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Le cosmicomiche, di Italo Calvino

Italo Calvino, Le cosmicomiche, 1965

[Le letture del martedì di RdB]

calvino Secondo un giudizio condiviso, Italo Calvino sarebbe passato dai romanzi realisti, di impegno politico-sociale, ai divertissement, alla stagione dei giochi linguistici, al disincanto, a testi fantastici. Ci sarebbe la prima fase – “Il sentiero dei nidi di ragno”, “Ultimo viene il corvo”, “La formica argentina”, “La giornata di uno scrutatore”  – e, poi, la seconda fase, inaugurata con “I nostri antenati” e soprattutto con “Le cosmicomiche”. Di questa ripartizione hanno scritto tanti e probabilmente  Marco Belpoliti meglio di tutti.

Avevo letto “Le cosmicomiche” tanti anni fa e mi ero ritrovato in questa bipartizione dell’opera del nostro. Nelle “Cosmicomiche” ci sono la maestria nella scelta delle parole, il ritmo, la fantasia, lo sperimentalismo, l’uso barocco della lista (“Era composto essenzialmente di: succhi vegetali, girini di rana, bitume, lenticchie, miele d’api, cristalli d’amido, uova di storione, muffe, pollini, sostanze gelatinose, vermi, resine, pepe, sali minerali, materiale di combustione).

Però mi ero annoiato. Dove è la vita nelle storie ambientate miliardi di anni fa? Ho una visione classica – forse stantia – della letteratura. La letteratura è il fatto che per tutta la vita non puoi dimenticare Achille ed Ettore, Ulisse, Madame Bovary, Natascia, Andrej e Pierre, Anna Karenina, Raskolnikov, il capitano Achab, i ragazzi della via Paal, il Grande Gatsby, Mr Kien, il giovane Holden e il giudice Holden, Harry Angstrom, Lolita e Humbert Humbert, Herzog, il commissario Ingravallo, lo svedese di Pastorale Americana, Lucien de Rubemprè e Vautrin, perfino Renzo, Lucia e don Abbondio e, per tornare a Calvino, il Pin del Sentiero dei nidi di ragno. È un elenco chiaramente pieno di mille buchi, ma ci siamo capiti.

Certo, il barone rampante, il cavaliere inesistente, e il visconte dimezzato non si dimenticano – ma nessuno ha la forza degli eroi sopra ricordati – anche se Calvino aveva già iniziato il suo nuovo percorso non realista (il migliore resta Il barone rampante). Ma di Qfwfq, il protagonista multiforme di “Le cosmicomiche”, non ricordavo nulla appena passati un po’ di anni.

Ho riletto le Cosmicomiche e forse mi ero sbagliato. In apparenza a Calvino interessa solo il divertimento di mischiare scienza, cosmologia e comicità. Però, in fondo, Qfwfq e i suoi amici ci parlano di noi, dei temi che hanno reso famosi i personaggi dell’elenco precedente: amori, giochi, ripicche, avventure, ironie, gelosie, scherzi, tradimenti, finzioni, paure, vergogne, gioie e tristezze. Il racconto più bello è “I dinosauri”, con la parabola dei vecchi e dei giovani, dei vecchi e dei nuovi, di ciò che passa e ciò che rimane. Lo sperimentalismo raggiunge i suoi vertici in “La spirale”, dove Calvino inserisce una parte seconda tutta scritta in corsivo, una parentesi di tre pagine, spostando la scena in avanti di cinquecento milioni di anni, e raggiungendo alcuni dei vertici della sua opera.

Però il dubbio mi resta: cosa ricorderò di Qfwfq tra alcuni anni? E voi, cosa ne ricordate?

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