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Jack Frusciante è uscito dal gruppo, di Enrico Brizzi

Enrico Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, 1994

[le letture del martedì di RdB]

brizziQuesto romanzo ebbe grande successo quando uscì, tanto da essere tradotto in più di 20 paesi. E’ una storia di crescita e inquietudine giovanile che rende omaggio al mito del Giovane Holden, continuamente citato (“il vecchio Alex”, “la vecchia Jane”, “come direbbe il Caulfield”, “dove vanno le anatre d’inverno?”). C’è poi il tributo a Bologna: via Zamboni, via Collegio di Spagna, i tramonti dietro San Luca, via Codivilla, via San Mamolo.

Siamo, direbbe Guccini, tra la via Emilia e il rock, celebrato da Anarchy in the UK dei Sex Pistols, dai Clash, dai Negu Gorriak, dagli Splatter Pink, dai Pink Floyd, dei Red Hot Chili Peppers, dai Pogues, da Jimy Hendrix. E poi ci sono i registi di riferimento: Allen, Scorsese, Coppola, Kubrick, Verhoeven, Malle, Kurosawa, Kaurismaki, Stone, Fellini, Ferreri, Moretti. Tutto è condito dallo stile, che riproduce il vernacolo giovanile di quegli anni, con un non-uso della punteggiatura, fino a diventare oggetto di tesi di laurea: lettere maiuscole ignorate, virgole e punti a capo inesistenti, lunghe parentesi.

Il protagonista Alex è un diciassettenne di sinistra che usa come intercalare “faccia di merda liberale” e “rotaryani stronzi luridi”. Odia la mafia e guarda ai centri sociali; non è tenero con il partito di Bologna e non sopporta né lo scudo crociato né il garofano. Alex è alle prese con le pene d’amore e le incomprensioni con l’altro sesso. Per fortuna c’è la storia con Adelaide, detta Aidi, nell’estate tra il terzo e il quarto liceo, prima che la ragazza voli negli USA per l’anno scolastico all’estero. La storia d’amore, per nulla carnale, quasi da dolce stil nuovo, è una delle cose migliori del romanzo. Per la prima volta, e sempre rimanendo in uno stato confusionale, Alex cerca di capire cosa sia la felicità, parlandone anche nel confessionale, in una delle scene più comiche del romanzo. Tutto è condito dall’ironia e dall’impossibilità di prendersi troppo sul serio. Siamo alla fine della prima Repubblica, dice Alex, e anche l’Italia non sa bene dove andare.

Si può rileggere la storia di Jack Frusciante come un piccolo trattato antropologico di un giovane bolognese in un momento di passaggio della società italiana. Quasi una vita quotidiana a Bologna all’inizio degli anni Novanta: è la strada che Brizzi imboccherà esplicitamente con i successivi “La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco” (2008) e “La vita quotidiana in Italia ai tempi di Silvio” (2010).

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Categorie:letture, riccardo db
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