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Il castello dei destini incrociati, di Italo Calvino

Italo Calvino, Il castello dei destini incrociati, 1973
 [le letture del martedì di RdB]

calvino2Non ci sono temi sui quali la fantasia di Calvino non si sia scatenata. All’inizio degli anni Settanta lo spunto furono i tarocchi. Degli sconosciuti si incontrano in un castello e in una taverna (la seconda parte del libro raccoglie appunto i racconti di “La taverna dei destini incrociati”). I personaggi iniziano a scoprire su un tavolo le carte dei tarocchi. Inizia il gioco. Una carta tira l’altra, le storie si costruiscono e si smontano, perché di continuo appaiono interpretazioni alternative. Le fonti d’ispirazione sono le fiabe italiane, “Il viaggiatore incantato” di Leskov, Boccaccio, e Ariosto, per le storie di Orlando pazzo d’amore e di Astolfo sulla luna.

Nel “Castello” i tarocchi sono quelli dell’edizione di Bonifacio Bembo di metà Quattrocento; nella “Taverna” sono quelli, più popolari, dell’edizione di metà Settecento di Nicolas Conver. Nelle intenzioni di Calvino, lo stile dei racconti del “Castello” avrebbe dovuto essere più aulico di quello della “Taverna” ma, francamente, come lettori non ci si avvede delle differenze.

Soprattutto, il gioco combinatorio delle carte annoia presto. A distanza di poche settimane dalla conclusione della lettura del libro, non ci si ricorda di un solo personaggio. Nella consueta postfazione perfino Calvino riconobbe che, dopo anni di nevrosi, aveva perso interesse “per questo tipo di esperimenti”. Il racconto migliore è “Anch’io cerco di dire la mia”. Prima di tutto perché Calvino ammette di essere stato come scrittore “un giocoliere o illusionista che dispone sul suo banco da fiera di un certo numero di figure e spostandole, connettendole e scambiandole ottiene un certo numero di effetti”. E poi perché propone una bellissima lettura dell’iconografia di San Girolamo e San Giorgio nei lavori di Durer, Antonello da Messina, Carpaccio, Raffaello, Botticelli, Paolo Uccello, Tintoretto, Altdorfer, Giorgione, Pisanello. Nel volume non ci sono foto dei quadri richiamati da Calvino, ma sembra di vederli tutti davanti ai nostri occhi e di essere, in particolare, di fronte alle pareti della Riva degli Schiavoni, a Venezia.

Ribadiamo il nostro punto di vista. Abbasso il Calvino dei giochi e degli esperimenti; viva il Calvino scrittore realista, inventore di Pin, critico letterario e delle arti.

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  1. 22 febbraio 2016 alle 10:13

    Molto interessanti e scritti molto bene tutti i post dedicati a Calvino, uno scrittore che amo. Comprerò presto “Il Cavaliere Inesistente”!

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