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L’amore molesto, di Elena Ferrante

Elena Ferrante, L’amore molesto, 1992

[le letture del martedì di RdB], [eccezionalmente di mercoledì]

aibraqg8tDopo oltre venti anni, ho riletto il primo romanzo di Elena Ferrante.

La madre di Delia, Amalia, annega. La figlia va alla ricerca del perché. È una storia sull’amore tra vecchi, sul rapporto tra madre e figlia, su una sensualità violenta e morbosa che ha dominato le vite di Amanda e Delia. Tutto avviene in una Napoli dura, torbida, angosciosa, come forse non si vedeva dalla Pelle di Malaparte: nessuno spazio per “o sole mio”, mare, pizza, mandolino, Vesuvio, maccheroni, spaghetti con le vongole, tarantelle e sfogliatelle. Abbondano invece le descrizioni dei palazzi, dei cortili, dei pianerottoli, della funicolare, delle piazze, delle vie strette, dei bassifondi più sporchi della città.

Il romanzo spiega i rapporti violenti tra donne e uomini, la voglia di libertà delle prime e la repressione operata dai secondi, le tensioni tragiche all’interno di una famiglia, le immedesimazioni pericolose tra Amalia e Delia, con la figlia che arriva al transfert. E’ una piccola Gomorra sulla durezza dell’amore a Napoli, su una sensualità spesso scurrile e aggressiva, su una gelosia assoluta, che rende impossibile godere degli affetti.

Come Saviano ha dissezionato, nel suo romanzo-inchiesta, la criminalità organizzata campana, Ferrante ha dissezionato, in un romanzo psicologico, il sesso molesto “per il suo realismo aggressivo, gaudente e vischioso”, come scrive l’autore/trice.

Venti anni fa il libro mi era sembrato un confuso incubo napoletano; oggi mi è apparso una descrizione quasi antropologica di cosa possano essere l’amore e il sesso nel nostro Mezzogiorno. Una specie di “Comizi d’amore”, in una società che ha perduto, come pronosticato da Pasolini, l’innocenza.

[perché il punto interrogativo è vestito da uomo? Il redattore di BSQ lo spiega qui]
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  1. 1 dicembre 2016 alle 18:56

    Bel parallelismo.

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