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Mondo uovo: dialogo veritiero con l’uovo di Colombo

Paolo Lagazzi, Mondo uovo: dialogo veritiero con l’uovo di Colombo, 2013

[letture dal coiffeur, di MaxUtri]

mondoUovo“Bei tempi quando alla Rai si potevano ascoltare trasmissioni come Le interviste impossibili…”, mi fa la Lina mentre chino il capo di lato per facilitarle il veloce sforbiciare di punta. “Interviste immaginarie di nostri intellettuali a grandi figure del passato: che ne so, Montezuma, Fedro, Socrate intervistati da Italo Calvino, Giorgio Manganelli, Edoardo Sanguineti. E molti di questi voli di fantasia sono stati pubblicati da Bompiani, Adelphi, Rizzoli…”. “Be’, se è per questo Paolo Lagazzi ha fatto di più: ha intervistato un oggetto”, tento di sbalordirla io. “E l’oggetto è nientepopodimeno che… l’uovo di Colombo! Nel senso di Cristoforo, naturalmente”.

In effetti è proprio così: Paolo Lagazzi ha immaginato un dialogo col celebre uovo di Colombo, l’ha scritto e recitato per la Radio Vaticana, e poi l’ha racchiuso in un prezioso librino corredato dai disegni di Laura De Luca e uscito per i tipi de La vita felice.

Ora, si chiederà, cosa mai può spingere a intervistare, non solo un oggetto, ma addirittura un oggetto che non è mai esistito – se, appropriatamente, consideriamo il famoso aneddoto come una leggenda e non come un dato storico? La risposta sta nell’aneddoto stesso. Tutti lo conosciamo: da poco tornato dal suo viaggio, l’ammiraglio genovese sfida alcuni commensali scettici sul valore della sua impresa (“potevamo farla tutti…”) a far stare un uovo ritto sul tavolo. E forse molti di noi, compresi quei commensali, sono rimasti delusi dalla banalità dello stratagemma colombiano: tac!, un colpo assestato all’uovo in modo secco e deciso contro il piano del tavolo, e il problema è risolto. Quella che non è affatto banale, però, è la conclusione di Colombo: “dite che avreste potuto farlo, ma solo io l’ho fatto!”. Senza dubbio questa miscela di astuzia e humour spiega molto dell’interesse di Lagazzi per l’uovo. Ma non tutto.

A ben vedere, lo stratagemma dell’uovo di Colombo appare come la ricapitolazione in miniatura della sua stessa gigantesca impresa marinara: entrambi sono frutto di uno slancio che porta a “infrangere le pseudocertezze medievali”. L’uovo, simbolo di quell’idea di purezza e perfezione di cui a lungo si è cibato il pensiero occidentale intriso di platonismo, quell’idea che – giusto per dirne una – ha indotto Piero della Francesca a farne pendere uno “al centro di una cupola di assoluto rigore geometrico da lui dipinta con mani di arcangelo”, fa il paio col vecchio continente, troneggiante all’interno di un universo geocentrico e antropocentrico che si voleva di ispirazione divina. Tac!, un colpo secco e deciso, e la visione di un mondo cristallino e unidimensionale si sgretola per lasciar posto a un “mondo come intarsio di identità e differenze”, privo di certezze granitiche e pensieri forti. Un mondo molto più nostro.

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