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Auto da fé, di Elias Canetti

Elias Canetti, Auto da fé, 1935

[le letture del martedì di RdB]

canettiUno dei maggiori romanzi del Novecento, l’incredibile avventura del prof. Kien, il più grande sinologo vivente, in una città stralunata.

Kien vive in una casa dominata da una biblioteca imponente. I professori che gli scrivono sono felici di ottenere da lui una risposta, anche negativa: è sufficiente che dal luminare arrivi qualcosa di scritto, anche dopo anni. Nella vita inscalfibile di Kien entra, in punta di piedi, una governante, Terese. Prima Kien si adagia in una nuova situazione familiare; poi viene circuito. La sorpresa del riordino della biblioteca è agghiacciante. Cacciato da casa, Kien vive spostandosi da una camera all’altra delle peggiori stamberghe, con la sua pila infinita di libri sulla testa, in una città da incubo. Fino al farsesco recupero della sua casa e alla catarsi finale.

Le interpretazioni di Auto da fé sono molteplici e non in contrasto l’una con l’altra. Si tratta della descrizione dell’impossibilità della comunicazione tra esseri umani? (Claudio Magris ha sostenuto una tesi simile). O siamo di fronte a una critica feroce dell’intellettualismo? (alla fine Kien viene salvato, prima dell’esito finale, da un fratello sempre considerato un cretino ma dotato di banale buon senso). È una descrizione senza speranza dell’impossibilità di rapporto tra le classi colte e le masse? (nella sua discesa agli inferi Kien incontra una serie di trucidi personaggi). Oppure è la fotografia della crisi della società europea negli anni trenta, e quindi un’anticipazione del fascismo e del nazismo? O si tratta di un romanzo satirico? O, ancora, è una preparazione narrativa di quello che divenne “Masse e potere”, il trattato di sociologia di Canetti? (appare evidente l’ossessione di Kien per le masse). Vengono in mente le ambientazioni del cinema espressionista di qualche anno precedente: da Nosferatu Il vampiro (1922) a Metropolis (1927), fino a, soprattutto, “M , Il mostro di Dusseldorf” (1931).

In fondo l’interpretazione non è importante. Tutto funziona in questo romanzo, e non sveleremo al lettore i particolari della storia perché Auto da fé ha perfino elementi da libro giallo. Non ci sono spargimenti di sangue, ma la violenza psicologica dei rapporti umani è tale da aver indotto molti lettori a interrompere la lettura. Non vi spaventate, resistete: scoprirete un capolavoro del Novecento.

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Categorie:letture, riccardo db
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