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Lieto fine?

Si era addormentata su un fianco. Sembrava morta. Enorme, bianca, mezza sott’acqua, ma non pareva ne soffrisse.

L’hanno tirata su a forza. Si capiva benissimo che non ne aveva voglia. Ha opposto resistenza con la forze del proprio peso, dell’ingombro esagerato da vecchia matriarca che sa perfettamente quello che vuole, rimanendo perfettamente immobile, rigida, lo sguardo spento, innocente e ironico. L’hanno lasciata lì, a bagnomaria per un altro po’. Ok, va bene, sembrava dicesse, con lo sguardo tagliato dalla linea di galleggiamento, furbo e annoiato, di chi la sa più lunga: se per voi va bene, per me non c’è problema.

L’hanno imbracata come se non si reggesse più in piedi, e lei li ha lasciati fare. Senza opporre mai resistenza, senza mai collaborare. Fate voi, se proprio ci tenete.

Venivano ad omaggiarla da tutte le parti del mondo. Le si mettevano proprio di fronte, sul molo. All’asciutto. Lei li guardava con un po’ d’invidia, costretta com’era a starsene per metà a mollo e per metà al sole cocente, o esposta alle intemperie. Venivano ad ossequiarla e la sua regale indifferenza era quanto sapesse restituire. E aveva ragione, perché non c’era riguardo negli scatti dei suoi ammiratori. Venivano a spiare e a fotografare la sua sofferenza, e ne godevano, o al massimo la ignoravano, godendosi qualche raggio di sole caldo.

Quel Nick Sloane,  lui sì che era un signore. Le usava ogni cortesia, la trattava coi guanti bianchi. Ah, fosse stata più giovane. Lui sapeva come parlarle, ne riconosceva ogni diritto e la rispettava. Quando tornava a casa, dalla moglie, calava nella baia una tristezza senza rimedio. Ora Nick l’ha tirata su. E lei ne ha assecondato lo sforzo, in fondo non vedeva l’ora. Ci sono voluti pochi giorni. Uno sforzo tremendo, ma alla fine, appoggiandosi al suo braccio galante ce l’ha fatta. La prua, che per due anni non aveva fatto altro che ingurgitare acqua salata e pesci e plancton e ogni sorta di sudiciume marino, ora può tornare a respirare l’aria salmastra e assecondare il vento libero del mare.

E poi all’improvviso decide che è arrivata l’ora. Si gira piano, ma in modo deciso e irreversibile. Con una scrollata di spalle, raccogliendo le ultime forze, volta le spalle all’isola dove l’hanno tenuta incatenata per più di due anni. Lentamente, aiutata da quei ragazzi generosi e così disponibili, tenuta sottobraccio da Nick, scortata da gentilissimi rimorchiatori, un metro dopo l’altro, senza indugi né rimorsi né rimpianti. La prua al vento, si muove come sempre ha fatto, com’è scritto nel suo destino, prendendo quello che le spetta di diritto: il largo. Imponente, elegante, enorme, trionfante.

Tre, quattro giorni e arriverà in un altro porto. L’accoglieranno di nuovo con le sirene, e gli spruzzi d’acqua? Suoneranno inni, le lanceranno corone di fiori? Le faranno spazio e avanzerà fra ali di folla, di imbarcazioni più piccole e agili, ma meno nobili. Attraccherà e si riposerà fiera del suo ultimo viaggio. Si riposerà. Aspetterà che Nick venga a trovarla ancora. Si riposerà, tanto per cominciare, poi si metterà a nuovo. Ne ha proprio bisogno. Sarà una sosta breve, ha passato troppo tempo in letargo. Tutto per un inchino. Che se fosse stato per lei… Un’umiliazione da circo. Roba che nemmeno Buffalo Bill, nella sua vecchiaia triste da buffone. Ma per chi mi avevano preso? Dirà fra sé e sé, schizzando putride macchie d’olio rancido sulla superficie dell’acqua torbida del porto di Genova.

Lì sapranno come trattarmi, come si tratta una vecchia nobildonna come me. E‘ quello che pensa ora che si trova ancora in mare aperto, appena oltrepassata la Corsica, diritta e sicura, solo un po’ zoppicante. A Genova mi farò bella, e tornerò ad essere quella che sono. Una regina immortale. Ho un futuro davanti. Mi fido di lui, di Nick, mi fido di questi ragazzi così gentili. E’ bello sapere che hanno tutta questa cura di me, e viaggiare è tutto quello che so fare. E lo farò per sempre.

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