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Gli anni al contrario, di Nadia Terranova

Nadia Terranova, Gli anni al contrario, 2015

[le letture del martedì di RdB]

nadia-terranovaNegli anni giovanili ho nutrito una forte antipatia verso il movimento del ’77. Mai movimento mi sembrò più inutile, superficiale, violento, destinato a fallire senza lasciare nulla alle generazioni future, anzi producendo strascichi orrendi. Ci possono essere e ci sono errori in tutti i movimenti politici – dalla socialdemocrazia al liberalismo, dal cattolicesimo sociale ai partiti verdi, in sintesi nelle varie configurazioni che la sinistra e la destra assumono in tutti i paesi nel mondo – ma è arduo trovare un movimento così futile e pericoloso come quello del 1977. Soprattutto pericoloso, perché quando il movimento evaporò, tanti giovani finirono nella trappola del terrorismo e della tossicodipendenza.

Abbandoniamo la discussione ideologica, anche perché trita e ritrita. Nadia Terranova ha scritto un bel libro su una famiglia italiana di quegli anni. E’ un romanzo che parla di formazioni giovanili, tensioni familiari, di un innamoramento e di un amore che nascono, vanno in crisi e sopravvivono in forme diverse. Sullo sfondo c’è la palude della provincia, una delle molle, oltre all’infatuazione politica e alle debolezze personali, che spinse tanti giovani verso gli estremismi di quegli anni. E’ una specie di antropologia di un pezzo della sinistra italiana dal 1977 alla fine degli anni Ottanta, scritta con un tono lieve ma in grado di scavare in profondità le storie di due giovani, Aurora e Giovanni. “Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siamo andati tutti al contrario. Abbiamo avuto una casa, una figlia, una laurea senza saperne che farcene, e ora che lo sappiamo ci stiamo già dividendo le briciole. … e non ripeteremo gli stessi sbagli perché avremmo imparato dall’esperienza, che poi è la somma di tutte le cazzate fatte”. Nadia Terranova ha trovato l’equilibrio tra una prosa leggera, un contesto storico drammatico, i personaggi tipizzati ma realistici – il padre fascistissimo di Aurora e quello comunista di Giovanni – e un ritmo che afferra il lettore, in particolare nella descrizione delle pene di un amore perduto.

Quando il libro finisce, ci si porta dietro il ricordo e l’affetto per i due protagonisti. È un pregio raro, un risultato che pochi romanzi riescono a conseguire.

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Categorie:-, letture, riccardo db
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