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La scrittura che salva. Homer & Langley, di E.L. Doctorow

Due perfetti esempi di come la scrittura possa manipolare la realtà, migliorandola, conferendo alla parola scritta la capacità di aggiungere valore, e penetrare meglio nel mistero della verità delle cose.

In Homer & Langley E.L. Doctorow racconta la “vera storia” di due eccentrici fratelli, Homer e Langley Collyer, uno dei quali cieco, che attirarono l’attenzione dei newyorchesi e della stampa, alla fine degli anni quaranta, a causa del loro stravagante modo di vivere.

Langley Collyer

Langley Collyer

Avevano infatti scelto di recludersi all’interno della loro casa sulla 5th Avenue dove, salvo pochissime sortite nel mondo esterno, vissero e morirono sepolti da tonnellate di immondizia, montagne di libri ed ogni genere di oggetti accumulati nel corso di quasi mezzo secolo, privi dell’elettricità, del gas, e infine anche dell’acqua.

Apriamo Wikipedia: “Homer Lusk Collyer (New York, 6 novembre 1881 – 21 marzo 1947) e Langley Collyer (New York, 3 ottobre 1885 – 9 marzo 1947) sono stati due fratelli statunitensi noti per la loro natura ossessivo-compulsiva, nota anche come disposofobia o “sindrome dei fratelli Collyer”.

Dunque i due fratelli sono morti nel 1947. Nel romanzo di Doctorow la data di morte è posticipata agli anni settanta. E non è la sola “licenza narrativa” che il grande scrittore americano, da poco scomparso, si è voluta prendere. Mettendo a confronto i dati biografici riportati da Wikipedia con il romanzo si scoprono numerosi ulteriori cambiamenti, da importanti dettagli sulla vita dei genitori (che nella realtà si separarono, mentre nel libro la coppia appare la perfetta incarnazione della coppia WASP esponente della buona borghesia illuminata, dedita ai viaggi e al collezionismo improvvisamente stroncata dall’influenza spagnola),  alla stessa casa, protagonista, al pari dei due fratelli, della storia, di cui si omette, nel romanzo, che si trova sì nella 5th Avenue, ma quando questa è già arrivata ad Harlem, e non è quindi circondata, come si evince dal romanzo, da aristocratici indispettiti dal bizzarro comportamento dei due fratelli. Nella realtà è Langley a suonare il pianoforte, mentre nel romanzo è Homer, il fratello cieco. Nella realtà Homer ha lavorato, fino a che la vista lo ha sostenuto, come avvocato. Nella realtà Langley non ha partecipato alla prima guerra mondiale, non è stato vittima dei gas inalati nei campi di battaglia, come nel romanzo.

HandLHouse_interiorsEppure ognuno di questi cambiamenti, da quelli di maggior impatto, a quelli in apparenza meno significativi, ha, da un lato, la funzione di costruire o di contribuire ad interpretare, per il tramite della realtà,  il mito americano moderno. Dall’altro quella di costruire un impalcatura romanzesca efficace. Che cioè sappia estrarre dalla materia prima il succo emozionale e intellettuale necessario a farlo rigenerare all’interno della coscienza del lettore.

In particolare, l’estensione dei tempi biografici (dalla prima guerra mondiale agli anni settanta) fa diventare l’incredibile storia dei fratelli Collyer, lo strumento grazie al quale poter raccontare, da un punto di vista quanto mai eccentrico, la storia americana di quasi tutto il Ventesimo secolo. Dall’età dell’oro, precedente la prima guerra mondiale, a quella del  jazz, al Proibizionismo, alla seconda guerra mondiale, agli hippy degli anni sessanta. I fratelli Collyer attraversano il secolo senza mai muoversi di casa, assumendone però tutte le trasformazioni, grazie agli sporadici rapporti con il mondo esterno, e soprattutto grazie alla follia del progetto di Langley, il maggiore dei due, di collezionare e conservare tutti i principali quotidiani del mattino e della sera, usciti ogni singolo giorno della sua vita allo scopo di classificare tutti gli avvenimenti in macrocategorie per realizzare, alla fine dell’impresa, un unico grande giornale che contenga la Matrice, le “Forme Universali di cui ogni dettaglio specifico non costituisce che un esempio“, il minimo comune multiplo che dia al lettore conto della sola informazione necessaria, senza data,  “eternamente attuale“.

Dal punto di vista della costruzione dei personaggi, Doctorow regala a Homer un destino senza dubbio più interessante di quello reale. La cecità ne fa un ragazzo, e poi un uomo, dall’animo poetico. Sensibile musicista, trova attraverso la sua arte e le sue raffinate capacità di interpretazione della realtà, a prescindere dalla vista, il modo di interagire con quelle poche figure femminili con cui è entrato in relazione. Alla fine della vita, in un precipitare straordinario, dal punto di vista emotivo, alla cecità si aggiunge una progressiva sordità (anche questo un elemento di fantasia) che lo separa definitivamente dal mondo, abbandonato nell’impalpabile incavo di un bozzolo.

Il suo unico strumento di salvezza è la scrittura. Grazie ad una macchina da scriver in Braille, è lui che ci racconta tutta la storia, la fantastica storia dei fratelli Collyer, con uno stile distaccato e lievemente ironico, che non giudica, non si stupisce mai dell’eccentrico, ma casomai delle stranezze e delle cattiverie degli altri, del mondo, che rende le stravaganti reazioni del fratello sempre ragionevoli, se non razionali, perfettamente legittime e comprensibili.

Dunque la scrittura è salvifica. La scrittura restituisce quello che la vita toglie. Migliora, smussa, la scrittura è misericordiosa e benevola. E’ utile, è il grimaldello necessario a comprendere i fatti. E’ il testimone unico e per questo prezioso, insostituibile, della storia e dei significati che nei fatti possiamo leggere.

L’altro testo di cui voglio parlare è il racconto lungo “Viaggiatore in terra” di Julien Green.

[a presto….]

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Categorie:letture, scrivere
  1. lucy calabrese
    28 agosto 2015 alle 15:55

    Quando mi capita di leggere frasi coerenti quali ‘la scrittura è salvifica’,penso: evviva,qualcuno parla la mia stessa lingua!…….e cita il romanzo in questione,allora divento ottimista.Indubbiamente la scrittura sviluppa le capacità logico-intellettive dell’individuo.Quando si chiede di mettere per iscritto qualcosa,in realà si invita ad esprimersi in un’ altra lingua.Nel momento in cui uno scrittore è riuscito a tangere col suo elaborato l’affascinante IPERURANIO dei lettori PENSANTI,allora lo si definisce ‘valido’. La scrittura,la buona scrittura,ci protegge dalla prosa antiestetica,inelegante,senza anima.

    A presto.

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