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Resistere non serve a niente, di Walter Siti

Walter Siti, Resistere non serve a niente, 2013

[le letture del martedì di RdB]

WALTER-SITI-ALLA-PREMIAZIONE_06_resize-400x266Bah, che dire? Prima c’è la fuoriuscita dalla periferia romana e dall’obesità di Tommaso. Poi c’è il suo divenire trader e ricchissimo. Infine c’è il disvelamento, con il ritratto di un altro bankster, molto più in alto nella gerarchia della finanza mondiale.
Furba mistura di generi. Un po’ di romanzo criminale, con descrizione di esecuzioni; un po’ di storia neorealista-pasoliniana delle periferie romane, delle loro miserie e dei loro riscatti (Tommaso è il nome del protagonista di “Una vita violenta”); un po’ di racconto autobiografico, perché Tommaso dà una mano a Walter Siti che ha problemi con l’affitto di casa; un po’ di racconto-intervista, tipo Repubblica, dell’incontro tra lo scrittore e il borgataro diventato milionario; un po’ di romanzo-inchiesta alla Saviano, dove si raccontano storie vere in forma di racconto (ma rispetto a Gomorra ci sono meno fatti accertati e molta più invenzione); un po’ di sesso per attirare il lettore; un po’ di fotografia della finanza, dei suoi marchingegni, dei meccanismi che terrebbero gli Stati nelle mani di pochi finanzieri (ci torneremo).
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Diciamo la verità. La contaminazione tra generi se la possono permettere in pochi, forse Umberto Eco, perché già in Pynchon annoia. Noi siamo per il romanzo classico, dove l’autore sparisce e ci racconta solo una storia con dei personaggi. Non ce la facciamo a sopportare la descrizione delle foto che lo scrittore Siti ha appeso alle mura di casa sua. Come se Omero ci descrivesse la capanna dove ha incontrato Ulisse o Flaubert il salotto dove ha mangiato con Madame Bovary.
La prima parte, con l’incontro-intervista di Tommaso, sembra un pezzo da quotidiano, nel quale viene riassunto il mondo dei nuovi ricchi e delle stelline televisive che vi girano intorno. Le pagine migliori sono quelle su Tommaso, sulle sue borgate, sull’uscita da un mondo di malavitosi (per entrare in un altro mondo di farabutti). È ben spiegato cosa significa essere obesi a dieci anni.
Poi c’è il salto di Tommaso nella finanza, ma a Siti interessa di più la diversità delle avventure sessuali del suo eroe con G. ed E, così differenti. Poi c’è il capitolo con la denuncia del malaffare della finanza raccontata da un figlioccio dei mafiosi (e si, i mafiosi mandano i figli a prendere i master in finanza, ma dai …).
Ci tocca sopportare le ultime sconcezze di Tommaso e poi ecco il pippone finale “sull’”oligarchia mondiale che impone le proprie regole” e “dall’Angola ci stiamo ricomprando il Portogallo pezzo per pezzo”.
Dice Siti che venuto a conoscenza di cose terribili e dovendo scegliere tra verità e giustizia (denunciare tutto alla polizia) ha scelto la prima alternativa. Ma nella descrizione del capitalismo finanziario siamo alla solita demagogia anti-banca e anti-finanza che dall’inizio della crisi nel 2007 domina su giornali e TV.
Non siamo di fronte a un’operazione alla Saviano – molti fatti, poche invenzioni – ma a un romanzo tritatutto, con un po’ di realtà e molta fiction. Le vendite hanno dato ragione a Siti ma rimaniamo dubbiosi.

[Di Resistere non serve a niente si era già parlato sul blog, precisamente qui, più o meno con gli stessi toni]

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