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Relativismi

1)

Simone Conte è uno dei due (l’altro è il più noto Diego Bianchi, quello di Gazebo) fantastici animatori della pagina Facebook dedicata alla Roma, Kansas City 1927. Il giorno della tragica finale di Coppa Italia ha twittato: “Una regola che se vuoi parlare delle curve ci dici quand’è l’ultima volta che sei stato in curva, poi valutiamo noi se ascoltarti”. (Twitter, http://twitter.com/SimonteCone/status/462682964028325889).

In italiano corrente: se non sai di cosa parli è meglio che te ne stai zitto. Ma esattamente che cosa si dovrebbe sapere? In risposta ad alcune critiche ricevute, sempre su Twitter Conte replica che le curve sono un mondo complesso che richiede ragionamenti complessi.
Ma è davvero così? Possibile che – al netto della sacrosanta pretesa di una complessità di ragionamento – non si possa, dall’esterno, rivendicare il diritto di piantare dei bei paletti e serenamente disporre al di qua e al di là i termini di un discorso di civiltà?

Che cosa dovrebbe essere negoziato attraverso il filtro della conoscenza? L’odio viscerale per concittadini che, nel caso dei tifosi romanisti, vivono a 200 km più a sud? L’odio razziale? La riesumazione di “ideali” nazifascisti spacciati per “valori”? L’idea di scontro sociale applicato al contesto di una partita di calcio?

2)

Dal palco del Concertone del Primo Maggio la rockstar Piero Pelù attacca il presidente del consiglio e segretario el PD Matteo Renzi definendolo giovialmente “boy-scout di Licio Gelli”, il che naturalmente suscita l’indignazione e le repliche dei fans di Renzi, che lo stesso Pelù bolla come “bastonate da camicie nere”.

La polemiche, in effetti, nei giorni successivi, trascende, facendo schierare molti dalla parte di Pelù. “Io sto con Pelù” in breve sembra diventare un meme identitario. Attaccare Renzi non si può! E’ lesa maestà! Ormai siamo in una dittatura!

Ora, definire Renzi un boy-scout di Licio Gelli mi sembra essere, senza ombra di alcun possibile dubbio, un’idiozia e una offesa che non c’entra con la politica e nemmeno con Renzi. E’ una balla, una menzogna pura e semplice. La domanda è: perciò uno può andare su un palco e davanti a centinaia di migliaia di persone può dire esattamente ciò che gli pare, insultando come gli pare il prossimo? Attaccare Renzi è legittimo e anzi doveroso, ma il modo conterà qualcosa? Il significato avrà o no più importanza del significante? O tutto è, di nuovo, relativo?

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