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La contessa di ricotta, di Milena Agus

Milena Agus, La contessa di ricotta, 2009

[le recensioni del martedì di RdB]

da qui: http://elisabethgrate.se/image/data/forfattare/Agus-Foto-Daniella-Zedda.jpgMilena Agus ci parla di amori imperfetti, di persone che vorrebbero amare ma non ce la fanno, che trovano ostacoli, che soffrono, che sono sfortunate.

Tre sorelle vivono in tre appartamenti del palazzo di famiglia, un tempo tutto loro, oggi in gran parte venduto ad altre famiglie. La sorella al primo piano è la contessa di ricotta. La chiamano così perché non riesce a fare nulla. Quando trova un lavoro da insegnante non riesce a farlo durare; non c’è supplenza che riesca a terminare, perché gli studenti sono sempre troppi e rumorosi. La contessa di ricotta ha un figlio un po’ strano, Carlino, esuberante e anarcoide ma straordinario suonatore di pianoforte, e un marito che non appare quasi mai. La contessa di ricotta si innamora di un misterioso vicino di casa, che abita nel giardino della casa accanto, che toglie e mette la fede, che fa bei discorsi e porta Carlino in giro con la moto.

Un’altra sorella, Maddalena, fisico da pornostar, è sposata con Salvatore; Maddalena è innamoratissima di Salvatore, ma vorrebbe un figlio, che non arriva.

Al terzo piano abita la sorella maggiore, Noemi, che vive la sua storia con Elias, il nipote di una vecchia tata. Noemi ha un carattere puntuto, irritabile, testardo: è l’unica delle sorelle ancora fissata con l’idea di ricomprare gli appartamenti venduti dalla famiglia, per tornare ai bei tempi antichi, quando le sorelle possedevano tutto il palazzo.

Le sorelle si amano ma litigano ferocemente, perché Noemi non sopporta la contessa di ricotta, e Maddalena, quando la sua pancia non cresce, odia tutti. Come dice una bella battuta, le tre sorelle soffrono perché non vedono il proprio domani e “cosa te ne fai dell’oggi se non hai un domani?”.

La Agus è rodata nella descrizione della sua Cagliari, delle salite e delle discese, del quartiere Castello, del mare, della spiaggia, dell’interno selvaggio dell’isola, il tutto con colori pastello o di marina mediterranea. È una scrittura forse un po’di maniera, ma non banale.

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