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Amazon Vs. Hachette: sfida all’OK Corral

reglement-de-comptes-a-ok-corral-1957-06-gAggiornamento. Secondo qualcuno i duellanti non sarebbero tre (Amazon, Hachette, gli Autori Uniti), ma ce ne sarebbe un quarto. Non è chiaro se sia coinvolto nel duello al pari degli altri tre, o se sia da considerarsi in una posizione più defilata, o addirittura in quella del giudice: il lettore.

Il lettore non può più esimersi dal prendere posizione. La querelle lo riguarda, riguarda i suoi diritti, il suo stesso futuro, la sua libertà. Come può starsene con le mani in mano, osservando la guerra come fosse uno spettacolo dato alla TV, sdraiato comodamente dal divano di casa sua? (in altri termini: come può continuare impunemente a comprare libri da Amazon, contribuendo in prima persona all’indiscriminato rafforzamento del più temibile aspirante monopolista della distribuzione libraria?)

Il lettore consapevole, il lettore informato può, anzi deve essere in grado di orientare il mercato e indurre gli attori sulla scena a cambiare il copione sulla base dei suoi comportamenti. Se “una fetta sempre maggiore di lettori decidesse di guardarsi intorno e di scegliere non solo il contenuto ma anche la modalità dei propri acquisti” e si alleassero “con editori meno altèri e più attenti ai servizi, [i lettori] reclamerebbero finalmente la centralità del loro ruolo nell’industria editoriale” (eFFe su DoppioZero: http://www.doppiozero.com/materiali/analisi/amazon-hachette-e-le-responsabilita-dei-lettori).

Personalmente sono più che convinto (senza essere un economista, ma esercitando le funzioni a) della memoria, e b) del buonsenso) che queste posizioni siano veteroideologiche e (quindi) velleitarie. Sono lecite, e magari anche condivisibili, ma solo se si accetta  l’assunto che ci si sta muovendo sull’orizzonte delle scelte individuali, soggettive, la cui efficacia è necessariamente limitata, conforme alle dimensioni ridotte del fenomeno. Non si tratta di boicottaggio, è stato detto. Non c’entra né la Nestlé né i pompelmi Jaffa o i distributori di benzina da evitare per far calare il prezzo dei carburanti. Rimane la realistica costatazione che un accorato appello di questo tipo non può che riguardare uno zero virgola della platea di lettori forti usi a leggere ebook in formato Kindle perché ne è pienamente soddisfatto o a comprare libri essendo pressoché sicuri di riceverli in due o tre giorni, senza neppure pagare le spese di spedizione (se si è clienti “Prime”, cioè pagando 10 euro all’anno).

Il mercato, purtroppo o per fortuna, si regola da solo, non perché non siano gli utenti a orientarlo, anzi. Sono loro, con le loro scelte, a fare la fortuna o il fallimento di chi gli vende un prodotto. Quello che non può fare è alterare la percezione della bontà o meno di un servizio sulla base di considerazioni altre (appunto, ideologiche, o pure fossero “semplicemente” ideali) rispetto alle uniche che possono essere messe in gioco: la bontà del servizio ricevuto, i prezzi in linea con le proprie aspettative, la bontà del prodotto. Se Amazon dovesse, per errate strategie commerciali, perdere posizioni su questi temi, ad esempio frustrando ogni oltre limite sopportabile le aspettative dell’utente che si aspetta di trovare sul suo store preferito tutti i libri che vorrebbe comprare – in questo momento almeno negli Stati Uniti non è così –  o fare trovare il cliente inondato da suggerimenti di acquisto errati, cioè non più perfettamente profilati sui suoi gusti di lettura com’è stato fino ad ora (la segnalazione è di Gino Roncaglia, su Facebook), ma sulla scelta di promuovere i libri pubblicati da Amazon stesso con il servizio di self-publishing recentemente potenziato, sulla cui qualità non vale la pena neppure stare a parlarne. Fermo restando che ognuno fa le proprie scelte includendo o escludendo altri fattori dal novero dei motivi che lo spingono a comprare in un negozio piuttosto che in un altro, o una marca piuttosto che un’altra, è questo il terreno sul quale si combatte ogni battaglia commerciale, quello della qualità del servizio e della convenienza.

Diverso è il punto di vista degli editori e diverse le domande che mi vengono in mente: che tipo di relazione vogliono avere con Amazon? Che forza contrattuale possono mettere in campo? In cosa il comportamento di Amazon è davvero peggiore di quello della distribuzione libraria tradizionale? Quali possono essere i margini di trattativa? Quali sono le strade alternative per contrastarne la forza?

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