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Furore, di John Steinbeck

John Steinbeck, Furore, 1939

[le letture del martedì di RdB]

Alcune settimane fa su questo blog è stata ricordata l’esecuzione di “The Ghost of Tom Joad” da parte di Bruce Springsteen, in un festival di Sanremo di molti anni fa. C’era già stato Woodie Guthrie con “La ballata di Tom Joad”.  Nel 1940, John Ford aveva girato “Furore”, assegnando a Henry Fonda (non vi commuovete) la parte del protagonista del romanzo di Steinbeck.

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“Furore” è un indimenticabile quadro dell’America della Grande Depressione. La famiglia Joad viene scacciata dall’Oklahoma dalla meccanizzazione della terra. Per i grandi proprietari non è più economico dare in affitto la terra a piccoli agricoltori, data l’efficienza dei trattori moderni. Le banche rivogliono indietro i propri soldi. La casa degli Joad viene abbattuta e inizia la migrazione verso la terra promessa, la California.

La realtà si rivelerà terribile, con crudeli padroni intenti a sfruttare i lavoratori.  “Furore” è un manifesto sull’unione della famiglia, sulla speranza americana in una vita migliore, sulla centralità della donna – la signora Joad è il vero capo della famiglia – sulla volontà di non darsi mai per vinti.  Tom Joad, il figlio, organizza i lavoratori contro i tremendi padroni che cercano tra gli immigrati dall’Est quelli più poveri, per tagliare i salari. C’è la nascita del sindacalismo americano, con i padroni che vedono “rossi” e bolscevichi” da tutte le parti. I lavoratori muoiono letteralmente di fame e si organizzano sulla base di una sorta di socialismo cristiano. Bellissima l’ultima scena, con la donna che ha perso il suo bimbo e allatta un disperato affamato.

Certo il romanzo è un po’ manicheo, con i cattivi tutti una parte e i buoni tutti dall’altra. La lingua ci era sembrata spesso fiacca, senza gli sperimentalismi di, solo per fare qualche esempio, “L’urlo e il furore” (1929), “Viaggio al termine della notte” (1932), “Audafè” (1935). Nel 1940 la traduzione di Carlo Coardi aveva dovuto subire le pressioni della censura fascista. Ora Bompiani ha pubblicato una nuova traduzione, a cura di Sergio Claudio Perroni. Mario Andreose sul Sole24Ore e Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera hanno scritto che nella nuova traduzione “Furore” è un’opera diversa (e non stentiamo a crederlo). Dobbiamo tornare a leggere la storia del nostro eroe Tom Joad.

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Categorie:letture, riccardo db
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