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La mia vita con Picasso, di Françoise Gilot

Françoise Gilot, (con Carlton Lake), La mia vita con Picasso, 1963

[le letture del martedì – eccezionalmente di giovedì – di RdB]

picassoDonzelli ha ripubblicato questo libro apparso originariamente nel 1963 e non più disponibile in italiano. Françoise Gilot racconta la sua storia con Picasso. I due si incontrarono per la prima volta nel 1943, nella Parigi occupata dai nazisti. C’era una differenza d’età di 40 anni: Françoise era nata nel 1921, Picasso nel 1881. La loro relazione iniziò nel 1946. Françoise e Picasso ebbero due figli, Claudio e Paloma. Nel 1953 Françoise lasciò Picasso.

Non amo leggere autobiografie, soprattutto se non sono opera di scrittori di professione. Ma un amico mi ha regalato il libro, parlandomene in termini entusiastici. Mi sono immerso nella lettura e l’ho trovato bellissimo.

Prima di tutto siamo di fronte a una storia della cultura del Novecento. Incontriamo Sartre, Simone de Beauvoir, Andrè Malraux, Hemingway, Gertrude Stein, Apollinaire, Paul Eluard, André Breton, Lacan, Georges  Bataille, Gide, Louis Aragon, Jean Cocteau, Charlie Chaplin, i mercanti d’arte. Sono storie di amicizie, di incontri, di lunghe consuetudini ma anche di pettegolezzi e scontri feroci.

L’incontro con Chaplin è meraviglioso. I due non si capiscono perché Picasso parlava solo francese e spagnolo e Chaplin solo l’inglese. Quando restano soli, senza gli interpreti, scatta la scintilla: Picasso mostra i suoi quadri, e Chaplin mima le movenze di un clown, un tema così ricorrente in Picasso.

Gli incontri più significativi sono quelli con gli artisti: Braque, Mirò, Giacometti, Matisse, Leger, Chagall. Picasso non risparmia giudizi sprezzanti, sui vivi e sui morti (Bonnard è considerato disgustoso). Picasso vuole bene a Braque ma lo prende in giro ripetendo che è soltanto “Madame Picasso”. Gli unici geni che riconosce suoi pari sono Giacometti, Matisse e Chagall. Non possiamo aggiungere altro. Se il lettore vuole capire come Giacometti costruiva le sue statue, come ne stabiliva l’inclinazione, troverà delle pagine illuminanti. Lo stesso dicasi per le pagine dedicate al colore e alla luce in Matisse, soprattutto nel periodo dei papiers dècoupés. Françoise ha scritto pagine precisissime perché è stata una pittrice di livello. Si capisce di più dei pittori ricordati leggendo questo libro che studiando un manuale di storia dell’arte o le schede di un catalogo di una mostra. Tra i pittori del passato Picasso amava, in maniera diversa, Leonardo, Zurbaran, Delacroix, Renoir, Cézanne, Paolo Uccello, Tintoretto e El Greco. Memorabile è una visita privata al Louvre, dove il direttore consente a Picasso di accostare le sue opere a quelle di alcuni grandi artisti.

Il libro è soprattutto una straordinaria lettura di come Picasso concepiva la sua opera. Parlando di colori dice a Françoise: “Ciò che vedi ora è la prima impostazione: la macchia verde, l’affondo del violetto, e quella linea nera che le congiunge. Questi elementi lottano tra loro. E l’intrigo è ovunque”.

Parlando di cubismo ricorda: “Si esprimeva un vago desiderio … di ritornare a una specie di ordine. Cercavamo di andare in una direzione opposta a quella dell’impressionismo. Abbiamo abbandonato colore, emozione, sensazione e gli altri apporti della scuola impressionistica per cercare una base architettonica nella composizione, un’austerità che potesse reinstaurare l’ordine”.

Parlando di luce dice: “L’oscurità deve essere completa dovunque, eccetto che sulla tela, perché il pittore sia ipnotizzato dal suo lavoro e dipinga quasi come se fosse in trance. Deve restare il più possibile chiuso nel suo mondo interiore , se vuole trascendere i limiti che la sua ragione tenta costantemente di imporgli”.

Sui suoi ritratti di donna e sul rapporto tra realtà e pittura dice: “Ogni donna ha due braccia, due gambe, due seni, i quali possono essere nella vita reale più o meno simmetrici, ma in pittura non devono mai essere resi così … Io li individualizzo attraverso le forme differenti che do loro, così che spesso non sembrano in rapporto fra loro … all’estremità del braccio destro, ho disegnato un cerchio, perché il braccio sinistro termina con un triangolo, e un braccio destro è del tutto differente dal braccio sinistro, proprio come un cerchio differisce da un triangolo … In natura un braccio ha più rapporto con un altro braccio che con un seno, ma in pittura è tutt’altra cosa”.

Secondo Picasso la pittura è rivoluzionaria se fa irritare, fa schiumare di rabbia l’osservatore dei quadri. Nel libro non c’è solo il pittore Picasso, ma anche lo scultore e il ceramista, con una descrizione minuziosa delle tecniche dei forni.    

Poi c’è l’uomo Picasso. Egocentrico, provocatore, ipocondriaco, solitario, puttaniere, poltrone, pigro, amante della corrida, irascibile, tremendo con tutte le sue donne, soprattutto con Olga Khokhlova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar e naturalmente Françoise. Last but not least, il libro è una storia d’emancipazione femminile, il racconto di come Françoise Gilot decide di cambiare strada, abbandonando Picasso.

Un grande racconto d’amore e d’arte.

[una bella intervista uscita su Panorama nel 2012: http://www.panorama.it/cultura/arte-idee/francoise-gilot-amante-pablo-picasso/]

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