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Mia madre, di Nanni Moretti. Da due punti di vista

Capita spesso, uscendo da un cinema, che le opinioni sul film appena visto siano diverse, se non diametralmente opposte. E’ il caso di Mia madre, l’ultimo film di Nanni Moretti, che sta dividendo (non solo su questo blog) le opinioni degli spettatori.

Al titolare del blog (chi scrive) è piaciuto molto. A RdB, storico collaboratore del martedì, invece no. In questo post l’opinione di Rdb. A breve seguirà la mia. E voi che ne pensate?

Nanni Moretti, Mia madre (2015)

mia-madreChe delusione l’ultimo film di Moretti. Lento, senza scatti, poco originale, senza idee. Solo la riproposizione di un lutto che inevitabilmente colpisce gran parte dell’umanità e la storia di una regista in crisi.

Sono un estimatore di Moretti e vedere il suo film non mi ha fatto piacere. È stato come leggere un romanzo di uno scrittore che ammiri e trovarlo deludente. Come guardare la partita di calcio della squadra del cuore e trovarla imbarazzante.

Ho una tesi su Moretti. I suoi film danno il meglio quando propongono una visione ideologica, una visione del mondo. Si può essere contrari a quella visione, ma non la scordi più. “Bada come parli frate” è una parodia del romanzo italiano più letto nelle nostre scuole. “Io sono un autarchico” ed “Ecce bombo” sono l’Italia di sinistra, e non solo, degli anni Settanta, vista con tutte le contraddizioni e le comicità possibili. “Bianca” è una concezione della coppia: conservatrice, impossibile da condividere, ma che non dimentichi. “La messa è finita” è la scomparsa di un mondo che non c’è più e che non tornerà, in una fase, gli anni Ottanta, di grande cambiamento italiano. “Palombella rossa”, uno dei capolavori di Moretti, è la crisi della sinistra: l’invenzione del film intorno e dentro la partita di pallanuoto è fantastica; quando un regista proverà a farlo con una partita di calcio sarà un altro successo. “Il caimano” è uno dei pochi film che hanno avuto il coraggio di trattare il caso Berlusconi, anche se filmicamente non mi aveva convinto. “Aprile” è un piccolo gioiello che mischia un fatto privato come la nascita del figlio con le elezioni politiche, le recensioni cinematografiche e un pasticciere trotzkista nella Roma degli anni ’50. I primi due episodi di “Caro diario” restano belli a distanza di anni. L’idea di “Habemus papam” è geniale; e aver scelto e diretto Michel Piccoli è stato un capolavoro.

Quando invece Moretti si rifugia in una versione solo intimista, troppo schiacciata sull’esperienza personale, i risultati sono inferiori. Penso a “Sogni d’oro”, il primo film che Moretti sbagliò. Penso al terzo episodio di “Caro diario”, con la storia del dermatologo. Penso a “La stanza del figlio” (anche se riconosco che posso trovarmi in minoranza, dato che si tratta del più grande successo internazionale di Moretti, con la vittoria a Cannes).

La mia tesi è che Moretti sia fondamentalmente un regista e un attore grottesco, ironico, dotato di scarti fulminanti, di assoluta intelligenza, talvolta legati a una delle sue passioni, l’impegno politico, sul quale ha sempre avuto la capacità di scherzare.

“Ma qui non sto capendo niente, forse avrò sbagliato ideologia”. “Ve lo meritate Andreotti, ve lo meritate”. “Continuiamo così, facciamoci del male”. “Io penso che sarò sempre d’accordo con una minoranza”. “Trend negativo, io non parlo così”. “Le parole sono importanti”. “Chi parla male pensa male e vive male ”. “Fate a tutte l’epidurale”. “D’Alema dì una cosa di sinistra, dì almeno una cosa”. Si potrebbe continuare per molto.

La dimensione tragica non appartiene a Moretti. Come Vittorio Gassman – un gigante – che ha dato il meglio nella farsa o nelle situazioni tragicomiche, piuttosto che nella tragedia assoluta, come è la morte di una madre o di un figlio. E infatti anche in “Mia madre” le scene più belle sono gli scarti dalla realtà, il sogno della regista Margherita Buy o le scene comiche con il bravo Turturro. E una delle poche batture da ricordare si ricollega a quella capacità che Moretti ha sempre avuto di stravolgere la realtà (almeno a parole):  “Margherita, fai qualcosa di nuovo, di diverso, rompi almeno un tuo schema, uno su duecento”.

Provaci ancora Nanni. Più ideologia, più distacco dalle cose quotidiane del mondo, più sarcasmo, più cattiveria, più ironia, meno autobiografia. Speriamo tutti che prima o poi ci sorprenderai con il pasticcere trotzkista.

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  1. AC
    4 maggio 2015 alle 19:52

    non mi ha convinto per niente. Il film non decolla mai; talvolta è anche noioso.

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