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Da Guercino a Caravaggio: un tributo a Sir Denis Mahon

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[di RdB]

In qualsiasi buon liceo, sin dagli anni Settanta del Novecento, si è imparato che il barocco – l’arte del Seicento italiano – è stato vituperato dalla critica per molti secoli. Se ne ha una riconferma visitando la piccola mostra dedicata a Sir Denis Mahon (1910-2011) a Palazzo Barberini.
Mahon iniziò a comprare Guercino, Domenichino, Guido Reni e Carracci, e perfino un Caravaggio, intorno al 1930, smettendo intorno al 1960. Come commentò beffardamente in un’ intervista, i suoi acquisti fecero riscoprire pittori sottovalutati (perfino Caravaggio lo era fino agli anni Cinquanta!) ma fecero alzare i prezzi, impedendogli di allargare ulteriormente la sua collezione di 75 capolavori (da lui donata alla Galleria di Bologna e altri musei). Mahon fu al tempo stesso un grande  collezionista e un importante storico dell’arte.

La mostra di Roma mischia, con alti e bassi, opere di Guercino, Domenichino, Guido Reni, Carracci, Poussin e Caravaggio, alcune appartenute a Mahon, altre da lui riscoperte, amate o studiate. Tra i nostri preferiti vi sono La “Madonna del passero” di Guercino, con il bambino che tiene al guinzaglio l’uccellino; “Atalanta e Ippomeme di Guido Reni, un quadro straordinario, sempre ammirato a Capodimonte e che irriguardosamente consiglieremmo per la pubblicità di palestre (guardate bene il quadro prima di protestare); naturalmente “Giuditta e Oloferne” e “Bacchino malato” di Caravaggio, al quale viene pure attribuito in mostra “Il cavadenti” di Firenze (è una discussione tuttora aperta).

I soggetti che ci hanno incuriosito di più sono però i bambini dei quadri di Guercino. Non solo l’estasiato paffutello Gesù della “Madonna del passero”, ma anche gli Amori intrufolati tra Venere e Marte. Quello della Galleria Estense di Modena ci tira una freccia guardandoci negli occhi mentre quello della Dunham Massey Gallery si dimena incastrato in una rete (cfr. pure http://www.news-art.it/news/la-prossima-asta-di-dipinti-antichi-di-dorotheum.htm). Questi bambini forse non li avremmo mai ammirati se non ci fosse stato Sir Denis Mahon.

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