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Cartoline da Londra, 3. Il British Museum, la festa dei morti e il tempio di Xanthos

 

Iniziamo il nuovo anno con un’altra “Cartolina da Londra”, dal nostro impagabile corrispondente culturale.

British_Museum_Great_Court,_LondonLa scena più bella di “Spectre”, l’ultimo film di James Bond, è la prima. Non tanto per i trucchi meravigliosi ma soprattutto perché è ambientata durante la festa dei morti a Città del Messico. È una festa spettacolare, molto sentita nella comunità messicana. Le persone si travestano da scheletri, portando maschere di tutti i tipi.

Che cosa ha fatto il British Museum a inizio novembre? Ha prestato le sale del museo ai messicani di Londra. Il “British” è stato invaso da scheletri e teschi di tutte le fogge e colori, di legno, di plastica, di paglia, di ferro.

Dal 1998 la British Library non è più al British Museum.  Lord Foster ha costruito al suo posto la più grande piazza coperta d’Europa, la Queen Elizabeth Great Court, inaugurata dalla Regina nel 2000 (vedi foto sopra).  È un‘opera imponente, circondata da bar e ristoranti. A novembre anche la Queen Elizabeth Great court è stata invasa da costumi messicani.cor_ax932768_web.630x360

La festa proseguiva all’interno del British. Accanto alla grande stanza con i marmi del Partenone di Fidia, c’è una stanza più piccola, con un tempio importante, proveniente dalla città di Xanthos, in Licia, oggi Turchia. È il tempio delle Nereidi, risalente al 400 avanti Cristo.  Un viaggiatore inglese, Fellows, scoprì il sito nel 1838. In due successive spedizioni, portò al British il tempio e molti altri reperti.

Il primo novembre anche lo spazio antistante il tempio (cfr. foto sotto) era pieno di signori con buffi cappelli di piume, che suonavano  tamburi senza sosta, con bambini che disegnxanthos-nereid-br-museum-Lavano e ballavano.

All’inizio ho gridato al sacrilegio, anche perché era complicato avvicinarsi al tempio. Poi ho pensato che si trattava di un’ottima idea, riflettendo sulle comunità straniere di Roma (e dell’Italia): filippini, ucraini, albanesi, rumeni, marocchini etc. Presteremmo uno dei nostri musei per far conoscere una festa di una di queste comunità? Siamo pronti a offrire agli stranieri che vivono in Italia simili occasioni di integrazione ?

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