardate su YouTube l’autodifesa di Cooper-Roark nel processo finale, con l’esaltazione dell’uomo creatore contro il parassita, del capitalismo contro ogni dittatura. E’ un pezzo di alta recitazione, nel clima ormai dominante della guerra fredda.

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Categorie:letture, riccardo db
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