Lei

Lei (Her), scritto e diretto da Spike Jonze, 2013

[al cinema con MaxUtri]

her-02Oscar meritato – lo dichiaro subito – Oscar per la migliore sceneggiatura originale davvero meritato. Sì perché la storia che lo spettatore vede in poco meno di due ore è credibile e pertinente.

Eccola: in un futuro che potrebbe ragionevolmente essere anche molto prossimo, un futuro in cui i computer – e in particolare i loro sistemi operativi – hanno raggiunto un grado così alto di sviluppo da permettere un’ottima interazione vocale, troviamo Theodore, il protagonista, che – per strada, in metropolitana, o sdraiato sul letto – comanda al computer di controllare la casella email, di leggergli qualche messaggio e di cancellarne altri, di scriverne e inviarne altri ancora. Tutto gestito wireless, senza tastiera e solo con l’ausilio di un auricolare, un minuscolo microfono e un cellulare nel caso si vogliano guardare eventuali immagini. Soprattutto, troviamo Theodore nel suo luogo di lavoro – basato sui computer, manco a dirlo.

Di che lavoro si tratta? Be’, assai singolare: scrivere lettere, tramite solita dettatura al computer, per conto di sconosciuti che, incapaci di farlo in proprio, si rivolgono alla ditta di cui Theodore è tra i più apprezzati elementi per corrispondere col proprio figlio, con la propria moglie, con la zia o quant’altri. Ed è così che Theodore formula lettere intrise di sentimenti profondi e intensi, espressi con uno stile appassionato e spesso commovente. Carteggi che non si riducono a un paio di scambi, ma vanno avanti per anni, decenni addirittura e, particolare di non poco conto, scritti dal computer non coi consueti font da stampa, ma come se fossero scritti a mano. Calligrafia.

Tutto questo non è il nocciolo della storia e ha solo la funzione di preparare lo spettatore a quello che potremmo definire un vero e proprio “colpo di scena”. Da questa sorta di introduzione si ricava per esempio che il protagonista, accanto alla rara capacità di “vivere” rapporti sentimentali per interposta persona – una sorta di Cyrano moltiplicato e proiettato nel futuro – ha difficoltà a vivere una vicenda sentimentale in proprio. Tutto il contesto sociale in cui la storia si svolge mostra un’umanità in crisi, afflitta da solitudine e difficoltà di rapporti interpersonali. Il paradosso in cui siamo intrappolati. Le sempre più sofisticate tecnologie informatiche che incrementano in maniera esponenziale le capacità comunicative umane si traducono in realtà in un aumento dell’incapacità a gestire relazioni affettive tra parenti, amici partner.

Questa – si dirà – è cosa risaputa, visto che sociologi e psicologi non smettono di martellarci sopra dalle colonne di giornali più o meno specializzati. Ciò che invece rappresenta un’assoluta novità è quel che vediamo capitare subito dopo a Theodore: innamorarsi di un Sistema Operativo (SO), un software di ultima generazione enormemente evoluto e appena immesso sul mercato. Innamorarsi di un SO ed essere ricambiato (ecco il punto filosoficamente interessante).

Possibile? Impossibile? Certo, se la voce con cui quotidianamente abbiamo a che fare, quella che ci consiglia il modo migliore per sistemare il disco rigido del nostro computer, ci organizza la giornata, ci ricorda gli appuntamenti, ci dà la buonanotte e ci intrattiene in caso di insonnia è la voce incredibilmente sexy di Scarlett Johansson, allora è possibilissimo. Tuttavia – battute a parte – innamorarsi davvero di un SO implica, come si vede nel film, che il SO è non solo capace di emozioni e sentimenti, ma anche di evolvere autonomamente tanto nel suo aspetto emotivo quanto in quello cognitivo. Implica in altre parole che un software sia in grado di riprodurre le funzioni e le abilità tipiche di una mente umana, sogno di quanti hanno promosso l’Intelligenza Artificiale sin dai suoi esordi. E questo è ben lungi dall’essere un’ovvia possibilità. Personalmente non penso che la mente umana sia artificialmente riproducibile in toto, anche se riconosco che non lo si possa escludere dallo scenario delle future acquisizioni scientifiche. Solo che, nel caso accadesse, saremmo costretti a rivedere buona parte del nostro attuale concetto di essere umano – con tutto quel che comporta per la nostra sfera sentimentale. Saremmo un’altra specie.

In questa misura Her si configura come un film di fantascienza. Ma, attenzione, questo non vuol dire che non ha nulla a che vedere con le nostre vite effettive: al contrario – e quanto detto sopra lo suggerisce – ha molto a che vedere. Per esempio, tutti ci siamo chiesti, almeno una volta nella vita, che cos’è l’amore, che cosa la gelosia. Ecco due brevi scambi tra Theodore e Samantha (il nome del suo SO):

– Samantha: Il cuore non è come una scatola da riempire, che si espande quanto più ami. Sono diversa da te. Questo non mi fa amarti di meno. Mi fa al contrario amarti di più.

E:

– Theodore: Parli con qualcun altro mentre noi due parliamo?
– Samantha: Sì.
– T: Stai parlando con qualcuno proprio adesso? Persone, SO, altro…
– S: Sì.
– T: Quanti altri?
– S: 8.316.
– T: Sei innamorata di qualcun altro?
– S: Perché me lo chiedi?
– T: Non lo so. Sei innamorata di qualcuno?
– S: Ho riflettuto a lungo su come dirtelo.
– T: Quanti altri?
– S: 641.

Ci riguarda o no?

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Categorie:cinema e film, MaxUtri
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