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Che c’è da ridere? (fenomenologia del potere: Nichi Vendola)

Al netto delle ragioni dell’interessato e del legittimo dubbio (perché solo ora, dopo tre anni?), la risata di Nichi Vendola, pur non penalmente rilevante è inequivocabilmente un segno. Una traccia, un indizio, di più: una prova. Che il potere, chiunque lo impersoni, è il Potere. E’ un insieme dove tutto si tiene, dove le differenze si assottigliano e la cooptazione reciproca è inevitabile.

I fatti: Nichi Vendola chiama al telefono l’ingegner Archinà, allora capo delle relazioni istituzionali dell’Ilva di Taranto. Lo fa sia per rassicurare il braccio destro di Riva sul suo impegno personale volto a far sì che l’Ilva non chiuda; sia, soprattutto, per commentare un video che amici gli hanno fatto vedere su YouTube, in cui l’Achinà, oggi agli arresti domiciliari, difende il suo capo dalle domande scomode di un giornalista locale in relazione alle morti di cancro nella loro città. L’intervento di Archinà è rude, plateale. E Vendola ride. Dice di avr riso per un quarto d’ora, con il suo capo di gabinetto, e ancora ride. Una risata compulsiva, impetuosa, di cuore.

Qualcuno, Davide De Luca su Il Post ha cercato di giustificare il comportamento di Vendola, fra l’altro criticando il modo con il quale Il Fatto Quotidiano, che per primo ha pubblicato sul proprio sito l’intercettazione, ha montato l’audio e il video: tagliando, cucendo, lasciando scorrere immagini inquietanti di ciminiere accompagnate da una musica drammatica e drammatizzante. Dice De Luca: esiste una copia più pulita, senza interpolazioni, che spiega meglio il contesto e quindi consente di giudicare diversamente.

Certo, la versione con montaggio ruffiano, a effetto, musica drammatica e repertorio iconico allarmistico/allarmante induce a dare un giudizio severo e scandalizzato su Nichi Vendola. Si dà il caso però che questa versione io l’abbia vista dopo la versione integrale (che è quasi uguale: stessa musica e stesse immagini, ma senza rimontaggio dell’audio). Su Facebook il link condiviso da molti utenti punta infatti su quella “pulita” (sempre ospitata sul sito del Fatto, fra l’altro). E il mio giudizio è stato identico: severo e scandalizzato. Non è la musica, né le immagini, né l’accostamento di queste alle parole vacue e divertite del governatore a scandalizzare.

Infatti la mia domanda, da subito, è stata: ma che c’è da ridere? Un giornalista (impacciato? buffo? provincialotto? non abbastanza à la page come quelli che vanno alla tivvù? chi se ne frega: un giornalista) fa una domanda a Riva, un uomo potente e cinico. Una domanda scomoda, irritante. Come le fanno i giornalisti della televisione. A questo punto si intravede il responsabile delle relazioni istituzionali, uomo di una certa età, dall’espressione granitica, furente ma dignitosamente controllato, rubare con destrezza il microfono al giornalista, piazzandoglisi poi davanti, facendo scudo con il proprio corpo al suo boss, minacciato dall’ometto che osa fargli domande indiscrete.

Fa ridere? Guardatelo. Fa ridere solo se esiste, a monte, una solidarietà, una vicinanza culturale fra chi ride (in modo sguaiato, ripetuto, irrefrenabile) e i potenti che cercano di prendersi gioco del giornalista. Una mezza tacca, fa capire Vendola al telefono, uno che si improvvisa paladino della salute, senza averne titolo, uno con la “faccia da provocatore, “senza arte né parte”. Chi sta con chi è molto chiaro. Il potere sta con il potere.

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  1. 17 novembre 2013 alle 00:48

    …”te lo dico io, che ho fatto le lotte, insomma…!” (riferito al modo sicuramente un pò naif col quale il povero giornalista tentava di ottenere risposta).

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