Home > letture, riccardo db > Passeggeri notturni, di Gianrico Carofiglio

Passeggeri notturni, di Gianrico Carofiglio

carofiglioGianrico Carofiglio, Passeggeri notturni (2016)

[le letture del martedì di RdB]

La letteratura è fatta di grandi storie e grandi personaggi. Naturalmente si possono avere opinioni diverse. C’è chi preferisce l’Iliade con Achille e chi l’Odissea con Ulisse. Chi sceglie Anna Karenina e chi Natascia di “Guerra e pace”. Chi ama Madame Bovary rispetto a “L’educazione sentimentale” e viceversa. Chi sceglie “Il giovane Holden” e chi preferisce “I nove racconti”. Chi si diverte con “L’Orlando furioso” e chi gli antepone “La Gerusalemme liberata”. Chi è indeciso tra “Pastorale americana”, “Il teatro di Sabbath” e “Il complotto contro l’America”. Chi preferisce “Illusione perdute” e chi “Miseria e splendore delle cortigiane”. Per non parlare dei grandi scontri di sempre (come Mazzola contro Rivera). Meglio Steinbeck o Faulkner? Dostojeski o Tolstoj? Manzoni o Leopardi?

Anche scrittori italiani contemporanei hanno, in piccolo, la capacità di imporre personaggi e di raccontare delle storie che non si dimenticano. È letteratura di intrattenimento, minore, ma che ha un suo valore. Non siamo a Chandler ma sarebbe sbagliato fare gli snob.

Nei primi anni Duemila, Gianrico Carofiglio ha imposto il personaggio dell’avvocato Guido Guerrieri. Abbiamo letto i libri oltre dieci anni fa. Ci ricordiamo di una Bari brutta (anche troppo), dove tutti fanno schifo, a parte l’avvocato e qualche suo confidente. Guerrieri è simpatico, tira di boxe, si innamora, conduce le indagini sentendo la musica rock e incontrando una moltitudine di farabutti. I libri sono scritti bene e si leggono con una grande voglia di arrivare alla fine per vedere come va a finire. Anche se gli amici baresi si arrabbiavano, i romanzi di Carofiglio erano una piccola introduzione a Bari (d’accordo, poi giravamo sempre con la guida rossa del Touring Club). Contenevano soprattutto messaggi sulla difficoltà di assicurare la giustizia, sulla necessità di farsi venire “ragionevoli dubbi” e di mantenere sempre un grande equilibrio: “La regola dell’equilibrio” è del resto il titolo di un’altra avventura di Guerrieri, pubblicata nel 2014 da Einaudi.

In “Passeggeri notturni” Carofiglio ha scelto una strada diversa. È una scelta minimalista, basata su racconti di tre, quattro pagine al massimo. Sono apologhi, dialoghi tra due persone, piccoli saggi. Sul Sole24Ore del 5 giugno 2016 Gino Ruozzi ha inserito la scelta di brevità di Carofiglio in una tradizione alta, che comprenderebbe, limitandoci all’Italia, Guicciardini, Pontiggia, Leopardi, Saba, Flaiano, Bassani, Calvino, Buzzati, Parise, per citarne solo alcuni.

Abbiamo letto il libro di Carofiglio e non ne ricordiamo nulla dopo poche settimane. Non c’è un brano, un ambiente o un personaggio che ci sia rimasto nella testa. La brevità non è condizione sufficiente per scrivere qualcosa che rimanga nel tempo. Non tutti possono essere Carver o Salinger, che peraltro nelle loro “short stories” vanno quasi sempre oltre le quattro pagine (almeno).

Insomma, è meglio che Carofiglio resusciti ancora l’avvocato Guerrieri. Promettiamo di non spingerci alle efferatezze di “Misery non deve morire” per convincerlo a tornare alle sue prime storie.

Annunci
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: