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Natale in casa Latella

Natale in casa Cupiello, di Eduardo De Filippo, regia di Antonio Latella, 2014

[a teatro con MaxUtri]

natale_in_casa_cupiello_latella_-500x334È stata una gran fortuna essere riuscito ad assistere alla singolarissima e sorprendente messa in scena del capolavoro di Eduardo realizzata da Antonio Latella per il Teatro Argentina di Roma. Sorprendente, perché teatro (l’Argentina) e periodo (le vacanze di Natale) difficilmente facevano prevedere una rilettura nient’affatto convenzionale e – direi – “metafisica”. Prima di entrare nel merito di questa rilettura, vorrei sottolineare una caratteristica paradossale di questa regia: l’essere rigorosamente filologica (e dunque di grande rispetto nei confronti del testo originale) e, al contempo, di sostanziale stravolgimento.

In un palcoscenico riempito solo di una gigantesca luminosa cometa, e per il resto scarno e spoglio (una nudità che sembrerebbe alludere al fatto che la commedia è quella della vita, ed è dunque valida in tutte le epoche), all’inizio del primo atto i personaggi (tutti) si presentano davanti al pubblico in riga come soldatini, ciascuno a turno descrivendo se stesso, l’ambiente in cui compare, le battute che proferisce, sottolineando addirittura la punteggiatura di Eduardo. Le azioni vengono descritte anziché compiute, come se si stesse leggendo il testo.

Ma questo stratagemma è solo apparentemente filologico: innanzitutto perché già nel secondo atto non lo si sfrutta più, e poi perché a poco a poco si capisce che esso serve al regista per focalizzare i valori ritenuti immortali dal grande drammaturgo napoletano – in primis i valori della famiglia e della tradizione – prendendone però distanza critica e proiettandoli nella dimensione cosmica della vita, vista come una sfera dove agiscono forze contro cui volontà e propositi umani hanno ben poca presa. È nel secondo atto che comincia a prevalere tale dimensione metafisica – scettica e pessimista –, un secondo atto in cui risalta la moglie e madre, severa e disillusa, unica a rendersi conto della situazione in cui versano gli umani, in balia di forze cieche e sorde rispetto ai loro desideri, speranze, valori. Una donna che cerca di contrastare l’illusorio ottimismo del marito e di salvare caparbiamente il salvabile laddove nulla può essere salvato.

Il terzo e ultimo atto prende decisamente le distanze da Eduardo: Luca Cupiello, inutile reiteratore di una tradizione ormai vuota, giace nella culla di Betlemme offeso e stordito da un colpo apoplettico senza ritorno. È lui il Natale, è lui la personificazione di un salvatore impossibile, ignaro di un destino umano in cui i buoni sentimenti finiscono per sortire effetti nefasti e in cui nessuna sofferenza ci è risparmiata. Persino il figlio finisce per accorgersene: la sua finale riappacificazione col padre – simboleggiata dalla famosa risposta “sì, mi piace il presepe” – lo porta a un estremo atto d’amore, una specie di eutanasia: soffoca il padre con un cuscino, preferendone la morte alla rivelazione della tragicità dell’esistenza.

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Categorie:MaxUtri Tag:
  1. 6 febbraio 2015 alle 14:14

    Se ci si interroga su cosa sia l’arte questo spettacolo offre una chiara risposta. Solo un grande artista poteva riuscire a rendere omaggio a Eduardo, alla storia del teatro, all’umanità con i suoi eterni problemi con uno spettacolo emozionante, che ti tocca l’anima… E non dimentichiamo gli attori, la musica. Splendidi. Tutti.

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