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Braque al Gran Palais (e a Houston dal 16 febbraio all’11 maggio)

di RdB

braque18Alla fine del 1974 avevamo visto a Villa Medici una mostra su Braque (su ebay e amazon si può comprare il catalogo). Erano gli anni del ginnasio e si scopriva il centro di Roma (ancora non si andava all’estero). Cercavamo il barocco, Bernini, Borromini, la pittura umanista e rinascimentale e, naturalmente, Caravaggio. Mentre si scopriva “la Grande Bellezza”, fummo investiti dalla rivoluzione cubista (e dai giardini di Villa Medici). Poi Braque lo si è rivisto tante volte, prevalentemente in mostre di esportazione francese sul cubismo (spesso operazioni di marketing), un po’ schiacciato da Picasso. Come un grande giocatore (Maldini) schiacciato da un fuoriclasse (Van Basten) che gli fa ombra.

La mostra che si è chiusa al Grand Palais di Parigi all’inizio di gennaio ha tributato un omaggio a Georges Braque (1882 – 1963), una sorta di consacrazione di quello che è stato forse il più grande pittore francese del Novecento. La mostra è stata, come spesso accade a Parigi, una manifestazione di “Grandeur” francese, ma va bene così, con pezzi arrivati da tutto il mondo: magari avessimo anche noi una “Grandeur” italiana non dedicata al calcio o alla cucina.

braqueUna mostra, come si dice, definitiva (un’espressione “anti-popperiana”), che ha coperto tutta la produzione di Braque. Si inizia con il periodo Fauve e si passa all’invenzione del cubismo, con l’immissione dei cubi nei paesaggi, nei ritratti e nei nudi. Il cubismo viene poi declinato nella fase analitica, nelle stampe, nel cubismo sintetico. Ci sono i “papiers collés”, un’innovazione assoluta, come ha sottolineato Ada Masoero sul Sole24Ore: Braque – a 30 anni – incollava un pezzettino di carta da parati di finto legno su un foglio di disegno, e poi amalgamava il tutto con il carboncino, aggiungendo ritagli di giornale. E poi le nature morte, i nudi, le portatrici di canestri, gli interni e gli studi, le opere ispirate dalla Teogonia di Esiodo, la serie dei biliardi, gli ultimi paesaggi e gli uccelli in volo, talvolta melanconici talvolta spensierati.

Alla fine, dovendo scegliere tra 200 opere, restano negli occhi le marine Fauve – dipinte intorno ai 24 anni di età – dove la fanno da padrone il Mediterraneo, i gialli, gli arancioni, i rossi, un po’ dopo l’Impressionismo (ma non tanto lontano). E poi gli ultimi paesaggi, quando Braque aveva 75 anni, con le tele spaccate in due, una striscia di cielo e una di terra, con i celesti, i blu, gli ocra e tutte le tonalità del marrone e del verde. Non saremmo mai usciti dal Grand Palais se un custode non ci avesse cacciato, ribadendo che “l’exposition est fermée”.

Un grande sperimentatore, liberato dal confronto/scontro da Picasso e che, a proposito della rivoluzione cubista, ha scritto (ndt): Il colore venne dopo. Dovevamo creare uno spazio prima di iniziare a riempirlo … E questo fu un altro momento critico per il cubismo. Capimmo che il colore si comporta indipendentemente dalla forma. Tu metti un pochino di giallo lì, un altro al centro della tela, e tra loro si stabilisce subito un rapporto. Si può dire che il colore si comporti come la musica.

braque06

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