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La controvita, di Philip Roth

Philip Roth, La controvita, 1986

[le letture del martedì di RdB]

rothPer una volta Roth si abbandona allo sperimentalismo letterario, scrivendo un romanzo nel romanzo, anzi più romanzi in un unico romanzo, lasciandosi andare al gioco degli scambi dei personaggi e delle loro storie. Per ogni personaggio, in particolare per i due fratelli protagonisti Nathan e Henry, inizia nel libro  “una controvita”, una nuova esistenza, innescata da scelte rischiose e dal venire meno dell’autocontrollo.

Il romanzo è diviso in cinque parti.

La prima, “Basilea”, è fulminante. Nathan Zucherman parla del fratello, Henry, che è morto durante un’operazione affrontata per non rimanere impotente, e non deludere la moglie, la giovante amante e una fascinosa donna svizzera.

La seconda parte, “Giudea”, è la migliore. Nathan va a Gerusalemme e si trova subito, come Roth ci ha raccontato tante volte, di fronte all’amore-scontro con Israele. Nathan raggiunge Henry in una comune di coloni ebrei estremisti della quale Henry ha sposato la causa, abbandonando moglie e figli negli Stati Uniti. Roth scatena lo stesso meccanismo che riapparirà in “Operazione Shylock “. Un personaggio esalta Israele, giustifica i coloni, disprezza gli arabi, presenta l’ortodossia più ebraica che c’è. Un altro fa da contro altare: Nathan ribadisce che in Occidente gli ebrei vivono benissimo, che è da pazzi lasciare la famiglia e gli Stati Uniti per andare a cacciarsi in mezzo al deserto. Siamo ai vertici dei dialoghi rothiani.

La terza parte, “In volo”, è un intermezzo, incentrato sul contrasto tra i due fratelli e sullo scontro di Nathan (non per colpa sua) con l’apparato poliziesco di Israele.

Nella quarte parte, “Gloucestershire”, avviene lo scambio di ruolo tra i personaggi. Scatta l’inversione, inizia la contro vita dei due fratelli, con la tensione che esplode (e non diciamo di più per non togliere al lettore la sorpresa di apprezzare i cambi di prospettiva introdotti da Roth). Henry non sopporta più Nathan che ha già scritto “Carnovsky”, il romanzo che l’ha portato al successo.

Nella quinta parte, “Cristianità”, Nathan Zuckerman torna al centro della scena, sembra aver trovato la serenità ma, ancora una volta, tutto cambia.

Ci sono pagine di grande livello, ma “La controvita” talvolta annaspa, un po’ come quando Calvino cerca di sorprendere il lettore con continui cambiamenti di trama, con, appunto, il romanzo nel romanzo. Alla fine forse perfino i personaggi – sia Henry, sia Maria, l’ultima fiamma di Nathan – non ne possono più di vedere la loro vita cambiare continuamente nelle pagine che lo  Zuckerman-Roth sta scrivendo.

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