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Turner, di Mike Leigh

Mike Leigh, Turner, 2015

[le letture del martedì di RdB]

turnerQuando si andava a Londra negli anni Settanta tutta la Tate Gallery era ancora nella vecchia sede, nella zona di St James’s Park, non lontano da Westminster Abbey. A venti anni incontrammo Hogarth, Reynolds, Gainsborough, Romney, Constable. Il più grande sconvolgimento fu scoprire Turner, inesistente nei musei italiani: “Snow storm: Hannibal and his Army Crossing the Alps”; “Shipping off East Cowes Headland”; “A Ship Aground”; “Hastings”; “The Dogana, San Giorgio, Citella, from the steps of the Europa; “Yacht approaching the Coast”, “Sunrise with Sea Monster”. Siamo oltre l’impressionismo, prima che l’impressionismo nascesse.

Alcuni di questi capolavori – e altri ancora (ad esempio il dipinto sopra riportato, La Fighting Teméraire rimorchiata in bacino per essere demolita, alla National Gallery) – tornano nel film di Mike Leigh. E’ un film filologico, di straordinaria ricostruzione di interni ed esterni. Sembra bizzarro parlare di ricostruzione di esterni, ma è quello che Leigh ha fatto, mostrandoceli con gli occhi di Turner. Sono esterni non realisti, quasi una contraddizione. Il film è un esercizio estetizzante, ma l’equilibrio resiste grazie alla concretezza e ai grugniti del protagonista Timothy Spall, già premiato a Cannes 2014. Un Turner anziano, che litiga, ama, lavora senza sosta, muovendosi continuamente, cercando i paesaggi migliori e arrivando a farsi legare sulla cima di un albero di una nave che attraversa un mare in tempesta.

La scena finale, con l’ultima moglie di Turner che pulisce la porta a vetri di casa, ci ha ricordato la scena iniziale di Volver di Almodovar, dove le donne puliscono le tombe dei cari estinti. Nelle due scene c’è una analoga attenzione rispettosa per il lavoro di ogni giorno, sia esso quello di una donna comune sia esso quello di un genio come Turner. Il pittore lavora indefessamente. Ma anche lui ha bisogno dell’amore, come ogni essere umano.

Il giallo è il colore di Turner. In una scena commovente il padre, già malato, fatica nel preparargli il giallo per i suoi quadri, impastando il colore con le mani. Turner gli intima di non affaticarsi ma il padre continua a lavorare. “Il sole è Dio”, urla Turner mentre muore. Non c’è sintesi più vera della sua opera.

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