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Synecdoche, di Charlie Kaufman

Synecdoche,  di Charlie Kaufman (2008)

[le “visioni” di RdB]

hoffmanLa paura della morte, la malattia, l’amore, la gelosia, il rapporto con la moglie e le amanti, il rapporto tra un padre e la figlia, il successo di un artista, la fama, la volontà di costruire uno spettacolo indimenticabile, l’ansia di non farcela, la mania del perfezionismo, il rapporto con gli attori, il dolore per una famiglia che si disgrega, la fine.

Tutto questo è Synecdoche, la parte per il tutto: una sintesi della vita che solo scrittori come Philip Roth sanno rendere, ad esempio in “Pastorale americana”. E in più c’è Philip Seymour Hoffman in una delle sue ultime prove, prodigioso come sempre. Forse Kaufman alla fine esagera con gli scambi tra realtà e finzione, tra vita e teatro, ma resta l’impressione di avere assistito a un film di rare profondità e complessità.

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